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Tentato Furto

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365 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sospensione condizionale: limiti e patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il diniego della sospensione condizionale della pena in sede di patteggiamento per tentato furto aggravato. La decisione si fonda sul fatto che il soggetto aveva già beneficiato per due volte della sospensione, raggiungendo il limite legale invalicabile. Inoltre, la difesa aveva espressamente rinunciato alla clausola di subordinazione del patteggiamento alla concessione del beneficio durante l'udienza di merito.
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Tentato furto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto a carico di un individuo che aveva cercato di sottrarre un profumo del valore di circa 60 euro. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quanto già analizzato e respinto nei precedenti gradi di giudizio, condannando il ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo a una condanna per tentato furto aggravato. La decisione chiarisce che le contestazioni sulle aggravanti non possono essere sollevate per la prima volta in sede di legittimità se non precedentemente dedotte in appello. Inoltre, viene confermata la validità della querela sporta dal curatore fallimentare per i beni dell'impresa e la legittimità del diniego delle attenuanti generiche basato sui precedenti penali del soggetto.
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Tentato furto: calcolo della pena e querela
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La difesa contestava la mancata motivazione sulla determinazione della pena e l'improcedibilità per assenza di querela a seguito della Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha stabilito che il calcolo della sanzione per il tentato furto può avvenire sia con metodo diretto che bifasico, purché motivato, e ha rilevato la presenza di una valida querela agli atti, rendendo infondate le doglianze difensive.
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Tentato furto: i limiti della particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato nei confronti di due soggetti che avevano tentato di sottrarre componenti da auto d'epoca. I giudici hanno respinto la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando l'abitualità del comportamento criminale dei ricorrenti. Inoltre, è stata negata l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché la valutazione del danno nel tentato furto deve essere effettuata con una prognosi ex ante sul valore dei beni presi di mira, che nel caso specifico risultava rilevante.
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Particolare tenuità del fatto: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto, negando l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente contestava il diniego del beneficio e il mancato bilanciamento delle attenuanti. La Suprema Corte ha chiarito che la presenza di precedenti penali per reati della stessa indole, come la ricettazione, configura un comportamento abituale che osta al riconoscimento della causa di non punibilità. Inoltre, la perdita dello stato di incensuratezza a causa di sentenze definitive per reati contro il patrimonio preclude la prevalenza delle attenuanti generiche.
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Tentato furto aggravato: limiti alla tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La decisione si fonda sul rigetto della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il danneggiamento delle confezioni della merce e il lavoro necessario per il ripristino dei beni escludono la natura minima dell'offesa. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione del giudice di merito logica e giuridicamente corretta, sottolineando che la gravità delle modalità esecutive impedisce l'applicazione di benefici penali.
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Inammissibilità del ricorso per motivi generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per tentato furto in abitazione aggravato. La decisione si fonda sulla violazione dell'art. 581 c.p.p., poiché i motivi di impugnazione risultavano generici e privi di una reale correlazione con la motivazione della sentenza d'appello. L'inammissibilità del ricorso ha comportato anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato, il quale richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che la presenza di numerosi precedenti penali, specificamente cinque reati contro il patrimonio su otto complessivi, configura un'ipotesi di abitualità del reato. Tale condizione preclude categoricamente l'accesso alla causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p., confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali.
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Tentato furto: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per tentato furto aggravato. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito e l'interpretazione dell'art. 56 c.p., sostenendo che l'univocità degli atti fosse esclusa qualora gli stessi potessero essere finalizzati anche ad altri reati. La Suprema Corte ha ribadito che le doglianze di fatto non sono ammissibili in sede di legittimità e che il requisito della direzione univoca degli atti non richiede l'esclusione di ulteriori intenti criminosi, purché la condotta sia chiaramente orientata alla commissione del delitto contestato.
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Discrezionalità del giudice e calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto che lamentava esclusivamente l'eccessività della sanzione. La sentenza ribadisce che la discrezionalità del giudice nella determinazione della pena è insindacabile in sede di legittimità se la motivazione risulta logica e coerente con i parametri del codice penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto: querela e prescrizione in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di tentato furto di 10 chilogrammi di materiale ferroso sottratto da un ecocentro comunale. Il ricorrente ha sollevato tre motivi di doglianza: il difetto di querela a seguito della Riforma Cartabia, l'intervenuta prescrizione del reato e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le querele erano state regolarmente sporte dal Sindaco e dal gestore del servizio, che i termini di prescrizione non erano ancora decorsi e che la valutazione sulla tenuità del fatto era stata correttamente eseguita dai giudici di merito.
