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Tuir

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238 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Principio di competenza: quando dedurre i costi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7115/2024, ha chiarito l'applicazione del principio di competenza fiscale. Un costo è deducibile solo nell'anno in cui la sua esistenza è giuridicamente certa, non nell'anno in cui viene approvato il bilancio. Nel caso esaminato, un istituto di credito aveva dedotto un costo nel 2004, ma il contratto che lo giustificava è stato stipulato solo nel 2005. La Corte ha stabilito che il costo doveva essere imputato all'esercizio 2005, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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Deduzione dei costi: la Cassazione e l’inerenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro un'associazione professionale, confermando la legittimità della deduzione dei costi per servizi esternalizzati a una società collegata. La sentenza ribadisce che, a fronte di una prova documentale sufficiente fornita dal contribuente (contratto, incarichi, fatture), spetta all'Ufficio dimostrare l'eventuale antieconomicità o l'abuso del diritto, non essendo sufficiente una generica contestazione sull'inerenza.
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Presunzione distribuzione utili: la prova del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27840/2025, ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base in caso di accertamento di maggiori redditi societari. Il ricorso di una socia, che contestava l'avviso di accertamento sul proprio reddito personale, è stato respinto. La Corte ha ribadito che spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando con fatti concreti che gli utili sono stati reinvestiti o accantonati, e non semplicemente negando di averli percepiti.
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Vendita occasionale di opere d’arte: quando è tassata?
La Corte di Cassazione ha confermato la tassazione dei proventi derivanti dalla vendita di una collezione di opere d'arte, classificando l'operazione come una vendita occasionale di natura commerciale. La Corte ha respinto il ricorso della contribuente, sottolineando che una serie coordinata di atti finalizzati a un'operazione speculativa costituisce attività commerciale imponibile, a prescindere dall'origine dei beni. Le dichiarazioni contraddittorie della parte hanno inoltre indebolito la sua posizione difensiva.
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IVA indetraibile: non è un costo deducibile IRES/IRAP
Una società si è vista negare la deducibilità, ai fini IRES e IRAP, del costo relativo all'IVA indetraibile versata per fatture soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1682/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che l'IVA indetraibile non costituisce un costo inerente all'attività d'impresa e quindi non può essere dedotto. La Corte ha sottolineato che l'IVA è un'imposta neutrale per le imprese e la sua indetraibilità, in contesti fraudolenti, non la trasforma in un onere deducibile dal reddito.
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Interessi passivi deducibili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una controversia fiscale. Il caso riguarda una società di autotrasporti accusata di aver utilizzato fatture per operazioni soggettivamente inesistenti e di aver erroneamente calcolato gli interessi passivi deducibili. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato l'avviso di accertamento, ritenendo che gli interessi attivi di mora non potessero essere inclusi nel calcolo del ROL (Risultato Operativo Lordo) per determinare il limite di deducibilità degli interessi passivi. La Corte ha ritenuto la questione meritevole di un approfondimento in pubblica udienza.
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Deducibilità sconti commerciali: la prova documentale
Un'azienda fornitrice di elettronica si è vista negare la deducibilità di sconti commerciali concessi a un cliente della grande distribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 781/2024, ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando l'accertamento fiscale. La decisione sottolinea che, per la deducibilità sconti commerciali, è indispensabile una documentazione chiara e completa che ne provi i criteri e le condizioni, altrimenti vengono considerati liberalità non deducibili. La Corte ha inoltre affrontato la questione della deducibilità di alcuni costi ai fini IRAP.
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Plusvalenza cessione azienda: calcolo e debiti
L'Agenzia delle Entrate contesta il calcolo di una plusvalenza da cessione d'azienda, sostenendo un valore maggiore. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo che la plusvalenza tassabile è la differenza tra attivo e passivo, come da contabilità. L'accollo dei debiti da parte dell'acquirente non modifica il calcolo, essendo già inclusi nel passivo.
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Deducibilità derivati: la Cassazione sui limiti
Una società di costruzioni ha contestato un avviso di accertamento che limitava la deducibilità dei costi derivanti dalla chiusura anticipata di contratti derivati di copertura. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso della società, stabilendo che la deducibilità di tali costi non è integrale ma segue le stesse regole e limiti previsti per gli interessi passivi (art. 96 TUIR), in quanto i derivati erano legati a mutui produttori di interessi. La Corte ha confermato il principio di simmetria fiscale tra l'elemento di copertura (il derivato) e l'elemento coperto (il mutuo).
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Detrazione spese sanitarie: rinvio per udienza pubblica
Un contribuente ha richiesto il rimborso per la detrazione del 19% su spese sanitarie per un familiare, pagate dalla propria assicurazione, non avendola inserita in dichiarazione. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, rilevando la novità e l'importanza della questione in assenza di precedenti specifici, ha disposto con ordinanza interlocutoria il rinvio della causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza quindi decidere nel merito.
