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Vendita A Corpo

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Vendita in cui il prezzo è determinato in relazione all'immobile nel suo complesso e non alla sua misura esatta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Confini Contesi: Muro Reale Batte Mappa Catastale nella Vendita “a Corpo”
Un Proprietario ha avviato una causa di regolamento di confini contro i suoi vicini, sostenendo che questi avessero occupato parte del suo terreno. Il Proprietario aveva acquistato l'immobile "a corpo", cioè nello stato di fatto in cui si trovava. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la sua richiesta, stabilendo che un muro di contenimento preesistente definiva il confine. La Corte di Cassazione ha confermato, ribadendo che in una vendita "a corpo", lo stato effettivo del bene e le testimonianze prevalgono sui dati catastali per il regolamento di confini. Il ricorso è stato rigettato.
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Vizio di Misura Immobile: Cassazione Annulla Sentenza per Errore di Calcolo
L'Acquirente ha comprato un appartamento all'asta da un Ente Pubblico. Ha poi scoperto un vizio di misura immobile: la superficie reale era inferiore a quella dichiarata. L'Acquirente ha chiesto una riduzione del prezzo. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, applicando la regola della vendita a corpo e la franchigia del ventesimo, ma ha confrontato misure disomogenee (superficie netta contrattuale con superficie lorda effettiva). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha commesso un errore logico nel confronto delle misure. La sentenza è stata annullata e il caso rinviato per un nuovo esame.
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Vendita a corpo e riduzione del prezzo per superficie mancante
Una società acquista un immobile commerciale tramite una società di leasing. Il contratto indica espressamente la metratura del bene ma fissa un prezzo complessivo a corpo. In seguito alla consegna, l'acquirente scopre che l'estensione reale risulta inferiore di oltre un ventesimo rispetto a quanto dichiarato e chiede la restituzione di parte del denaro. I giudici di merito respingono la richiesta, ritenendo che la firma del contratto definitivo comporti una rinuncia tacita a contestare i metri mancanti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società utilizzatrice. I giudici supremi chiariscono che, in tema di vendita a corpo e riduzione del prezzo, l'indicazione della superficie fa scattare la tutela prevista dalla legge quando il dislivello supera il cinque per cento. La stipula del rogito non rappresenta alcuna rinuncia implicita ai diritti dell'acquirente.
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Azione di regolamento di confini: prevale il contratto
I proprietari di un'area cortilizia hanno avviato un'azione di regolamento di confini contro il vicino per far demolire un muro in cemento costruito sul loro terreno. Il vicino sosteneva che il muro rientrasse nella sua proprieta sulla base dei dati riportati nelle mappe catastali e della metratura indicata nel contratto d'acquisto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del vicino, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che, nell'azione di regolamento di confini, la planimetria allegata all'atto d'acquisto prevale sulle mappe catastali, le quali hanno solo un valore di supporto secondario. Il vicino deve restituire l'area occupata abusivamente e pagare le spese legali.
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Risoluzione del contratto preliminare tra caparra e ipoteca
Un promissario acquirente ha richiesto la risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare per presunto inadempimento del venditore, lamentando la mancata cancellazione di un'ipoteca prima del rogito e differenze sulla superficie dell'immobile. Il promittente venditore si era impegnato a estinguere il mutuo ipotecario contestualmente alla firma del contratto definitivo. Tuttavia, l'acquirente ha receduto dal contratto senza aver mai convocato il venditore davanti al notaio per la stipula. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda dell'acquirente, stabilendo che l'obbligo di liberare l'immobile da ipoteche diventa esigibile solo al rogito. Senza la convocazione notarile, non sussiste l'inadempimento del venditore. Inoltre, eventuali difformità di metratura nella vendita a corpo concedono la riduzione del prezzo ma non la risoluzione del contratto preliminare. Il venditore ha quindi diritto a trattenere la caparra confirmatoria.
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Contratto preliminare condizionato: caparra salva senza permesso
Un'impresa edile e una società immobiliare firmavano un contratto preliminare condizionato all'ottenimento del permesso di costruire per la ristrutturazione di un immobile. Il Comune rifiutava il permesso a causa dell'incertezza sui confini con un terreno vicino. Il Venditore pretendeva di trattenere la caparra confirmatoria di 160.000 euro, accusando gli acquirenti di non aver presentato un progetto idoneo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle società acquirenti. I giudici hanno stabilito che l'efficacia del contratto era subordinata al rilascio del titolo edilizio. Poiché il permesso non è stato concesso a causa dei confini incerti, la condizione non si è verificata senza colpa di nessuna delle parti. Di conseguenza, il venditore non può trattenere la caparra. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Vendita a corpo e riduzione del prezzo: casa più piccola, sconto dovuto
Un acquirente firma un preliminare per un immobile con una certa superficie. Successivamente scopre che la misura reale è inferiore di oltre un ventesimo rispetto a quella dichiarata. L'acquirente chiede quindi una diminuzione del corrispettivo. La venditrice si oppone, sostenendo che nella vendita a corpo la misura non è rilevante. La Corte di Cassazione dà ragione all'acquirente. Stabilisce che nella vendita a corpo e riduzione del prezzo, quest'ultima è un diritto automatico se la differenza di superficie è significativa. Tale diritto può essere escluso solo da una clausola contrattuale specifica e inequivocabile, assente in questo caso. La venditrice perde la causa e deve accettare la riduzione del prezzo.