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Tentato furto: calcolo pena e attenuanti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per tentato furto in abitazione, avente ad oggetto rubinetteria e suppellettili. Sebbene la responsabilità penale sia stata confermata, i giudici di legittimità hanno rilevato un errore nel calcolo della pena pecuniaria. Il tribunale di merito aveva infatti omesso di applicare le riduzioni previste per le attenuanti generiche e per la scelta del rito abbreviato sulla quota della multa. La sentenza è stata quindi annullata senza rinvio limitatamente alla rideterminazione della sanzione pecuniaria.
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Tentato furto: criteri per pena e attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo a una condanna per tentato furto. Il ricorrente contestava la misura della riduzione della pena e la mancata concessione dell'attenuante per danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha confermato che la rottura di una vetrina esclude l'attenuante e che i precedenti penali giustificano una minore riduzione per il tentativo.
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Tentato furto: la fuga non è desistenza volontaria
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione a carico di due soggetti sorpresi all'interno di un condominio con arnesi da scasso. La difesa sosteneva la tesi della desistenza volontaria, ma i giudici hanno rilevato che la fuga era stata determinata esclusivamente dall'arrivo delle forze dell'ordine, escludendo la spontaneità dell'interruzione. È stata inoltre negata l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché nel tentato furto la valutazione del danno potenziale deve essere effettuata con un giudizio prognostico ex ante, considerando il valore dei beni che gli imputati miravano a sottrarre.
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Tentato furto: quando scatta la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato a carico di due individui sorpresi a scassinare la serranda di una tabaccheria. Nonostante le contestazioni difensive sulla mancata acquisizione dei video di sorveglianza, la Corte ha ritenuto valida l'identificazione operata dagli agenti in flagranza. È stata inoltre negata l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché il possesso di cesoie e passamontagna indica una programmazione criminale incompatibile con la scarsa gravità della condotta.
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Particolare tenuità del fatto e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto di merce all'interno di un supermercato. La difesa lamentava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo il ravvedimento dell'imputato e la scarsa entità del danno. Tuttavia, i giudici hanno confermato che la presenza di numerosi precedenti penali e la commissione di ulteriori reati dopo il fatto contestato configurano un'abitualità nel reato. Tale condizione, unita alla pericolosità sociale del reo, preclude l'applicazione dell'art. 131-bis c.p., indipendentemente dal valore economico della merce sottratta.
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Inammissibilità ricorso: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso presentato da due soggetti condannati per tentato furto in abitazione. I ricorrenti avevano contestato la quantificazione della pena e la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha stabilito che le questioni relative alla pena non possono essere sollevate per la prima volta in sede di legittimità se non dedotte in appello. Inoltre, le doglianze riguardanti il merito dei fatti sono state ritenute inammissibili poiché la Cassazione non può procedere a una nuova valutazione delle prove già correttamente vagliate dai giudici di merito.
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Inammissibilità ricorso per motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso presentato da un imputato condannato per tentato furto. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di impugnazione, privi di specifiche ragioni di diritto e dati di fatto necessari secondo il codice di procedura penale. Oltre alle spese processuali, il ricorrente è stato condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Furto in ospedale dismesso: è furto aggravato in edificio pubblico
Una persona viene condannata per tentato furto aggravato in edificio pubblico per aver cercato di asportare materiali da un ospedale dismesso. L'imputata sosteneva che l'edificio, non essendo più operativo, avesse perso la sua natura pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: l'aggravante sussiste perché la cosa rubata si trova all'interno di uno stabilimento di proprietà pubblica, a prescindere dal suo stato di utilizzo attuale. La destinazione a un interesse pubblico è sufficiente. La Corte ha anche negato la non punibilità per la lieve entità del fatto, data la capacità organizzativa dimostrata e i precedenti dell'imputata. La condanna è quindi diventata definitiva.
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