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Tirapugni

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Oggetto metallico o di altro materiale duro che si impugna per rivestire le nocche della mano, con lo scopo di aumentare la capacità lesiva di un pugno. È classificato dalla legge come arma propria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: niente domiciliari se c’è mafia
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di lesioni personali e violazione di domicilio, reati aggravati dal metodo mafioso. L'indagato ha partecipato a una spedizione punitiva per conto di un clan criminale locale. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico. I giudici di legittimità hanno ribadito che, pur non sussistendo più una presunzione assoluta, la gravità dell'azione violenta, l'impiego di armi e i precedenti penali rendono la custodia in carcere l'unica misura adeguata a prevenire la reiterazione dei reati. Il ricorso è stato dunque rigettato.
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Porto abusivo di armi: il tirapugni costa caro all’imputato
L'Imputato è stato condannato a un anno di arresto per il reato di porto abusivo di armi, per aver portato con sé un tirapugni senza giustificato motivo. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il suo ricorso per genericità dei motivi. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la sentenza di primo grado mancasse di motivazione specifica e contestando le valutazioni dei giudici d'appello sulla particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sentenza di primo grado era ampiamente motivata e che le considerazioni d'appello sulla gravità del fatto erano state espresse solo in via aggiuntiva, senza inficiare la pronuncia di inammissibilità. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto abusivo di armi: tirapugni dorato costa la condanna
Un cittadino è stato fermato dalla polizia con un tirapugni dorato nel borsello. Condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di porto di oggetti atti ad offendere, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica del fatto, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle pene sostitutive. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il tirapugni è un'arma per cui non esiste licenza, configurando un'ipotesi di porto abusivo di armi. Inoltre, i numerosi precedenti penali del soggetto escludono sia la tenuità del fatto sia l'accesso a sanzioni alternative alla detenzione, data la sua persistente pericolosità sociale.
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Tirapugni: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il porto ingiustificato di un tirapugni, ribadendo che tale oggetto è un'arma propria. La decisione esclude l'applicabilità dell'attenuante della lieve entità, nonostante l'incensuratezza e la giovane età del soggetto, poiché la natura stessa dello strumento impedisce una valutazione di minima offensività. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Porto di tirapugni: la Cassazione sulla colpevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di porto di tirapugni nei confronti di un individuo, ritenendo provata la sua consapevolezza nonostante l'arma fosse in un'auto non di sua proprietà. La sentenza sottolinea come il contesto generale, definito 'grave e inquietante' (presenza di una pistola a salve e una grossa somma di denaro), sia sufficiente a dimostrare la colpevolezza e a escludere la non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Porto di tirapugni: reato e conseguenze legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il porto di tirapugni. L'ordinanza conferma che i tirapugni sono un'arma propria, la cui detenzione integra il reato previsto dall'art. 699 c.p. e non una contravvenzione minore. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, a causa della gravità del fatto e dei precedenti penali del soggetto.
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