LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Tentato Delitto

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Situazione in cui un soggetto compie atti idonei e diretti in modo non equivoco a commettere un reato, ma l'azione non si compie o l'evento non si verifica per cause indipendenti dalla sua volontà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentato furto aggravato: pena minima e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato condannato per il reato di tentato furto aggravato alla pena di un mese di reclusione e cento euro di multa. Il ricorrente contestava la valutazione della propria responsabilità e riteneva eccessiva la sanzione inflitta. I giudici di legittimità hanno rilevato che il primo motivo di impugnazione conteneva mere affermazioni generiche senza un reale confronto con le motivazioni della sentenza precedente. Il secondo motivo, oltre a risultare una questione mai sollevata prima, contrastava con il principio della discrezionalità del giudice di merito, che aveva applicato una pena già fissata al minimo edittale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Tentato omicidio o lesioni: confermata la condanna
L'Imputato ha aggredito la vittima colpendola con coltellate al corpo dopo essersi travisato per avvicinarsi di sorpresa. I giudici di merito lo hanno condannato a nove anni di reclusione per tentato omicidio. L'Aggressore ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la tesi delle sole lesioni personali aggravate a fronte della scarsa entità delle ferite inferte. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e contraddittorio. Il tentativo sussiste anche se la vittima sopravvive e le ferite risultano non letali.
Continua »
Ingiusto Profitto e Ricorso Inammissibile: La Cassazione Fa Chiarezza
Due individui sono stati condannati per tentata estorsione e altri reati. Hanno presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità. La sentenza ha chiarito che il concetto di "ingiusto profitto" include qualsiasi utilità indebita, anche non monetaria, come il semplice trasferimento del diritto a ricevere un pagamento. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Dallo scontro a fuoco alla condanna per tentato omicidio
La vicenda riguarda un violento scontro a fuoco in strada. L'Aggressore, a bordo di un motoveicolo, ha affiancato l'autovettura condotta dalla Vittima ed ha esploso numerosi colpi di pistola, ferendola a una gamba. Subito dopo, l'auto della vittima ha speronato il motoveicolo e un passeggero ha risposto al fuoco ferendo l'aggressore, che è poi fuggito. I giudici di merito hanno condannato l'aggressore per tentato omicidio e porto illegale di arma da sparo. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria identificazione, l'orario dei fatti, la perizia balistica e chiedendo il riconoscimento della desistenza volontaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la ricostruzione dei fatti risulta logica, le prove raccolte dimostrano la chiara intenzione omicida e la condotta integra appieno il tentato omicidio.
Continua »
Tentato furto aggravato: la Cassazione conferma la piena condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato a seguito della testimonianza oculare che ne ha confermato la partecipazione concorsuale. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la credibilità del testimone, il calcolo della pena, la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, le attenuanti generiche non possono essere chieste per la prima volta davanti ai giudici di legittimità se omesse nell'atto di appello. La condanna e le sanzioni economiche accessorie sono state pertanto integralmente confermate.
Continua »
Tentato omicidio: reazione armata e limiti della difesa
Due imputati hanno aggredito la vittima con una colluttazione e poi hanno esploso diversi colpi di pistola calibro 22 al torace e all'addome. I soccorsi ospedalieri tempestivi hanno salvato la persona offesa. I giudici di merito hanno condannato entrambi per tentato omicidio e porto d'armi, escludendo la legittima difesa e rigettando la richiesta di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le condanne, dichiarando inammissibili i ricorsi. Gli Ermellini hanno chiarito che sparare ripetutamente a un uomo a terra e disarmato esclude qualsiasi proporzione difensiva. Inoltre, il rigetto del concordato da parte del giudice d'appello non richiede una motivazione dettagliata e non è ricorribile per cassazione.
