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Uso Indebito Di Carte Di Credito

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'utilizzo illecito e non autorizzato di strumenti di pagamento elettronici altrui per prelevare denaro o fare acquisti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Uso indebito di carte di credito: prova e confisca di beni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto accusato di ricettazione e uso indebito di carte di credito, oltre alla confisca di oltre 58.000 euro in contanti. L'uomo era stato individuato tramite riprese filmate mentre utilizzava una tessera di pagamento rubata per effettuare prelievi non autorizzati. I giudici hanno inoltre rinvenuto nel suo borsello i beni acquistati illecitamente. La difesa sosteneva l'assenza della carta al momento della perquisizione e l'origine lecita del denaro sequestrato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la piena coincidenza visiva e il possesso della merce acquistata, confermando la confisca per la sproporzione evidente tra i contanti detenuti e l'assenza totale di redditi lavorativi leciti.
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Uso indebito di carte di credito: ricorso respinto e sanzione
Un cittadino è stato condannato per il reato di uso indebito di carte di credito ai sensi dell'articolo 55 del Decreto Legislativo 231 del 2007. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la motivazione della sentenza di secondo grado emessa dalla Corte di Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'imputato si è limitato a riproporre le stesse contestazioni già esaminate e respinte dai giudici di merito con argomentazioni corrette. La Cassazione non può riesaminare le valutazioni di fatto se adeguatamente motivate. Per questa ragione, la Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato l'Imputato con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Uso indebito di carte di credito: il ricorso in Cassazione fallisce
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di uso indebito di carte di credito (art. 493-ter c.p.). La difesa chiedeva la rivalutazione delle prove e l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti già analizzati nei precedenti gradi di merito. Inoltre, la richiesta sulla tenuità del fatto si limitava a riproporre argomenti già esaminati e respinti in appello. Di conseguenza, L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Uso indebito di carte di credito: ricorso e sanzione
L'Imputato è stato condannato in appello per i reati di furto e uso indebito di carte di credito. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la motivazione sulla recidiva e il giudizio di bilanciamento delle circostanze sanzionatorie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato sul primo punto e generico sul secondo, in quanto le valutazioni sulle circostanze rientrano nella discrezionalità del giudice di merito se motivate in modo coerente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità dell'imputato e condannandolo al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di credito: niente sconti per i recidivi
L'Imputato è stato condannato per l'uso indebito di carte di credito e strumenti di pagamento, per aver impiegato un bancomat altrui presso un esercizio commerciale. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il riconoscimento del testimone, la mancata acquisizione dei filmati di videosorveglianza e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la validità del riconoscimento testimoniale già svolto nelle indagini e constatato l'impossibilità di recuperare un filmato inesistente. Infine, la Suprema Corte ha escluso la lieve entità del fatto a causa dei precedenti penali dell'Imputato, confermando le spese di giudizio e la sanzione pecuniaria a suo carico.
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Uso indebito di carte di credito: basta la parola della vittima
Una collaboratrice domestica ha sottratto un cofanetto a casa del suo datore di lavoro contenente una tessera bancomat. La donna ha commesso il reato di uso indebito di carte di credito prelevando duemila euro ed effettuando un acquisto da duecento euro. I giudici di merito l'hanno condannata basandosi sulle dichiarazioni della vittima e sulle telecamere di sicurezza bancarie. La difamazione ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e la mancata considerazione di altri operai presenti in casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha ribadito che la testimonianza della vittima è sufficiente se ritenuta credibile e coerente. La collaboratrice domestica perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Uso indebito di carte di credito: ricorso generico e condanna
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Roma relativa al reato di uso indebito di carte di credito. La difesa ha lamentato la violazione di legge e il difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione perché le censure sollevate erano generiche e prive dei requisiti prescritti dal codice di procedura penale. L'atto difensivo non indicava gli elementi specifici per contestare la sentenza di merito. Per questo motivo, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di credito: ricorso generico e sanzione
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di uso indebito di carte di credito. La Corte di Appello ha confermato la responsabilità penale e il calcolo della pena per la continuazione tra più episodi contestati. L'interessato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione relativo agli aumenti di pena applicati per i singoli fatti commessi. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile: la doglianza presentata nei gradi precedenti risultava troppo generica e contestava mere ricostruzioni di fatto, precluse nel giudizio di legittimità. La decisione ha confermato integralmente la condanna inflitta e ha imposto all'autore del reato il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare per furto aggravato: carcere confermato
Tre indagati hanno compiuto una serie di furti con destrezza ai danni di quattro persone anziane, utilizzando subito dopo le carte bancomat sottratte per prelevare denaro contante. Il Tribunale del Riesame ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per uno dei presunti autori e il divieto di dimora per i due complici. La difesa ha impugnato il provvedimento sostenendo la debolezza delle prove basate sulle celle telefoniche e contestando la disparità di trattamento tra i coindagati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la custodia cautelare per furto aggravato. I giudici hanno ritenuto pienamente legittima la differenziazione delle misure per la presenza di precedenti specifici a carico del principale indagato.