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Regolamento di confini e volontà contrattuale
In un caso di regolamento di confini, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso volto a contestare l'interpretazione della volontà contrattuale operata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ribadisce che la valutazione delle prove documentali, come un tipo di frazionamento allegato a un atto di divisione, costituisce un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se logicamente motivato.
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Superficie immobile: grave inadempimento del venditore
La Corte d'Appello conferma la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita per grave inadempimento del venditore. La superficie dell'immobile, promessa in 75 mq, si è rivelata notevolmente inferiore, impedendo agli acquirenti di ottenere un mutuo. La difformità è stata ritenuta un inadempimento grave, giustificando la risoluzione del contratto anche se la vendita era prevista 'a corpo'.
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Vizi immobile: la riduzione del prezzo è legittima
Un acquirente ha ottenuto una riduzione del prezzo di acquisto di un immobile a causa dell'inutilizzabilità del posto auto pertinenziale, nonostante la vendita fosse stata conclusa "a corpo". La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che i vizi immobile di natura funzionale, che incidono sulla qualità promessa del bene, legittimano l'azione di riduzione del prezzo, prevalendo sulla clausola di vendita "a corpo" che riguarda solo le differenze quantitative.
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Vendita a corpo: quando il prezzo non cambia?
Una società immobiliare vende un immobile a un ente universitario. Nonostante la superficie finale risulti superiore alla tolleranza del 3% pattuita, la Cassazione nega il diritto a un supplemento di prezzo. La decisione si fonda sull'interpretazione del contratto come una vendita a corpo, dove il comportamento delle parti ha dimostrato la volontà di mantenere fisso il corrispettivo, rinunciando a future pretese.
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Contratto preliminare: oggetto e vendita a corpo
Una società stipula un contratto preliminare con una Pubblica Amministrazione per un vasto compendio immobiliare. L'amministrazione si rifiuta di procedere al rogito, eccependo un eccesso di potere del proprio mandatario e l'indeterminatezza dell'oggetto per discrepanze sulla superficie. La Corte di Cassazione conferma la validità del contratto, accordando l'esecuzione in forma specifica. Viene stabilito che nella vendita 'a corpo', le misure esatte sono secondarie se l'immobile è altrimenti identificabile, e che comunicazioni interne della P.A. non sono idonee a limitare un mandato formalmente conferito.
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Vendita a corpo: i dati catastali prevalgono?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che in una vendita a corpo, qualora l'immobile sia stato chiaramente identificato nel contratto attraverso i suoi dati catastali, l'acquirente non può richiedere una riduzione del prezzo per una discrepanza tra la superficie indicata e quella reale. La volontà delle parti, cristallizzata nei riferimenti catastali, assume un ruolo fondamentale e prevale sulla misurazione fisica, rendendo inapplicabile la disciplina sulla riduzione del prezzo per misura inferiore.
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Regolamento dei confini: ricorso inammissibile
Una proprietaria ha citato in giudizio il vicino per l'esatta determinazione della linea di confine tra i loro fondi. Dopo essere risultato soccombente nei primi due gradi di giudizio, il vicino ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo, tra l'altro, che il suo acquisto fosse una 'vendita a corpo'. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché privo di motivi specifici e volto a un riesame del merito. Ha inoltre chiarito che la 'vendita a corpo' è irrilevante per l'identificazione dei confini, ma attiene solo alla determinazione del prezzo.
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Evizione parziale: differenze con la vendita a corpo
Una società acquista un capannone industriale, scoprendo poi che una parte dell'area esterna venduta appartiene a terzi. La Corte di Cassazione chiarisce che si tratta di evizione parziale, disciplinata dall'art. 1480 c.c., e non di una semplice vendita a corpo con misura inferiore (art. 1538 c.c.). La sentenza impugnata viene cassata con rinvio per una nuova valutazione del danno e per l'errata declaratoria di tardività della domanda di restituzione delle somme pagate in pendenza di appello.
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