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Deducibilità crediti: i requisiti secondo la Cassazione
Una società si è vista negare la deducibilità di perdite su crediti e di quelle derivanti da una fusione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 223/2024, ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che l'onere di provare l'inesigibilità dei crediti spetta al contribuente, che deve fornire elementi 'certi e precisi'. La Corte ha specificato che la mera valutazione di un legale non è sufficiente. Inoltre, ha chiarito i limiti alla contestabilità di irregolarità commesse dalla società incorporata prima della fusione, sottolineando l'autonomia dei periodi d'imposta.
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Coefficiente ammortamento stampi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società nautica, confermando che il corretto coefficiente ammortamento stampi per la costruzione di imbarcazioni in vetroresina è del 12,5%. La Corte ha stabilito che tali stampi vanno classificati come "impianti" e non come "attrezzature", basandosi su una risoluzione ministeriale del 1976 che prevale su interpretazioni analogiche, negando così la deducibilità di canoni di leasing calcolati su una durata inferiore a quella fiscalmente prevista.
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Deduzione costi di ricerca: la scelta è irrevocabile
Una società ha contestato un avviso di rettifica per l'indebita deduzione di costi di ricerca. Avendo optato per un ammortamento quinquennale, alla cessazione anticipata del progetto, la società ha cercato di dedurre il residuo in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta del piano di ammortamento è irrevocabile e non può essere modificata, confermando così la ripresa fiscale dell'Agenzia delle Entrate.
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Attività abituale: quando il lavoro autonomo è tassato
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per definire un'attività abituale ai fini fiscali. Nel caso esaminato, un consulente sosteneva il carattere occasionale delle sue prestazioni, ma la Corte ha confermato l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La decisione sottolinea che l'abitualità non dipende solo dal numero di prestazioni, ma dalla loro continuità, regolarità e professionalità, elementi che giustificano l'imposizione di IRPEF e IVA come reddito da lavoro autonomo.
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Esenzione fiscale IPAB: la Cassazione sui redditi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33337/2024, ha stabilito che i redditi derivanti dalla locazione di immobili da parte di un'IPAB (Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza) non beneficiano automaticamente dell'esenzione fiscale. Tale attività è considerata di natura commerciale e, pertanto, soggetta a tassazione. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva favorito l'ente, affermando che lo status di ente pubblico assistenziale non è sufficiente per escludere la commercialità dell'attività e ottenere l'esenzione fiscale IPAB.
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Accertamento induttivo: costi indeducibili
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società edile contro un accertamento induttivo. La Corte ha confermato che i costi non pagati possono essere considerati indeducibili perché non adeguatamente documentati. Inoltre, ha ritenuto legittima la deduzione parziale dei costi di un ufficio usato per più attività, qualificandola come valutazione di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Rimborso spese medico: quando è tassabile secondo la Legge
Un medico specialista ha richiesto un rimborso IRPEF per le somme ricevute per i viaggi verso ambulatori situati fuori dal suo comune di residenza, sostenendo che fossero rimborsi non tassabili. Dopo due sentenze favorevoli al professionista, l'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il rimborso spese medico per il tragitto casa-lavoro non è una trasferta, ma reddito da lavoro dipendente e, pertanto, è pienamente soggetto a tassazione.
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Deducibilità costi familiari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un imprenditore edile a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione di costi per la partecipazione agli utili del figlio non convivente. La Corte ha stabilito che la deducibilità costi familiari è in linea di principio ammissibile se il parente non rientra nell'elenco tassativo dell'art. 60 del TUIR. Tuttavia, ha cassato la decisione del giudice di merito perché il contribuente non aveva fornito prova certa e precisa del costo, ribadendo che l'onere della prova grava su chi intende dedurre il costo.
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Compensi sportivi: i requisiti per l’esenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione contributiva per i compensi sportivi dilettantistici non è automatica. Analizzando un caso tra enti previdenziali e un'associazione sportiva, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso l'esenzione in modo acritico. È stato ribadito che l'associazione deve dimostrare rigorosamente la sussistenza di tutti i requisiti, in particolare la natura non solo formalmente ma sostanzialmente dilettantistica dell'ente e l'assenza del carattere di professionalità nella prestazione del collaboratore.
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Compensi sportivi: quando sono dovuti i contributi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11196/2025, ha stabilito che i compensi sportivi dilettantistici sono soggetti a contribuzione previdenziale quando l'attività viene svolta con carattere di professionalità. Nel caso specifico, è stato rigettato il ricorso di una società sportiva, confermando che la natura continuativa e l'importo ingente dei compensi erogati agli istruttori configuravano un'attività professionale, escludendola dal regime di esenzione fiscale e contributivo previsto dall'art. 67 del TUIR.
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