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Valore Normale

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96 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Transfer pricing domestico: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5859 del 2024, ha affrontato un caso di transfer pricing domestico. Una società madre vendeva prodotti a una sua controllata a un prezzo con un ricarico molto basso, consentendo alla controllata, che godeva di agevolazioni fiscali, di registrare maggiori utili. La Corte ha stabilito che il principio del "valore normale" (art. 9 TUIR) si applica anche alle transazioni nazionali come clausola generale antielusiva. Ha rigettato il ricorso della società, affermando che spetta al contribuente dimostrare la logica economica e la congruità di prezzi inferiori a quelli di mercato, non essendo sufficiente l'interesse del gruppo a giustificare operazioni antieconomiche per la singola entità senza adeguata compensazione.
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Finanziamenti infruttiferi e transfer pricing: la Cassazione
Una società italiana aveva concesso finanziamenti infruttiferi a controllate estere. L'amministrazione finanziaria ha contestato l'operazione, applicando le norme sul transfer pricing e imputando interessi attivi tassabili calcolati al 'valore normale'. La Corte di Cassazione ha confermato che la disciplina del transfer pricing si applica anche ai finanziamenti infruttiferi, in quanto la finalità della norma è di tassare le operazioni infragruppo secondo il principio di libera concorrenza, a prescindere dalla gratuità pattuita. La Corte ha però cassato la sentenza di merito per aver determinato il tasso di interesse in base al saggio legale anziché a quello di mercato, accogliendo su questo punto il ricorso dell'Agenzia.
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Transfer pricing: il metodo CUP e il valore normale
Una sentenza della Corte di Cassazione affronta un caso di transfer pricing, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano annullato un avviso di accertamento. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato i prezzi di vendita di aeromobili tra una società italiana e la sua controllata svizzera, utilizzando il metodo del 'cost plus'. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo corretta e ben motivata la scelta dei giudici di preferire il metodo del confronto di prezzo (CUP), basato sui listini di vendita della società, quale prova del 'valore normale' delle transazioni. La controversia per un'annualità è stata dichiarata estinta per definizione agevolata.
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Transfer pricing: controllo e influenza economica
Una società è stata sanzionata dall'Agenzia Fiscale per violazioni in materia di transfer pricing relative a transazioni con una società estera. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, chiarendo che il concetto di 'controllo' ai fini del transfer pricing è più ampio di quello civilistico e include qualsiasi forma di 'influenza economica', anche solo potenziale, come i legami familiari tra i soci o i rapporti commerciali esclusivi.
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Transfer pricing domestico: quando si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8582/2025, ha confermato che la disciplina del transfer pricing domestico si applica alle transazioni tra società residenti collegate anche in assenza di un intento elusivo. La controversia riguardava la vendita di immobili a un prezzo inferiore a quello di mercato tra due società con la stessa compagine sociale. La Corte ha stabilito che il principio del 'valore normale' è un criterio generale di valutazione e che spetta al contribuente dimostrare la congruità del prezzo praticato, non all'Amministrazione finanziaria provare il vantaggio fiscale o l'elusione.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. Il caso riguardava una controversia su transfer pricing e IVA tra l'Agenzia delle Entrate e una società manifatturiera. I giudici di secondo grado avevano confermato la decisione di primo grado a favore del contribuente con una motivazione generica, limitandosi a fare riferimento alla documentazione prodotta senza analizzare le specifiche contestazioni mosse dall'Agenzia. La Cassazione ha stabilito che tale approccio costituisce una motivazione solo apparente, che non consente di comprendere l'iter logico-giuridico seguito, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Transfer pricing: onere della prova e scelta del metodo
La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di transfer pricing, confermando che spetta all'Ufficio provare che le transazioni infragruppo avvengono a prezzi non di mercato. La Corte ha validato la decisione dei giudici di merito di rigettare il metodo di calcolo proposto dal Fisco (TNMM), a causa di carenze nell'analisi, ribadendo la preferenza per metodi più diretti come il CUP (Comparable Uncontrolled Price) quando applicabili.
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Valore normale immobili: OMI e presunzioni fiscali
Una società impugnava un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione finanziaria aveva rideterminato il valore della cessione di un contratto di leasing immobiliare, ritenendo il prezzo dichiarato inferiore al valore normale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che, sebbene le quotazioni OMI da sole non bastino, in questo caso erano supportate da un solido quadro di presunzioni gravi, precise e concordanti (come una successiva rivendita a prezzo molto più alto e perizie terze). La decisione finale ha quindi validato l'accertamento fiscale, sottolineando come il complesso degli indizi proposti dall'Ufficio fosse sufficiente a dimostrare il maggior valore normale immobili.
