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Terzo Datore Di Ipoteca

29 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un soggetto che offre un proprio bene in garanzia (ipoteca) per un debito altrui, senza essere personalmente il debitore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Difetto di contraddittorio: Cassazione annulla e rinvia per processo equo
Un individuo aveva ipotecato un immobile per un debito altrui. Durante la procedura esecutiva avviata da una banca, un condominio intervenne. Dopo la conversione del pignoramento e l'assegnazione delle somme, l'individuo si oppose. I giudici di merito dichiararono l'opposizione inammissibile. La Cassazione ha cassato la sentenza, rilevando un grave difetto di contraddittorio nei gradi precedenti. Ha stabilito che il principio di economia processuale non giustifica la mancata integrazione del contraddittorio se il vizio si è verificato in fasi anteriori. La Corte ha rinviato la causa al Tribunale di primo grado per un nuovo giudizio con la partecipazione di tutte le parti necessarie.
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Insinuazione al passivo del terzo datore di ipoteca: Cassazione divisa
Il caso concerne l'**insinuazione al passivo del terzo datore di ipoteca** in un fallimento. Un creditore ipotecario aveva concesso un finanziamento a una società, garantito da ipoteca sui beni di un'altra società poi fallita (il terzo datore di ipoteca). Il Tribunale aveva ammesso il credito al passivo. Il Curatore del Fallimento ha contestato, sostenendo che il creditore non fosse un creditore del fallito e dovesse partecipare solo alla distribuzione del ricavato dei beni ipotecati. La Corte di Cassazione ha rilevato un contrasto giurisprudenziale sulla questione, con due orientamenti opposti. Per la complessità e l'importanza della questione, la Corte ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, al fine di risolvere il contrasto e stabilire un principio di diritto.
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Espropriazione contro il terzo proprietario: debitore necessario
Una società creditrice avvia una procedura esecutiva immobiliare contro un terzo datore di ipoteca per recuperare un credito derivante da un mutuo concesso a una diversa società debitrice. Nel corso del giudizio, il tribunale dichiara l'estinzione della procedura esecutiva per mancata introduzione tempestiva del giudizio di merito, decisione poi confermata in appello. La creditrice ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accerta d'ufficio la nullità dell'intero procedimento: nei giudizi legati all'espropriazione contro il terzo proprietario, il debitore principale deve sempre partecipare come parte necessaria. Poiché il debitore originario era rimasto escluso dal contenzioso, la Corte cassa la sentenza impugnata e rinvia gli atti al giudice di primo grado per rifare il processo.
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Intervento senza titolo esecutivo: senza verifica no al riparto
In una procedura di espropriazione immobiliare avviata contro due terzi datori di ipoteca, una banca è intervenuta senza titolo esecutivo per incassare un credito garantito da ipoteca su un fido concesso a terzi. Il creditore procedente ha contestato il progetto di riparto per la mancata celebrazione dell'udienza di verifica del credito ex art. 499 c.p.c. La Corte di Cassazione ha accolto l'opposizione, affermando che l'**intervento senza titolo esecutivo** dei creditori ipotecari è ammissibile, ma l'effettiva partecipazione alla distribuzione richiede tassativamente la preventiva udienza di verifica. Qualora il giudice ometta di fissarla, il creditore interessato deve attivarsi tempestivamente prima dell'avvio della fase distributiva. L'inerzia del creditore comporta la sua esclusione dal riparto della somma ricavata dall'asta.
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Opposizione all’esecuzione immobiliare: salvezza e inammissibilità
Due acquirenti all'asta giudiziaria subiscono la decadenza dall'aggiudicazione e una condanna al risarcimento per non aver versato il saldo del prezzo. Entrambi avviano una opposizione all'esecuzione immobiliare. Il Tribunale rigetta le loro istanze e la controversia giunge dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità adottano due decisioni opposte. Per il primo ricorrente, la Suprema Corte annulla la pronuncia di merito e dispone la retrocessione della causa al primo giudice: il giudizio si è svolto senza citare la debitrice principale, violando il litisconsorzio necessario. Il secondo ricorso viene invece dichiarato del tutto inammissibile poiché proposto oltre il termine semestrale di legge, senza che possa qualificarsi come impugnazione incidentale collegata alla prima.
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Azione di regresso del terzo datore di ipoteca: limiti
Un comproprietario concede un'ipoteca su un immobile a garanzia di un debito altrui. A seguito dell'inadempimento del debitore principale, il creditore avvia l'espropriazione forzata e vende la casa all'asta. Il proprietario escusso promuove quindi l'azione di regresso del terzo datore di ipoteca, chiedendo la restituzione del valore reale di mercato del bene perso anziché della somma effettivamente ricavata e distribuita dalla vendita giudiziaria. La Corte di Cassazione respinge la richiesta del proprietario. I giudici stabiliscono che l'azione di regresso ha natura puramente restitutoria e non risarcitoria. Il garante ha diritto a recuperare unicamente l'importo concreto versato al creditore tramite la vendita coattiva per estinguere il debito, escludendo qualsiasi differenza legata al valore commerciale dell'immobile svenduto all'asta.
