La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24835/2025, ha annullato una sentenza di merito che aveva respinto una richiesta di risarcimento danni per un sinistro stradale. La decisione si fondava sull'inattendibilità dell'unico testimone, giudicato 'eccessivamente conciso'. La Suprema Corte ha stabilito che una corretta valutazione della prova testimoniale impone al giudice un ruolo attivo: non può limitarsi a registrare passivamente le dichiarazioni, ma deve usare i suoi poteri, come porre domande a chiarimento, per sondare l'attendibilità del teste e acquisire tutte le informazioni necessarie. Criticare un testimone per non aver fornito dettagli mai richiesti costituisce una 'motivazione apparente', che vizia la sentenza.
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