Un ex amministratore e institore societario ha chiesto il pagamento di oltre quattro milioni di euro sulla base di una scrittura privata. Il fallimento della società ha contestato la pretesa, dimostrando che l'assemblea e il consiglio non avevano mai approvato tali compensi straordinari. La Corte d'Appello ha ridimensionato il credito ad appena 681.000 euro, legati a una specifica provvigione immobiliare, annullando il resto per inesistenza del rapporto sottostante. La Suprema Corte ha confermato la sconfitta dell'ex dirigente dichiarando improcedibile il ricorso, poiché l'impugnazione è avvenuta oltre il termine perentorio di sessanta giorni e senza il deposito della prova di notifica.
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