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Violazione Di Domicilio

100 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La Violazione di domicilio è il reato previsto dall'art. 614 del codice penale, che punisce, a querela di parte, chiunque “si introduce o si trattiene nell’abitazione altrui, o in altro luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si introduce clandestinamente o con l’inganno”. La sanzione è della reclusione da sei mesi a tre anni, ma se il fatto è commesso con violenza sulle cose o alle persone, o se il colpevole è palesemente armato, la pena è da uno a cinque anni e si procede d’ufficio (cioè anche in mancanza di querela).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione di domicilio: ricorso inutile conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e centoquaranta euro di multa inflitta a un imputato. I giudici di merito avevano accertato la sua responsabilità per i reati di violazione di domicilio e possesso ingiustificato di strumenti da scasso o chiavi alterate. Il ricorrente ha contestato la ricostruzione dei fatti e il calcolo della pena, lamentando la mancata esclusione della recidiva e l'omessa prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché la difesa si è limitata a riprodurre le medesime doglianze già respinte in appello, senza criticare in modo puntuale le motivazioni del provvedimento impugnato. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Casa disabitata ma privata: c’è violazione di domicilio
Un organizzatore di feste ha allestito un evento musicale non autorizzato all'interno della veranda privata di una casa vacanze momentaneamente disabitata. L'imputato sosteneva di ritenere lo spazio abbandonato e liberamente accessibile dalla spiaggia pubblica circostante. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violazione di domicilio. I giudici hanno chiarito che la presenza di cancelli e della veranda rende evidente la natura privata dello spazio. L'assenza temporanea dei proprietari non elimina la tutela giuridica del domicilio. Inoltre, la Corte ha negato l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta, caratterizzata da scopi di lucro e invasione massiva del luogo.
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Violazione di domicilio: la prescrizione non salva il ricorso
Un cittadino condannato per il reato di violazione di domicilio ha proposto ricorso in Cassazione. L'Imputato ha contestato la responsabilità penale e il diniego delle attenuanti generiche, sostenendo inoltre che il reato si fosse ormai estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le doglianze sull'accertamento dei fatti erano generiche e prive di reale confronto con la sentenza d'appello, mentre il rifiuto delle attenuanti risultava ampiamente motivato. La Suprema Corte ha chiarito che l'inammissibilità dell'impugnazione impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale e preclude il rilievo della prescrizione maturata dopo la pronuncia di secondo grado. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione di domicilio: quando un luogo abbandonato non lo è per la legge
Due individui sono stati condannati per violazione di domicilio dopo essere entrati nei locali di una legatoria. Essi sostenevano che il fatto fosse di lieve entità, credendo il luogo abbandonato, e che avessero mostrato collaborazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato i loro ricorsi inammissibili. Ha confermato che la violazione di domicilio non era un fatto di particolare tenuità, data l'insidiosità della condotta e i numerosi precedenti penali degli imputati. Inoltre, il motivo sulla quantificazione della pena è stato ritenuto inammissibile perché non era stato specificamente sollevato in appello. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Violazione di domicilio: androne condominiale protetto, ricorsi inammissibili
La Cassazione ha esaminato il caso di due individui condannati per violazione di domicilio aggravata dalla violenza sulle cose, per aver tentato di forzare la serratura di un portone condominiale. I ricorrenti contestavano l'acquisizione di un video senza la presenza del difensore e la qualificazione dell'androne condominiale come 'privata dimora'. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha chiarito che la mancata assistenza del difensore durante l'acquisizione urgente di prove genera nullità, da eccepire tempestivamente. Ha inoltre ribadito che l'androne e le scale di un condominio rientrano nella nozione di privata dimora, e che le scalfitture sul portone integrano la violenza sulle cose.
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Violazione di domicilio: casa in trasloco è ancora “privata dimora”?