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Uso indebito di carte di credito: condanna anche con danno minimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, precedentemente condannato per il reato di uso indebito di carte di credito. L'imputato lamentava la mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso è generico e non si confronta con la decisione d'appello. La gravità oggettiva e soggettiva della condotta esclude l'applicazione del beneficio, a prescindere dall'entità del danno economico subito dalla vittima. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Uso indebito di carte di credito: reato anche senza danno reale
L'Imputato è stato condannato per furto e uso indebito di carte di credito dopo aver sottratto e utilizzato una tessera di pagamento altrui. La difesa ha sostenuto l'insussistenza del reato poiché le transazioni non erano andate a buon fine, escludendo un profitto effettivo o un danno per la vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma con il semplice utilizzo non autorizzato della carta, indipendentemente dal successo dell'operazione o dal danno concreto. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Uso indebito di carte di credito: la recidiva nega gli sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione e uso indebito di carte di credito. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, evidenziando che i numerosi e recenti precedenti penali del soggetto dimostrano una spiccata capacità a delinquere e la prosecuzione di un percorso criminale. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato le censure difensive in quanto generiche, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di credito: condanna ferma e niente sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per ricettazione e uso indebito di carte di credito. La donna aveva utilizzato ripetutamente carte di pagamento altrui in diversi negozi a brevissima distanza di tempo. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle attenuanti per la lieve entità del danno. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti. Inoltre, i giudici di merito hanno legittimamente negato le attenuanti evidenziando la gravità del danno economico complessivo e i precedenti penali della ricorrente. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Uso indebito di carte di credito: quando scatta anche la truffa
Un uomo è stato condannato per aver utilizzato carte di credito contraffatte per accreditare somme sul proprio conto, facendosi poi rilasciare assegni circolari per monetizzare il profitto illecito. La difesa ha sostenuto che il reato di truffa dovesse essere assorbito da quello di uso indebito di carte di credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che si configura un concorso di reati. L'uso indebito di carte di credito e la successiva truffa ai danni della banca tramite emissione di assegni costituiscono infatti condotte autonome e distinte nel tempo, lesive sia della fede pubblica che del patrimonio dell'istituto di credito.
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Uso indebito di carte di credito: acquisti compulsivi senza sconti di pena
Due soggetti sono stati condannati per il reato di uso indebito di carte di credito in concorso tra loro. Gli imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la responsabilità penale e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Per una delle ricorrenti, i motivi erano generici e l'attenuante non era stata richiesta in appello. Per l'altro ricorrente, la Cassazione ha confermato che una serie compulsiva di acquisti esclude la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati e i condannati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Uso indebito di carte di credito: condannato chi truffa i deboli
Un uomo è stato condannato per l'uso indebito di carte di credito dopo aver convinto alcune vittime vulnerabili a consegnargli i propri bancomat con i relativi codici PIN per effettuare prelievi non autorizzati. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità delle vittime e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni della persona offesa possono fondare da sole la condanna se ritenute credibili e coerenti. Inoltre, la gravità del fatto commesso a danno di soggetti deboli giustifica pienamente il diniego delle attenuanti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di credito: incastrata dalle telecamere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per furto aggravato di un portafogli, dimenticato in una scuola, e per il successivo tentato uso indebito di carte di credito. L'imputata aveva cercato di acquistare un televisore in un supermercato usando la carta della vittima, venendo riconosciuta da una cassiera. La difesa ha proposto una ricostruzione alternativa dei fatti, ipotizzando la colpevolezza di un parente. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la Cassazione non può riesaminare i fatti o accogliere ricostruzioni basate su semplici congetture se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali.
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