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Transfer pricing: onere della prova e metodi OCSE
Una società italiana vendeva un prodotto a una consociata estera a un prezzo notevolmente inferiore a quello finale di rivendita, praticato da un'altra società del gruppo a un acquirente terzo dopo pochi giorni. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, ritenendola un caso di transfer pricing volto a spostare i profitti all'estero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'onere della prova spetta all'Amministrazione, ma questa può utilizzare metodi alternativi (come il prezzo di rivendita) per dimostrare la discrepanza con il valore normale, specialmente a fronte di un rapido e ingente aumento di prezzo all'interno del gruppo per la stessa merce non lavorata.
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Transfer pricing IRAP: la retroattività è legittima
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5913/2025, ha stabilito la piena legittimità dell'applicazione retroattiva delle regole sul transfer pricing IRAP. Il caso vedeva contrapposta l'Agenzia delle Entrate a una società per accertamenti relativi agli anni 2008 e 2009. La Corte ha chiarito che la Legge n. 147/2013 non ha introdotto una nuova norma, ma ha fornito un'interpretazione autentica, confermando che la disciplina sui prezzi di trasferimento si è sempre applicata ai fini IRAP, anche dopo la riforma del 2007. Di conseguenza, gli avvisi di accertamento emessi prima del 2013 sono stati ritenuti validi.
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Bilancio s.a.s.: immobile socio e valore normale
Un socio impugnava il bilancio s.a.s. perché non includeva come ricavo il valore normale di un immobile societario utilizzato da un altro socio. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che, poiché l'immobile era occupato senza titolo e la società aveva avviato un'azione legale per riottenerlo, non si trattava di un'assegnazione al socio che giustificasse l'applicazione del criterio del valore normale, ma di un'occupazione illegittima.
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Svalutazione rimanenze: la Cassazione chiarisce
Una società è stata oggetto di accertamento fiscale per due questioni: l'impropria svalutazione rimanenze di magazzino e la non deducibilità di costi da fornitori in paradisi fiscali. La Commissione Tributaria Regionale si era pronunciata contro la società sull'inventario ma a suo favore sui costi. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione su entrambi i fronti. Ha ritenuto illogico il ragionamento del giudice di secondo grado sulla svalutazione, che aveva erroneamente scartato le prove delle vendite in blocco. Ha inoltre stabilito che le prove fornite per giustificare i costi da paradisi fiscali erano insufficienti, richiedendo una dimostrazione più solida sia dell'operatività effettiva della società estera sia dell'interesse economico specifico della transazione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Transfer pricing: prova del controllo e motivazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia Fiscale in un caso di transfer pricing, confermando la decisione di merito che escludeva un rapporto di controllo tra una società italiana e la sua distributrice estera. La Corte ha ritenuto non sufficienti gli indizi forniti (partecipazioni di minoranza, commistioni di cariche) e ha giudicato la motivazione della sentenza impugnata non meramente apparente, ma logica e coerente, respingendo le censure dell'Amministrazione Finanziaria.
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Transfer pricing: la nozione di controllo per la Cassazione
Con ordinanza recente, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di transfer pricing relativo all'anno d'imposta 2015. La Corte ha stabilito che, per le annualità precedenti alla riforma del 2017, la nozione di 'controllo' tra società non va intesa come una qualsiasi potenziale influenza economica, ma come una 'stabile influenza economica' che deve essere concretamente provata dall'Amministrazione. Nel caso di specie, è stata ritenuta corretta la decisione dei giudici di merito che non avevano ravvisato elementi sufficienti a dimostrare tale influenza tra una società italiana e la sua distributrice estera.
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Assegnazione beni ai soci: onere della prova in Fisco
La Cassazione analizza un caso di presunta fittizia vendita immobiliare, qualificata dal Fisco come assegnazione beni ai soci. La Corte accoglie parzialmente il ricorso dell'Agenzia, sottolineando che il giudice di merito deve esaminare tutti i fatti decisivi, come la data certa dei contratti e la capacità reddituale dell'acquirente, per valutare la reale natura dell'operazione.
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Influenza dominante nel transfer pricing: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18072/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di transfer pricing. La Corte ha chiarito che, per l'anno d'imposta 2014, la nozione di "influenza dominante" richiede una prova concreta di stabile dipendenza economica, non essendo sufficienti meri indizi o un'interpretazione estensiva del controllo. È stato confermato che l'onere della prova grava sull'Amministrazione finanziaria e che la valutazione dei fatti operata dal giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se correttamente motivata.
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