La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato omicidio nei confronti di un padre che, in stato di ubriachezza, ha accoltellato il figlio dopo una banale lite. L'aggressione, avvenuta con un coltello di 27 cm e diretta verso addome e fianco, è stata ritenuta prova inequivocabile dell'intenzione di uccidere. I giudici hanno respinto la tesi della difesa, che chiedeva di derubricare il reato a lesioni aggravate. La Corte ha stabilito che la natura dell'arma, la violenza dei colpi e le zone vitali colpite dimostrano l'esistenza dell' 'animus necandi' (volontà di uccidere), anche in un contesto di forte concitazione. La morte è stata evitata solo grazie al tempestivo intervento della madre.
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