Un individuo è stato condannato per violazione di domicilio dopo aver tentato un furto in un appartamento in fase di trasloco. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, riducendo la pena. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che un'abitazione in trasloco non costituisce "privata dimora" e contestando l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la nozione di privata dimora include anche luoghi temporaneamente in fase di trasloco, se usati per la vita privata. Ha inoltre chiarito la corretta applicazione dell'istituto della particolare tenuità del fatto.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma i limiti del patteggiamento
Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza di pena concordata (patteggiamento) che lo condannava per rapina aggravata, danneggiamento, lesioni e violazione di domicilio. Il difensore lamentava la mancata massima riduzione della pena e l'errata valutazione delle circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che, per le sentenze di patteggiamento, il ricorso è consentito solo per specifici motivi legati alla volontà dell'imputato, alla correlazione tra richiesta e sentenza, all'erronea qualificazione del fatto o all'illegalità della pena. Le contestazioni sollevate non rientravano in questi casi. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Violazione di Domicilio: Occupante Abusivo Tutelato dalla Cassazione
Un individuo è stato condannato per vari reati, inclusa la violazione di domicilio aggravata. Ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che le vittime, in quanto occupanti abusivi, non avrebbero avuto il diritto di escluderlo (ius excludendi) e quindi il reato di violazione di domicilio non si sarebbe configurato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: anche un occupante senza titolo valido può esercitare lo ius excludendi se il luogo è il suo effettivo domicilio. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Querela invalida: l’improcedibilità del reato si estende a tutti
Un Lavoratore era stato condannato per violazione di domicilio, reato riqualificato da un precedente tentato furto. Egli ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'improcedibilità del reato a causa di una querela non valida. Ha anche lamentato che la decisione favorevole ottenuta dai suoi coimputati, relativa all'invalidità della querela, non fosse stata estesa anche a lui. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che l'invalidità della querela, già riconosciuta per i coimputati, doveva estendersi al Lavoratore, rendendo il reato improcedibile. Questo vale anche se il Lavoratore aveva precedentemente accettato un concordato sulla pena.
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Rapina o Esercizio Arbitrario: La Cassazione chiarisce l’intento
Due aggressori furono condannati per rapina aggravata e violazione di domicilio. Essi entrarono nell'abitazione di una vittima, la minacciarono e sottrassero beni. Gli aggressori sostenevano di agire per recuperare un telefono rubato, qualificando l'azione come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Cassazione ha confermato le condanne, ribadendo che l'azione configurava rapina e non esercizio arbitrario, data l'intenzione di profitto ingiusto e la sottrazione di beni non correlati al presunto credito. La Corte ha chiarito la differenza tra rapina o esercizio arbitrario basandosi sull'elemento soggettivo.
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Rissa e provocazione: la Cassazione nega l’attenuante per conflitto generico
Un individuo è stato condannato per il reato di rissa. Ha presentato ricorso, sostenendo che l'episodio fosse stato scatenato da un tentativo di violazione di domicilio da parte dell'altro gruppo, chiedendo il riconoscimento della circostanza attenuante della provocazione e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che l'attenuante della provocazione è incompatibile con la rissa, a meno che non vi sia un'azione offensiva illecita e preesistente di un solo gruppo. Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che vi fosse solo una generica conflittualità preesistente, non una provocazione qualificata. Ha negato anche le attenuanti generiche, considerando la gravità della condotta e la partecipazione attiva dell'imputato, che aveva anche recuperato un'arma.
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Tentativo di Estorsione: Cassazione conferma condanne, ricorsi inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti, condannati in appello per `tentativo di estorsione` e violazione di domicilio. Gli imputati contestavano la qualificazione giuridica del fatto come tentata estorsione, sostenendo si trattasse di tentata violenza privata, e la motivazione sulla violazione di domicilio. La Suprema Corte ha ritenuto che le censure riguardassero questioni di fatto già ampiamente valutate dai giudici precedenti o fossero prive di specificità, e quindi non riesaminabili in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al risarcimento delle parti civili.
