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Termini Per Il Ricorso In Cassazione

12 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Scadenze violate e rigetto nei termini per il ricorso in Cassazione
Un cittadino straniero ha richiesto il riconoscimento dello status di rifugiato e la protezione sussidiaria o umanitaria. La Corte di Appello ha respinto l'istanza con sentenza pubblicata a luglio 2018. Il richiedente ha presentato ricorso alla Suprema Corte oltre la scadenza dei sei mesi previsti dalla legge, calcolando la sospensione feriale estiva. La notifica via posta elettronica certificata è avvenuta quattro giorni dopo il termine ultimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per mancato rispetto dei termini per il ricorso in Cassazione. Il Ministero dell'Interno non si è costituito in giudizio. Il ricorrente ha subito il rigetto definitivo della domanda e la condanna al raddoppio del contributo unificato.
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Termini per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Un imputato ha impugnato una sentenza penale di secondo grado oltre la scadenza di legge. La Corte di appello aveva fissato in trenta giorni il termine per redigere le motivazioni. Di conseguenza, la difesa doveva depositare l'atto entro i successivi quarantacinque giorni. Il deposito è avvenuto con un solo giorno di ritardo rispetto alla scadenza perentoria. La Corte di Cassazione ha applicato la procedura rapida e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Il mancato rispetto dei termini per il ricorso in Cassazione comporta conseguenze definitive sulla decisione impugnata. I giudici hanno respinto l'atto e condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Termini per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Tre imputati hanno presentato ricorso contro la sentenza emessa dalla Corte di Appello. La pronuncia di secondo grado aveva fissato in sessanta giorni il tempo per il deposito delle motivazioni. Il giudice ha depositato la sentenza nei tempi previsti dalla legge. Gli imputati non dovevano ricevere alcuna notifica formale, poiché risultavano presenti o regolarmente dichiarati assenti alla lettura del dispositivo. I termini per il ricorso in Cassazione sono dunque scaduti senza che l'atto venisse tempestivamente depositato. La difesa ha depositato l'impugnazione con diverse settimane di ritardo rispetto alla scadenza legale. I Giudici di legittimità hanno pertanto dichiarato i ricorsi inammissibili per tardività, condannando ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Termini per il ricorso in Cassazione: un ritardo blocca la difesa
Un cittadino si è opposto alla decisione dei giudici territoriali che avevano disposto la sua consegna a uno Stato estero in esecuzione di un mandato di arresto. L'interessato e il suo legale hanno presentato un'impugnazione alla Suprema Corte per bloccare il provvedimento. Tuttavia, il deposito dell'atto è avvenuto oltre i quindici giorni stabiliti dalla legge dalla notifica della sentenza. La Corte di Cassazione ha chiarito che i termini per il ricorso in Cassazione hanno natura perentoria e non possono essere superati. Conseguentemente, i giudici hanno dichiarato inammissibile la richiesta per tardività. L'interessato è stato quindi condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando l'esecutività della decisione precedente.