Continua »
Tentato omicidio aggravato: condanna definitiva dopo la rinuncia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato in appello a quattro anni e otto mesi di reclusione per il reato di tentato omicidio aggravato. L'uomo aveva inizialmente contestato la decisione di secondo grado, lamentando violazioni di legge e difetti di motivazione nella valutazione della pena e delle circostanze aggravanti. Durante il procedimento di legittimità, l'imputato ha formalizzato la propria rinuncia all'impugnazione direttamente presso la direzione del carcere in cui si trovava ristretto. I giudici supremi hanno preso atto della rinuncia e hanno applicato le sanzioni di rito: l'imputato deve pagare le spese del procedimento penale e versare la somma di cinquecento euro alla Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna inflitta nei gradi precedenti per la grave condotta violenta.
Continua »
Tentato furto aggravato in abitazione: ricorso bocciato
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di tentato furto aggravato in abitazione. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando violazione di legge e difetto di motivazione nella valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi proposti erano generici, basati su valutazioni di merito non consentite in sede di legittimità e meramente ripetitivi delle tesi già respinte in appello. L'imputato perde definitivamente la causa, la condanna penale diventa definitiva e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Tentato omicidio: ferita lieve non cancella la volontà omicida
Due soggetti pianificano un agguato armato contro la Persona Offesa davanti a un bar. L'aggressore scende da uno scooter ed esplode un colpo a distanza ravvicinata verso il bersaglio. La pistola si inceppa subito dopo e l'attacco prosegue a colpi di bastone. Il proiettile trapassa soltanto il braccio della vittima, la quale si era riparata d'istinto l'addome. La difesa chiede di derubricare l'accusa a semplici lesioni personali, sostenendo la mancanza di intenzione letale e l'esiguità del danno fisico. La Corte di Cassazione respinge i ricorsi e conferma la condanna per tentato omicidio. L'idoneità dell'azione va valutata prima dell'esito finale. La scarsa entità delle ferite e l'inceppamento dell'arma non escludono la volontà omicida quando il colpo mira a zone vitali.
Continua »
Tentata estorsione: la condanna resta anche con somme irrisorie
Un uomo si è recato presso un locale pubblico imponendo richieste di denaro mediante frasi minacciose. La difesa ha sostenuto l'assenza del reato di tentata estorsione a causa del presunto stato di ubriachezza dell'aggressore e dell'importo irrisorio richiesto. La difesa ha inoltre lamentato la mancata revoca della parte civile, assente al giudizio di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la responsabilità penale poiché le forze dell'ordine hanno escluso lo stato di ebbrezza e la condotta intimidatoria era idonea a costringere la vittima. La Suprema Corte ha precisato che la mancata presentazione delle conclusioni in appello da parte della vittima non costituisce una revoca tacita della costituzione di parte civile, che rimane valida per l'intero processo. L'Imputato perde il ricorso e versa tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Tentata estorsione: condanna anche senza una richiesta esplicita
Due soggetti hanno compiuto gravi atti intimidatori contro un imprenditore edile subito dopo l'apertura di un cantiere. Gli atti includevano minacce velate tramite un parente, il posizionamento di ceri votivi sui macchinari, il danneggiamento del cancello di casa e la simulazione di un investimento stradale. La difesa sosteneva l'assenza di una richiesta economica esplicita. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna per tentata estorsione. I giudici hanno chiarito che, nel contesto della criminalità locale, l'apertura di un cantiere fa scattare una richiesta implicita di pagamento illecito, il cui ammontare viene solitamente definito in incontri successivi. La denuncia della vittima ha interrotto l'azione, configurando perfettamente il tentativo di reato.
