Un operatore della comunicazione, sanzionato per affissioni abusive, ha accusato pubblicamente un Comune di collusione con la mafia, invocando il diritto di satira. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10427/2024, ha confermato la condanna per diffamazione, stabilendo che il diritto di satira non può tradursi in accuse dirette e false, prive di ironia e di un fondamento di verità, chiarendone i confini rispetto alla critica e all'aggressione verbale.
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