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Litisconsorzio necessario: nullo il processo senza debitore
Una banca notificava un precetto a due comproprietarie, in qualità di terze datrici di ipoteca, per il pagamento di un debito derivante da mutui concessi a un debitore principale poi fallito. Le garanti si opponevano all'esecuzione sostenendo l'estinzione del debito. La Corte d'Appello accoglieva l'opposizione, ma la Cassazione ha annullato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che nel giudizio di opposizione promosso dal terzo proprietario sussiste un litisconsorzio necessario che impone la partecipazione obbligatoria del creditore, del terzo datore e del debitore principale (o della sua curatela fallimentare). La mancata partecipazione del debitore principale rende la sentenza nulla. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale di primo grado per integrare il giudizio con tutte le parti necessarie.
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Legittimazione ad agire del socio: conti societari intoccabili
I Fideiussori, soci di una società di capitali fallita, hanno contestato il saldo di un conto corrente aziendale e richiesto la restituzione delle somme pagate in eccedenza alla Banca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la legittimazione ad agire del socio non sussiste per far valere in giudizio diritti esclusivi della società. Anche la qualità di fideiussore non attribuisce il potere di avviare azioni attive spettanti al debitore principale, ma solo di opporre eccezioni. Di conseguenza, i garanti non possono richiedere la rideterminazione del saldo del conto corrente della società. La Banca vince definitivamente la causa e i ricorrenti sono condannati a pagare le spese processuali.
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Opposizione a precetto: il garante vince ma tutto da rifare
Un Terzo Datore di Ipoteca ha proposto opposizione a precetto contro una Banca per contestare la validità di un mutuo fondiario concesso al Debitore Principale. I giudici di merito hanno rigettato l'opposizione. La Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio che il Debitore Principale non era stato chiamato a partecipare al giudizio. Trattandosi di un caso di litisconsorzio necessario, la sua assenza rende la sentenza nulla (inutiliter data). Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione impugnata e ha rinviato la causa al Tribunale di primo grado per integrare il contraddittorio.
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Insinuazione al passivo negata per l’ipoteca di un terzo
Una banca concedeva un mutuo a una società, garantito da un'ipoteca su un immobile di proprietà di un'altra azienda, poi fallita. La banca presentava domanda di insinuazione al passivo del fallimento per far valere la garanzia ipotecaria. Il Tribunale respingeva la richiesta ritenendo nulla l'ipoteca. La Cassazione, richiamando le Sezioni Unite, ha stabilito che il creditore che possiede un'ipoteca su beni del fallito a garanzia di un debito altrui non può utilizzare lo strumento dell'insinuazione al passivo, in quanto non è un creditore diretto del fallito. La sua domanda è quindi inammissibile. Il creditore deve invece intervenire direttamente nella fase di distribuzione delle somme ricavate dalla vendita del bene ipotecato. La Suprema Corte ha cassato senza rinvio il provvedimento impugnato.
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Litisconsorzio necessario: processo nullo se mancano i debitori
Un istituto di credito ha notificato un atto di precetto a una società debitrice, ai suoi fideiussori e a un ente pubblico, terzo datore di ipoteca. I fideiussori hanno proposto opposizione all'esecuzione contestando il debito, ma senza coinvolgere nel giudizio né la società debitrice principale né l'ente terzo datore. La Corte di Cassazione ha stabilito che in questi casi sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra il creditore, il debitore principale e il terzo proprietario del bene ipotecato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la nullità dei precedenti gradi di giudizio per la mancata partecipazione di tutti i soggetti obbligatori, disponendo il rinvio della causa al primo grado affinché il processo venga interamente celebrato nuovamente a contraddittorio integro.
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Notifica del ricorso per Cassazione: il foglio privato non basta
Un garante di un mutuo fondiario propone opposizione all'esecuzione contro il pignoramento immobiliare avviato dalla banca. Dopo il rigetto nei primi due gradi, propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, la notifica originaria ad alcune parti risulta nulla perché inviata a difensori di soggetti rimasti contumaci. La Suprema Corte ordina la rinnovazione della notifica entro un termine perentorio. Il ricorrente non esegue correttamente l'ordine, depositando solo una dichiarazione privata del debitore che attesta di aver ricevuto l'atto. La Corte stabilisce che la prova della notifica si fornisce solo con la relazione ufficiale o le ricevute PEC. Di conseguenza, la mancata corretta notifica del ricorso per Cassazione determina l'inammissibilità del ricorso, con condanna del ricorrente alle spese.
