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Verosimiglianza

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il verosimile è un concetto molto controverso nella sua definizione perché mette a confronto quello che è rappresentato o raccontato con un referente, che può essere corrispondente alla realtà oppure a un insieme di accordi che accettano quella rappresentazione come coesa in se stessa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Condanna per Rapina: La Prova Penale oltre Ogni Ragionevole Dubbio
Un Lavoratore è stato condannato per rapina e aggressione, basandosi su una ricostruzione dei fatti ritenuta "verosimile" dai giudici di merito. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, nonostante la difesa avesse contestato la mancanza di prove certe sulla sottrazione del denaro e la contraddittorietà delle testimonianze. La Cassazione ha annullato la sentenza, ribadendo che la responsabilità penale richiede una prova "oltre ogni ragionevole dubbio". La mera "verosimiglianza" non è sufficiente per condannare. La sentenza di appello presentava un grave difetto di motivazione, non avendo valutato correttamente gli indizi e le prove.
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Spaccio di droga: il passato mafioso non basta per l’aggravante
Un uomo viene arrestato per aver partecipato, insieme al figlio, a una cessione di cocaina. I giudici applicano la custodia in carcere basandosi anche sull'aggravante del metodo mafioso, desunta da precedenti condanne e dalla presunta destinazione dei guadagni a una famiglia mafiosa. La Corte di Cassazione, pur confermando il coinvolgimento dell'uomo nello spaccio, annulla l'aggravante. La Corte stabilisce un principio fondamentale: per contestare l'aggravante del metodo mafioso non basta una semplice presunzione o la 'verosimiglianza' basata sul passato dell'imputato. Servono prove concrete e specifiche che dimostrino come quel singolo reato fosse finalizzato ad agevolare l'associazione criminale. La decisione sulla custodia in carcere dovrà essere rivalutata.
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Gravi indizi di colpevolezza e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di rapina aggravata ai danni di una farmacia. Il Tribunale del Riesame aveva ribaltato la decisione del GIP, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza grazie all'analisi integrale dei video di sorveglianza. La Suprema Corte ha chiarito che, in sede cautelare, non è richiesto il superamento di ogni ragionevole dubbio, essendo sufficiente un'elevata probabilità di responsabilità penale basata su elementi indiziari solidi e concordanti.
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Possesso illegale di armi: la prova della disponibilità
Un uomo viene condannato per possesso illegale di armi trovate in un magazzino di cui aveva le chiavi. La Cassazione rigetta il suo ricorso, stabilendo che la disponibilità delle chiavi e l'aver indicato agli agenti il nascondiglio dell'arma costituiscono prove sufficienti della sua colpevolezza, rendendo irrilevante la presenza di impronte digitali altrui, giudicate inutilizzabili per una comparazione.
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Concorso in spaccio: la Cassazione sulla prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna per concorso in spaccio di un soggetto trovato in un'auto con un complice e un ingente quantitativo di eroina. Secondo la Corte, la presenza dell'imputato e l'inverosimiglianza della sua versione difensiva (sosteneva di essere un passeggero ignaro) costituiscono elementi sufficienti per affermarne la responsabilità penale, senza necessità di prove di contatti telefonici precedenti.
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Onere della prova dei costi: Cassazione fa chiarezza
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia fiscale: l'onere della prova dei costi deducibili spetta interamente al contribuente. Il caso riguardava una struttura sanitaria a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione dei compensi per il collegio sindacale. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto sufficiente la 'verosimiglianza' della spesa. La Cassazione ha cassato la sentenza, precisando che per la deducibilità non basta la plausibilità, ma è necessaria la prova dell'effettiva esistenza, certezza e determinabilità del costo.
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Rivendica beni fallimento: onere della prova del terzo
Una società ha presentato un'azione di rivendica beni fallimento per tre imbarcazioni, incluse nell'attivo di un'altra società fallita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'onere di provare la proprietà spetta esclusivamente al terzo rivendicante. La Corte ha sottolineato che, in presenza di stretti legami e commistione tra la società rivendicante e quella fallita, la prova testimoniale può essere esclusa se il diritto vantato non appare verosimile, rafforzando così i rigidi requisiti probatori in materia fallimentare.
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Diritto di satira: limiti e diffamazione online
Un operatore della comunicazione, sanzionato per affissioni abusive, ha accusato pubblicamente un Comune di collusione con la mafia, invocando il diritto di satira. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10427/2024, ha confermato la condanna per diffamazione, stabilendo che il diritto di satira non può tradursi in accuse dirette e false, prive di ironia e di un fondamento di verità, chiarendone i confini rispetto alla critica e all'aggressione verbale.
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Onere della prova diffamazione: chi prova la verità?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società editrice e del suo direttore, condannati per aver diffamato un cittadino indicandolo erroneamente come indagato per un omicidio. La Corte ha ribadito che l'onere della prova diffamazione grava sul giornalista e sull'editore, i quali devono dimostrare la verità della notizia o, almeno, la sua verosimiglianza e l'attendibilità delle fonti. In questo caso, la Corte ha ritenuto insufficiente basarsi su una singola fonte non qualificata per esonerare da responsabilità.
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Reato continuato: la prova del disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza per carenza di motivazione riguardo al riconoscimento del reato continuato. La decisione sottolinea che, in presenza di reati omogenei commessi in un arco di tempo ravvicinato e con gli stessi complici, il giudice deve spiegare analiticamente perché non sia ravvisabile un'unica cornice deliberativa. L'accertamento della continuazione, infatti, avviene ex post e si basa su una valutazione induttiva di diversi indicatori.
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Movimento terra: quando serve il permesso di costruire?
Una proprietaria terriera viene condannata per abuso edilizio a seguito di un ingente movimento terra su un fondo agricolo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che un'opera di tale entità, finalizzata a livellare il terreno per renderlo più fruibile in relazione a preesistenti fabbricati, costituisce una trasformazione urbanistica permanente e necessita del permesso di costruire, non potendosi qualificare come semplice attività agricola.
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Detenzione di cocaina: quando gli indizi bastano?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo indagato per la detenzione di cocaina, per un quantitativo di 290 kg. La droga era stata trovata in un frantoio a lui in uso. La Corte ha ritenuto che, ai fini della custodia cautelare, la versione dei fatti dell'indagato fosse del tutto inverosimile e che gli indizi (quantità della sostanza, modalità di occultamento e disponibilità dei locali) fossero sufficienti a configurare un quadro di gravità indiziaria, basato su un criterio di alta probabilità logica, anche in assenza di prove dirette.
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Rivendica fallimentare e valore del bene: la decisione
In un caso di rivendica fallimentare, una società creditrice ha chiesto la restituzione di una gru. Poiché il bene era già stato venduto dalla curatela, il Tribunale aveva riconosciuto un credito basato sul prezzo di acquisto originale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società fallita su questo punto, stabilendo che il valore del credito deve essere calcolato sulla base del valore di mercato del bene al momento dell'apertura del fallimento, non sul prezzo storico. La Corte ha quindi rinviato il caso al Tribunale per una nuova e corretta determinazione del valore.
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