Continua »
Furto di rifiuti in isola ecologica: per la Cassazione reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato a carico di un soggetto sorpreso all'interno di un'area di raccolta comunale. L'imputato sosteneva che i materiali depositati fossero ormai cose di nessuno (res nullius) e che quindi non potesse configurarsi il reato. I giudici hanno invece stabilito che i rifiuti presenti nel centro di raccolta sono ancora soggetti alla custodia e alla propriet dell'ente gestore. Di conseguenza, prelevarli senza autorizzazione integra il reato di furto di rifiuti in isola ecologica. Il ricorso stato dichiarato inammissibile poich i motivi erano generici e ripetitivi rispetto a quanto gi deciso nei precedenti gradi di giudizio, confermando la responsabilit penale dell'uomo.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: ritirarsi costa mille euro
L'Imputato, precedentemente condannato per tentata rapina, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Successivamente, lo stesso ha presentato formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio a causa della rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di mille euro in favore della Cassa delle Ammende, non ravvisando l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Continua »
Arresto facoltativo in flagranza: sì anche per la tentata truffa
Due soggetti venivano arrestati per tentata truffa aggravata dalla minorata difesa. Il Tribunale locale non convalidava l'arresto, ritenendo che la tentata truffa non rientrasse tra i reati che consentono l'arresto facoltativo in flagranza. Il Pubblico Ministero proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo la legittimità della misura in base al limite di pena edittale superiore a tre anni, calcolato considerando l'aggravante speciale e la riduzione per il tentativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'arresto facoltativo in flagranza è legittimo se la pena massima per il reato contestato supera i tre anni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale, confermando la piena legittimità dell'arresto eseguito dalla polizia giudiziaria.
Continua »
Pedinamento e tentata rapina aggravata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per il reato di tentata rapina aggravata in concorso. L'indagato sosteneva che il pedinamento della vittima costituisse solo una fase preparatoria non punibile e contestava la competenza del Tribunale di Bari. I giudici hanno invece stabilito che l'attività di monitoraggio e inseguimento, inserita in un piano criminoso unitario poi interrotto dalle forze dell'ordine, integra pienamente gli estremi del tentativo punibile. La competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui l'azione unitaria è stata interrotta, confermando così la legittimità della misura cautelare applicata.
Continua »
Tentato furto in abitazione: no a sconti per danno lieve
L'Imputato è stato condannato per tentato furto in abitazione dopo essersi introdotto abusivamente in un immobile. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del reato, ritenendo che si trattasse di violazione di domicilio o danneggiamento, e lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che esiste un chiaro nesso tra l'ingresso abusivo e la volontà di rubare. Inoltre, l'attenuante del danno lieve può applicarsi al tentativo solo se si dimostra con certezza che, se il furto fosse riuscito, il danno economico sarebbe stato minimo. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentato furto aggravato: fedina penale sporca costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane imputato condannato per il reato di tentato furto aggravato di rame. La difesa contestava l'eccessiva severità della pena base applicata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha invece confermato la correttezza della sanzione, evidenziando la gravità del fatto, l'elevato valore del rame e la pericolosità del soggetto, già gravato da precedenti penali specifici nonostante la giovane età. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Tentata estorsione in famiglia: la violenza cancella l’impunità
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di tentata estorsione commesso ai danni di un familiare. Il ricorrente sosteneva l'applicabilità della causa di non punibilità per i reati patrimoniali commessi contro congiunti. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi, stabilendo che l'esclusione della non punibilità in presenza di violenza alla persona si applica anche alla tentata estorsione e non solo al reato consumato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Tentato furto in abitazione: colti sul fatto, ricorso respinto
Due persone sono state condannate per un tentato furto in abitazione dopo essere state sorprese dalle forze dell'ordine mentre cercavano di scassinare la porta blindata di un appartamento con un cacciavite. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, la mancata traduzione della sentenza e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la mancata traduzione non comporta la nullità dell'atto se il ricorso è stato comunque presentato nei termini. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo e ben motivato a causa della gravità del fatto e dei precedenti penali emersi dalle fotosegnalazioni. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentato riciclaggio: condannato nonostante la donazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione e tentato riciclaggio. L'imputato deteneva numerosi gioielli rubati con l'intenzione di venderli a un banco metalli per la fusione, cercando così di sostituire i preziosi con denaro contante. La difesa sosteneva l'assenza di manipolazione fisica dei beni e chiedeva un'attenuante per aver versato 500 euro alla Croce Rossa. I giudici hanno chiarito che il trasferimento e l'occultamento di beni rubati destinati alla vendita integrano il tentato riciclaggio, senza necessità di alterazione fisica. Inoltre, la donazione alla Croce Rossa è stata ritenuta un versamento utilitaristico e del tutto insufficiente rispetto al valore reale della merce, escludendo così qualsiasi riduzione di pena. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »