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Valutazione Recidiva

25 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Valutazione recidiva: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata contro l'applicazione dell'aggravante della recidiva. La Corte ribadisce che la valutazione recidiva non può basarsi solo sui precedenti penali, ma richiede un'analisi sostanziale della personalità e della pericolosità del reo, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva valorizzato la maggiore capacità a delinquere dimostrata dalla ricorrente.
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Valutazione recidiva: non solo precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati di droga, il quale contestava l'applicazione dell'aggravante della recidiva. La Corte ha stabilito che la valutazione recidiva non si limita a un mero conteggio dei precedenti penali, ma implica un'analisi complessiva della personalità dell'imputato, del suo vissuto delinquenziale e del contesto criminale, elementi che nel caso di specie dimostravano una maggiore pericolosità sociale e una persistente inclinazione al delitto.
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Valutazione recidiva: Cassazione e motivazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata contro la valutazione della recidiva. La Corte sottolinea che, per una corretta valutazione recidiva, non si deve guardare solo ai precedenti penali, ma anche alla condotta successiva, come la violazione di misure alternative. Questo comportamento dimostra una concreta e accresciuta pericolosità sociale, giustificando la decisione del giudice di merito.
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Valutazione recidiva: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25384/2024, dichiara inammissibile un ricorso sulla valutazione recidiva. Si ribadisce che il giudice non può basarsi solo sulla gravità o il tempo dei reati precedenti, ma deve analizzare concretamente, secondo l'art. 133 c.p., se le condanne passate indichino una persistente inclinazione al delitto che ha influito causalmente sul nuovo reato.
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Valutazione recidiva: quando è legittima? Cassazione
Un individuo condannato per furto in abitazione ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la corretta valutazione recidiva si fonda sull'analisi approfondita della 'biografia penale' dell'imputato. Se i precedenti indicano un'accresciuta pericolosità sociale e una maggiore capacità a delinquere, l'applicazione dell'aggravante è pienamente giustificata e non costituisce un mero automatismo.
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Valutazione recidiva: discrezionalità del giudice
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la condanna per truffe reiterate. La Corte ha ribadito che la determinazione della pena e la valutazione recidiva rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. La decisione è sindacabile solo in caso di motivazione illogica o arbitraria, circostanze non riscontrate nel caso di specie, dove i precedenti reati indicavano una chiara progressione criminale.
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Valutazione recidiva: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la recidiva, ritenendolo troppo generico. La Corte ribadisce che per una corretta valutazione recidiva, il giudice deve analizzare concretamente il legame tra i reati passati e quello attuale per determinare una persistente inclinazione al delitto, non potendosi limitare alla gravità dei fatti o all'arco temporale.
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Valutazione recidiva: ricorso generico è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazioni di misure preventive. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione recidiva operata dai giudici di merito, basata sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, e ha confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa della manifesta infondatezza e genericità del motivo di ricorso, che non indicava alcun elemento favorevole.
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Valutazione recidiva: quando il ricorso è inammissibile
Un imputato ricorre in Cassazione contestando la condanna per evasione e false generalità, lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche prevalenti e l'errata valutazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la ponderazione delle circostanze e la valutazione recidiva sono giudizi di merito discrezionali, non censurabili in sede di legittimità se sorretti da una motivazione logica e non arbitraria, come nel caso di specie, basata sui gravi precedenti penali dell'imputato.
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Valutazione recidiva: i criteri del giudice di merito
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato relativo a un assegno. L'ordinanza sottolinea che la valutazione della responsabilità, della recidiva e della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata. In particolare, la valutazione recidiva non è un automatismo, ma deve basarsi sulla concreta pericolosità sociale dell'imputato, desunta dai suoi precedenti specifici e dal legame con il nuovo reato.
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Valutazione recidiva: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'applicazione della recidiva. Con l'ordinanza n. 31643/2024, ha ribadito che la valutazione recidiva non può basarsi solo sulla gravità dei fatti o sul tempo trascorso, ma richiede un'analisi concreta, basata sull'art. 133 c.p., del legame tra i precedenti penali e il nuovo reato, per accertare una persistente inclinazione a delinquere.
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Valutazione recidiva: i criteri del giudice di merito
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto con strappo. Il motivo centrale era la contestazione sulla valutazione recidiva. La Corte ha confermato che la decisione dei giudici di merito era corretta, in quanto non si sono limitati a considerare la gravità del reato, ma hanno analizzato il legame tra il nuovo fatto e le condanne precedenti, ravvisando una perdurante inclinazione al delitto e una maggiore pericolosità sociale, in linea con i criteri dell'art. 133 cod. pen.
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Valutazione recidiva: i criteri della Cassazione
Un soggetto condannato per furto ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, ribadendo che la valutazione recidiva non può basarsi solo sulla gravità dei fatti o sull'arco temporale, ma richiede un'analisi concreta del legame tra il nuovo reato e le condanne precedenti, per accertare una perdurante inclinazione al delitto.
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Valutazione recidiva: i criteri della Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, ribadendo i principi per una corretta valutazione della recidiva. La Corte sottolinea che non è sufficiente considerare la gravità dei fatti o il tempo trascorso, ma è necessaria un'analisi concreta del legame tra i reati passati e quello attuale, basata sui criteri dell'art. 133 c.p., per accertare una reale e perdurante inclinazione al delitto.
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Valutazione recidiva: errore sui fatti successivi
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per furto limitatamente al riconoscimento della recidiva. I giudici hanno stabilito che la valutazione recidiva deve basarsi sulla condotta dell'imputato fino alla commissione del reato per cui si procede, e non su eventuali crimini commessi successivamente. La Corte d'Appello aveva erroneamente confermato la recidiva basandosi su due condanne successive, un criterio ritenuto illegittimo dalla Cassazione, che ha rinviato il caso per un nuovo giudizio sul punto.
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Valutazione recidiva: il potere del giudice di merito
Un individuo condannato per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza della decisione del giudice di merito. È stato ribadito che la valutazione della recidiva non è automatica, ma richiede un'analisi concreta della maggiore pericolosità del reo, basata su elementi come la sistematicità del comportamento illecito e i precedenti specifici.
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Valutazione recidiva: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per truffa. L'oggetto del contendere era la valutazione della recidiva, ma i motivi del ricorso sono stati ritenuti generici. La Corte ha stabilito che una motivazione sintetica ma esplicativa, basata su molteplici precedenti specifici dell'imputato, è sufficiente a giustificare la recidiva e a rendere inammissibile un'impugnazione vaga.
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Valutazione recidiva: Cassazione e capacità a delinquere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la corretta valutazione recidiva operata dal giudice di merito. La decisione si fonda sulla reiterazione delle condotte illecite e sulla prossimità temporale con i reati precedenti, elementi che dimostrano una persistente pericolosità sociale e una perdurante inclinazione a delinquere dell'imputato.
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Valutazione recidiva: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la decisione della Corte d'Appello. La Corte ha ribadito che la valutazione recidiva rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale deve verificare concretamente il legame tra le condanne precedenti e il nuovo reato, come previsto dall'art. 133 del codice penale. Anche la determinazione della pena, se correttamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Valutazione recidiva: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. Il motivo del ricorso, incentrato sulla valutazione recidiva, è stato ritenuto una mera riproposizione di censure già correttamente esaminate e respinte in secondo grado. La Corte ha confermato la validità della motivazione del giudice di merito, che aveva considerato i precedenti penali come indice di una perdurante inclinazione al delitto, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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