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Termini per il ricorso in Cassazione: ricorso tardivo e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza della Corte di Appello. I giudici hanno rilevato il mancato rispetto dei termini per il ricorso in Cassazione. La sentenza impugnata prevedeva novanta giorni per il deposito delle motivazioni, scaduti alla fine di settembre. La difesa doveva proporre l'impugnazione entro sessanta giorni da tale scadenza, cioè entro la fine di novembre. Il deposito del ricorso è avvenuto invece a metà dicembre, quando la facoltà di impugnare era ormai decaduta. I Supremi Giudici hanno respinto l'atto senza udienza e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Termini per il ricorso in Cassazione e ricettazione: atto nullo
L'Imputato subisce una condanna per il reato di ricettazione dopo il ritrovamento di una bicicletta rubata in suo possesso. La difesa propone impugnazione per contestare la qualificazione del reato e invocare la particolare tenuità del fatto. Tuttavia, il deposito dell'atto avviene oltre la scadenza prevista dalla legge. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del gravame per il mancato rispetto dei termini per il ricorso in Cassazione. L'Imputato perde definitivamente la possibilità di far rivalutare la propria posizione nel merito e subisce la condanna al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Bancarotta: ricorso tardivo e condanna definitiva
L'imputato, condannato nei primi due gradi di giudizio per reati di bancarotta fraudolenta, documentale e occultamento o distruzione di documenti contabili, ha presentato impugnazione oltre i termini di legge. La Suprema Corte ha rilevato che il deposito dell'atto è avvenuto quasi un mese dopo la scadenza del termine di quarantacinque giorni decorrente dalla data fissata per il deposito delle motivazioni. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile senza formalità procedurali, rendendo definitiva la condanna penale inflitta nei gradi precedenti. A carico dell'imputato è stato inoltre disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende, per aver violato i termini per il ricorso in Cassazione.
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Termini per il ricorso in Cassazione: ricorso tardivo e sanzione
Un imputato condannato per evasione ha presentato impugnazione lamentando il mancato riconoscimento della continuazione con un furto aggravato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa del mancato rispetto dei termini per il ricorso in Cassazione. La sentenza di appello era stata depositata nei tempi di legge e l'imputato, assente alla lettura, era formalmente rappresentato dal proprio difensore. Il termine di trenta giorni per impugnare scadeva a maggio, ma il deposito dell'atto è avvenuto oltre una settimana dopo la scadenza. I Supremi Giudici hanno rigettato il ricorso senza esaminare i motivi difensivi, confermando la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali insieme al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Termini per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione proposta da un imputato condannato per i reati di evasione e furto aggravato. La Corte di Appello aveva stabilito un termine di novanta giorni per il deposito della motivazione della sentenza, termine scaduto l'undici ottobre. La difesa ha depositato l'atto di impugnazione il ventisei novembre, superando di un giorno il termine perentorio di quarantacinque giorni previsto dalla legge. Il rispetto rigoroso dei termini per il ricorso in Cassazione rappresenta una condizione essenziale di ammissibilità dell'atto difensivo. A causa della tardività del deposito, i giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione senza esaminare i motivi di merito e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Termini per il ricorso in Cassazione: un ritardo che costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore di un cittadino condannato per i reati di peculato e concussione. Il motivo della decisione risiede nel mancato rispetto dei termini per il ricorso in Cassazione. La sentenza d'appello era stata depositata il 22 giugno 2021, stabilendo un termine di novanta giorni per la motivazione. Di conseguenza, il termine di quarantacinque giorni per impugnare, calcolato considerando la sospensione feriale estiva, scadeva il 15 ottobre 2021. Il ricorso è stato invece depositato il 20 ottobre 2021, ossia cinque giorni oltre la scadenza di legge. Per questa ragione, la Suprema Corte non ha potuto esaminare i motivi di merito, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Termini per il ricorso in Cassazione: il ritardo blocca la difesa
Due indagati, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ricevevano la conferma della custodia cautelare in carcere dal Tribunale del Riesame. Il loro difensore presentava ricorso, ma l'atto perveniva alla cancelleria competente oltre i limiti previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per il mancato rispetto dei Termini per il ricorso in Cassazione. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione deve giungere tempestivamente all'ufficio corretto, ponendo a carico del ricorrente il rischio di ritardi dovuti alla consegna presso uffici diversi. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Termini per il ricorso in cassazione: il ritardo che costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, ma il suo ricorso è stato depositato oltre i limiti stabiliti dalla legge. La Suprema Corte ha rilevato che il termine ultimo per impugnare la sentenza era scaduto il 19 luglio 2021, mentre il deposito è avvenuto solo il 20 agosto 2021. Di conseguenza, è scattata l'inammissibilità per violazione dei termini per il ricorso in cassazione. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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