LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Vedetta

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel gergo criminale, è la persona che funge da 'palo', con il compito di sorvegliare l'area, avvisare in caso di arrivo delle forze dell'ordine e indirizzare i clienti verso lo spacciatore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio e applicazione della recidiva: quando la pena va ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per spaccio di stupefacenti organizzato in un quartiere popolare. Alcuni imputati, con il ruolo di vedette, contestavano l'entità della pena e il mancato riconoscimento del ruolo marginale. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale di tutti i partecipanti, ribadendo che il ruolo di palo non è marginale. Tuttavia, ha accolto i ricorsi di tre imputati riguardanti l'errata applicazione della recidiva e il calcolo della continuazione dei reati. I giudici di secondo grado avevano infatti applicato la recidiva basandosi solo sul casellario giudiziale, senza una motivazione critica. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente a questi punti sanzionatori, mentre le condanne per gli altri ricorrenti sono diventate definitive.
Continua »
Concorso nel reato di spaccio: basta un grido per la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una donna accusata di concorso nel reato di spaccio. La difesa sosteneva che il semplice grido "Zio!", pronunciato alla vista della polizia, fosse insufficiente a qualificarla come vedetta. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la donna, prima di lanciare l'allarme, si guardava continuamente intorno con fare sospetto. Questo comportamento coordinato dimostra una chiara partecipazione all'attività illecita del complice. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto la richiesta di applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, poiché la difesa non ha fornito prove concrete sul profitto economico effettivamente perseguito o ottenuto, limitandosi a indicare la modesta quantità di cocaina sequestrata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Sindacato di legittimità: no a sconti per la vedetta dello spaccio
Il caso riguarda un uomo condannato per spaccio di stupefacenti in quanto ritenuto la vedetta del venditore. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la propria estraneità ai fatti e chiedendo una diversa valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il sindacato di legittimità non consente di riesaminare i fatti o di rivalutare le prove testimoniali, attività riservate esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Da ‘palo’ a colpevole: il concorso nello spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato che agiva come 'vedetta' in una piazza di spaccio. Secondo i giudici, anche un ruolo apparentemente secondario integra pienamente il reato di concorso nello spaccio di droga. La sentenza stabilisce che indirizzare gli acquirenti e controllare il territorio sono contributi materiali essenziali all'attività criminale. Per questo motivo, è stata respinta la richiesta di applicare la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', poiché l'attività era organizzata e sistematica, non occasionale. La condanna a un anno e quattro mesi di reclusione è diventata quindi definitiva.
Continua »
Vedetta spaccio: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto che svolgeva il ruolo di vedetta durante un'attività di spaccio. Nonostante la difesa sostenesse l'assenza di prove dirette di cessione di stupefacenti, i giudici hanno ritenuto decisiva la testimonianza degli agenti che avevano udito il ricorrente avvisare il complice dell'arrivo della polizia. La sentenza ribadisce che il ruolo di vedetta integra pienamente il concorso nel reato di spaccio, rendendo il ricorso inammissibile poiché basato su contestazioni di fatto non proponibili in sede di legittimità.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava la brevità della partecipazione al sodalizio (meno di dieci giorni) e l'assenza di esigenze cautelari attuali, dato il tempo trascorso dai fatti. La Suprema Corte ha però stabilito che la durata dell'osservazione non è determinante per escludere il vincolo associativo se l'inserimento in un sistema criminale collaudato è provato. Inoltre, la reiterazione di reati successivi, seppur di lieve entità, giustifica il pericolo di recidiva e la necessità della massima misura restrittiva.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: il ruolo della vedetta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per spaccio di stupefacenti e favoreggiamento. Il primo deteneva cocaina per uso non personale, mentre il secondo fungeva da vedetta, tentando di disperdere la sostanza durante un controllo di polizia. La Suprema Corte ha confermato la validità delle testimonianze dei pubblici ufficiali e la legittimità del diniego delle attenuanti generiche nella loro massima estensione, data la presenza di precedenti penali specifici e la mancanza di un reale pentimento.
Continua »
Coltivazione di stupefacenti: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per tre soggetti coinvolti in una vasta coltivazione di stupefacenti in zona rurale. Gli imputati sono stati ritenuti responsabili di produzione illecita di canapa indiana e furto di energia elettrica tramite allaccio abusivo. La Suprema Corte ha chiarito che il ruolo di vedetta integra il concorso nel reato e che l'uso consapevole di un allaccio elettrico illegale configura il furto aggravato, anche se la manomissione materiale è stata compiuta da terzi.
Continua »
Esigenze cautelari: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorso, basato sulla presunta insussistenza delle esigenze cautelari e sulla richiesta di una misura meno afflittiva, è stato rigettato. La Corte ha ritenuto la decisione del Tribunale immune da vizi, sottolineando come la gravità del fatto, l'inserimento stabile dell'imputato nell'organizzazione criminale, i precedenti penali e i carichi pendenti giustifichino pienamente la detenzione, superando la presunzione di adeguatezza di misure alternative.
Continua »
Partecipazione associazione a delinquere: la prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che, per configurare la partecipazione, non sono sufficienti prove generiche come la frequentazione di altri affiliati o l'uso di appellativi amichevoli, ma è necessario un contributo causale, concreto e consapevole al sodalizio. Il caso è stato rinviato al Tribunale del riesame per una nuova valutazione, mentre sono stati ritenuti sussistenti i gravi indizi per specifici reati di spaccio.
Continua »
Concorso spaccio droga: fischio e fuga bastano?
Un individuo ricorre contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso spaccio droga, sostenendo di aver solo fischiato e di essere fuggito per paura. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il ruolo di 'vedetta', manifestato con un fischio di allarme e la fuga coordinata, costituisce piena partecipazione al reato e giustifica la misura restrittiva, anche per un soggetto incensurato.
Continua »
Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per spaccio di stupefacenti. La decisione sottolinea che la Cassazione non può rivalutare i fatti, compito riservato ai giudici di merito. È stato confermato che il ruolo di 'vedetta' costituisce piena partecipazione al reato e sono state validate le motivazioni per il diniego delle attenuanti e l'applicazione della recidiva, basate sulla pericolosità del soggetto e l'organizzazione dell'attività criminale.
Continua »
Ricorso inammissibile: genericità e onere del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in materia di stupefacenti, confermando la condanna di un imputato che fungeva da vedetta. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, considerati una mera riproposizione di censure già respinte. La Corte ribadisce che, per negare le attenuanti generiche, il giudice può basarsi solo sugli elementi ritenuti decisivi, come la gravità del fatto e la condotta successiva al reato.
Continua »