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Interruzione Prescrizione: la Difesa in Causa Salva il Credito
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sull'interruzione della prescrizione di un debito. Alcuni garanti di un mutuo sostenevano che il debito fosse estinto per il decorso del tempo. Tuttavia, la società creditrice ha dimostrato che la banca originaria si era difesa in un precedente giudizio avviato contro di essa. Secondo la Corte, la comparsa di costituzione, con cui il creditore si difende e chiede il rigetto delle pretese avversarie, è un atto valido per l'interruzione della prescrizione. Anche se quel processo si è poi estinto, l'effetto interruttivo si è prodotto, facendo ripartire il conteggio del tempo. Di conseguenza, il debito non era prescritto e i garanti hanno perso la causa.
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Ipoteca per Debito Altrui: la Banca Sbaglia, il Fallimento Vince
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite affronta il caso di una banca titolare di un'ipoteca su un immobile di un'azienda poi fallita. La garanzia, però, non copriva un debito dell'azienda stessa, ma di un terzo soggetto. La Corte stabilisce un principio fondamentale sull'ipoteca per debito altrui nel fallimento: il creditore non può usare la procedura di insinuazione al passivo. La via corretta è intervenire nella fase successiva, quella della distribuzione del ricavato dalla vendita del bene. In questa sede, il creditore può chiedere la sua parte e, se negata, contestare il piano di riparto. La decisione, quindi, dà ragione al Fallimento, indicando alla Banca la procedura corretta da seguire, che è successiva e diversa da quella inizialmente intrapresa.
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Opposizione all’esecuzione: erede lotta per la casa data in garanzia
Un erede ha presentato opposizione all'esecuzione contro la procedura di pignoramento avviata da una società creditrice su un immobile ricevuto in eredità. L'immobile era stato originariamente offerto come garanzia (ipoteca) da un suo familiare per un mutuo concesso a una società terza. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto l'opposizione, ritenendo legittima l'azione del creditore. L'erede ha quindi fatto ricorso alla Corte di Cassazione per contestare queste decisioni. Con una ordinanza interlocutoria, la Corte ha semplicemente rinviato la trattazione del caso a una data successiva, senza ancora decidere nel merito della questione.
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Mutuo Fondiario: Precetto Senza Contratto, la Garante Perde
Una persona che aveva garantito con il proprio immobile un mutuo fondiario altrui si oppone all'azione di pignoramento della banca. Il motivo era la mancata ricezione del contratto di mutuo (titolo esecutivo) prima dell'atto di precetto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di credito fondiario, la legge prevede un'eccezione. La banca non è obbligata a effettuare la notifica titolo esecutivo mutuo fondiario né al debitore principale né al garante. Questa regola speciale accelera il recupero del credito. Di conseguenza, la Corte ha respinto il ricorso della garante, che ha perso la causa.
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Esenzione imposta ipotecaria: l’Agenzia è Stato?
Una società immobiliare ha richiesto il rimborso dell'imposta ipotecaria versata per una garanzia su un debito fiscale di terzi verso l'Agenzia delle Entrate. Sostenendo che la formalità fosse nell'interesse dello Stato, ha invocato l'esenzione fiscale. La Corte di Cassazione, rilevando un caso analogo già pendente, ha rinviato la causa a nuovo ruolo per garantire una valutazione giuridica omogenea sulla questione se l'Agenzia delle Entrate possa essere considerata 'Stato' ai fini di tale esenzione.
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Terzo datore di ipoteca: no all’insinuazione al passivo
La Corte di Cassazione, conformandosi a una recente sentenza delle Sezioni Unite, ha stabilito che il creditore il cui credito è garantito da un'ipoteca concessa da un soggetto poi fallito (il cosiddetto terzo datore di ipoteca) per un debito altrui, non può utilizzare la procedura di insinuazione al passivo fallimentare. Tale creditore non è considerato un creditore diretto del fallito e deve, invece, intervenire nella fase di ripartizione dell'attivo per soddisfare il proprio diritto sui beni ipotecati. La Corte ha quindi cassato senza rinvio il decreto del Tribunale che aveva ammesso, seppur parzialmente, il credito.
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Terzo datore di ipoteca: no al passivo fallimentare
Una società finanziaria, creditrice garantita da ipoteca su un bene di un'azienda fallita per un debito di un terzo, si è vista negare l'ammissione al passivo. La Corte di Cassazione, confermando un orientamento delle Sezioni Unite, ha stabilito che il creditore del terzo datore di ipoteca non può usare la procedura di verificazione del passivo, ma deve intervenire in fase di ripartizione del ricavato dalla vendita del bene per far valere la sua garanzia reale.
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Credito garantito da terzo: no al passivo fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26557/2024, ha stabilito che il titolare di un credito garantito da terzo tramite ipoteca su un bene poi confluito in un fallimento, non può utilizzare la procedura di verificazione del passivo. La Corte ha chiarito che tale creditore non è un diretto creditore del fallito e deve, invece, intervenire nella fase di ripartizione del ricavato dalla vendita del bene per far valere la propria garanzia reale.
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