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Minacce e Domicilio: L’Inammissibilità Ricorso Penale in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Condannato, già riconosciuto colpevole di minacce aggravate e violazione di domicilio. Il Condannato contestava la sentenza d'appello per presunta mancanza di motivazione riguardo le attenuanti generiche e il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha stabilito che la valutazione sulle attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile in Cassazione, se motivato correttamente. Anche la motivazione sulla pena è stata ritenuta logica e adeguata. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna alle spese.
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Violazione di Domicilio: Condanna confermata per ingresso forzato in casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione di domicilio. L'imputato era entrato nell'abitazione della madre, convivente e titolare dello ius excludendi (diritto di escludere), contro la sua espressa volontà e con modalità anomale. I giudici hanno ritenuto che il ricorso riproponesse censure già valutate e respinte nei gradi precedenti, confermando la correttezza delle motivazioni. La decisione finale ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, ribadendo la validità della condanna per violazione di domicilio.
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Violazione di domicilio: ricorso inammissibile per tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Offender condannato per violazione di domicilio aggravata. L'Offender contestava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.) e la valutazione delle circostanze attenuanti. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo le motivazioni dei giudici precedenti complete e logiche. L'Offender dovrà pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza di una corretta valutazione della violazione di domicilio.
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Ricorso Inammissibile Patteggiamento: L’Imputato Contro la Legge
Un Imputato aveva concordato una pena (patteggiamento) per i reati di atti persecutori e violazione di domicilio. Successivamente, ha presentato ricorso contro tale sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che un ricorso contro il patteggiamento è possibile solo per motivi specifici, come vizi nella volontà dell'Imputato o illegalità della pena, e il ricorso presentato non rientrava in questi casi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Violazione di Domicilio: Ingresso Forzato e Danni, Ricorso Inammissibile
Due persone sono state condannate per violazione di domicilio con violenza sulle cose. Sono entrate nel giardino di una proprietà privata, danneggiando finestre, piatti, uno stenditoio e una zanzariera. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. I condannati hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'ingresso fosse stato consentito e i danni accidentali. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendoli generici e non confrontandosi con le motivazioni logiche della sentenza precedente. Ha confermato la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Violazione di domicilio: il pianerottolo è casa, condanna confermata
Un figlio, già allontanato dall'abitazione della madre per comportamenti violenti, ha tentato di forzare la porta dell'appartamento materno. La madre si era trasferita per paura. Il figlio sosteneva che l'androne condominiale non fosse parte del domicilio e che il suo gesto fosse un tentativo di esercizio arbitrario delle proprie ragioni per recuperare beni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione di domicilio aggravata. Ha ribadito che le pertinenze, come il pianerottolo condominiale, rientrano nella nozione di domicilio. L'uso della forza esclude la riqualificazione del reato. Il ricorso è stato rigettato.
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Violazione di domicilio: casa vuota ma reato confermato
Un uomo si è introdotto all'interno di un appartamento arredato ma temporaneamente non abitato, affidato dal proprietario a un'agenzia immobiliare per la vendita. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il delitto di violazione di domicilio. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza del reato: la tutela domiciliare permane anche se l'immobile è visitato solo saltuariamente, purché il titolare mantenga il potere di escludere terzi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso in merito alla mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, annullando la sentenza con rinvio affinché i giudici d'appello valutino con motivazione specifica l'eventuale minima gravità dell'illecito.
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Violazione di Domicilio: Il Cortile è Privata Dimora? La Cassazione Risponde
Un uomo è stato condannato per violazione di domicilio per essersi introdotto con una scala nel cortile recintato e chiuso a chiave di un'abitazione, contro la volontà della proprietaria e del nipote. L'imputato ha contestato che il cortile fosse una "privata dimora", ma la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. La Corte ha stabilito che un cortile annesso a un'abitazione rientra nella tutela legale della privata dimora, anche se il proprietario non vi risiede stabilmente, purché lo utilizzi per la vita privata. La querela può essere sporta sia dal proprietario che da chi ha la disponibilità materiale del luogo. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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