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Tentativo Di Furto Aggravato

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato commesso da chi prova a rubare qualcosa senza riuscirci, ma usando mezzi che rendono il fatto più grave, come rompere un sistema di sicurezza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentativo di furto aggravato: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore è stato condannato per **tentativo di furto aggravato** in concorso con altre persone, avvenuto in un mobilificio. I soggetti avevano tentato di rubare merce per circa 444 euro usando un metodo fraudolento alla cassa self-service. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la violazione del diritto di difesa per la tardiva comunicazione delle conclusioni del Pubblico Ministero, l'errata valutazione della sua responsabilità, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'errata determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e ribadendo la correttezza delle decisioni precedenti.
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Tentativo di furto aggravato: Cassazione conferma violenza e minorata difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per **tentativo di furto aggravato** da un'autovettura. L'Imputato aveva tentato di rubare oggetti da un'auto dopo averne rotto il finestrino. La difesa contestava le aggravanti di violenza sulle cose, esposizione alla pubblica fede e minorata difesa. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, confermando che la presenza di sangue dell'Imputato sul finestrino rotto provava la violenza sulle cose. Ha inoltre ribadito che gli oggetti all'interno di un'auto parcheggiata in strada sono considerati esposti alla pubblica fede e che l'orario notturno in un vicolo solitario integra la minorata difesa. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali.
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Ricorso Inammissibile: Tentativo di Furto Aggravato e Pena Confermata
Un Ricorrente, condannato per tentativo di furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una pena eccessiva e una motivazione insufficiente. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendolo manifestamente infondato e aspecifico. Le argomentazioni del Ricorrente erano ripetitive e non si confrontavano adeguatamente con le motivazioni già fornite dai giudici precedenti. La decisione sulla pena era supportata da motivazioni logiche. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentativo di furto aggravato: l’intervento esterno nega la desistenza
Due soggetti hanno tentato di compiere due furti, ma l'intervento di terzi e la presenza di ostacoli esterni hanno bloccato la loro azione prima del traguardo. I giudici di merito hanno condannato entrambi per tentativo di furto aggravato. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione sostenendo di aver interrotto spontaneamente l'azione e chiedendo di derubricare l'accusa in semplice danneggiamento o di considerare la desistenza volontaria. Gli imputati hanno inoltre contestato l'applicazione dell'aggravante della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. La Corte ha chiarito che l'interruzione dovuta all'arrivo di terzi esclude ogni spontaneità e conferma il tentativo di furto aggravato, condannando i ricorrenti alle spese legali e a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Tentativo di furto aggravato: ricorso respinto e sanzione
Due persone sono state condannate per concorso in un tentativo di furto aggravato, con il riconoscimento dell'attenuante del risarcimento o riparazione del danno considerata equivalente alle aggravanti. Le imputate hanno impugnato la sentenza d'appello davanti alla Corte di Cassazione. Una ricorrente sosteneva la mancata applicazione della desistenza volontaria e chiedeva una riduzione di pena più favorevole. L'altra imputata lamentava vizi con argomenti generici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi perché le difese hanno riproposto le stesse critiche già respinte dai giudici territoriali senza un vero confronto logico. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto a ciascuna ricorrente il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentativo di furto aggravato: no al ricorso per Cassazione
I giudici hanno condannato un imputato per il reato di tentativo di furto aggravato commesso in concorso con altre persone. La Corte di Appello ha ridotto l'entità della sanzione originaria, confermando la responsabilità penale. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando un'errata valutazione delle prove e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: le censure formulate erano generiche, meramente ripetitive delle tesi difensive già respinte in secondo grado e volte a richiedere un nuovo esame dei fatti precluso ai giudici di legittimità. I giudici hanno quindi confermato la condanna e sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Tentativo di furto aggravato: sconti negati e multa in Cassazione
Tre soggetti sono stati condannati per il reato di tentativo di furto aggravato. Dopo la riduzione della pena per due di loro in appello, i condannati hanno proposto ricorso in Cassazione. I ricorrenti lamentavano l'eccessiva severità della pena e la mancata applicazione del minimo stabilito dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché manifestamente infondati. I giudici hanno stabilito che la determinazione della pena era stata adeguatamente e logicamente motivata nei gradi precedenti. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle Ammende.
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Tentativo di furto aggravato: ricorso generico costa caro
Un uomo, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di tentativo di furto aggravato commesso nel maggio del 2017, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione e violazioni di legge nella valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano del tutto generici e privi di specifiche indicazioni giuridiche o di fatto. Inoltre, la Corte ha chiarito che la semplice violazione delle regole sulla valutazione delle prove non può essere dedotta in Cassazione se non comporta una nullità prevista dalla legge. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
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Tentativo di furto aggravato: niente sconti se c’è flagranza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il tentativo di furto aggravato di una motopompa. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e una maggiore riduzione della pena per il tentativo. I giudici hanno respinto le richieste: la tenuità è stata esclusa a causa della gravità dell'azione e del fatto che l'uomo fosse stato colto in flagranza. Inoltre, l'elevata intensità del dolo impedisce la riduzione massima della pena. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa, con la conferma della condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Tentativo di furto aggravato: ricorso respinto e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per tentativo di furto aggravato in concorso. La Corte d'appello ha rideterminato la pena in senso favorevole. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, contestando la decisione d'appello senza però confutare in modo specifico le motivazioni dei giudici di secondo grado e riproponendo le medesime censure già respinte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi presentati riproducevano semplicemente le contestazioni dell'appello, senza confrontarsi con le argomentazioni della sentenza impugnata e ignorando i principi consolidati in tema di desistenza volontaria e sostituzione della pena. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Tentativo di furto aggravato: il GPS non batte il testimone
Un uomo è stato condannato per un tentativo di furto aggravato di un'automobile parcheggiata sulla pubblica via. Una vicina di casa ha assistito alla scena dal proprio appartamento, allertando le forze dell'ordine e riconoscendo successivamente l'imputato tramite individuazione fotografica. Poco dopo il fatto, l'uomo è stato fermato in un comune limitrofo con attrezzi da scasso a bordo del veicolo. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il travisamento delle prove relative ai dati GPS di un'auto a noleggio, sostenendo che l'imputato si trovasse altrove. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che i dati GPS non erano decisivi poiché la testimone non aveva specificato il modello esatto dell'auto di fuga, e ribadendo l'impossibilità per il giudice di legittimità di riesaminare i fatti di causa.
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Dichiarazione di assenza: nullo il processo se manca il contatto
L'Imputato è stato condannato per un tentativo di furto di scarponcini in un centro commerciale. Durante il controllo di polizia, aveva eletto domicilio presso il difensore d'ufficio, senza però mai avere contatti con lui. Il processo si è svolto senza la sua presenza fisica. La Corte di Cassazione ha annullato le sentenze di merito. I giudici hanno stabilito che la dichiarazione di assenza è illegittima se si basa solo sull'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio, senza verificare l'effettiva conoscenza del processo da parte dell'imputato. La Suprema Corte ha quindi disposto la trasmissione degli atti al Tribunale per ricominciare il processo.
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Tentativo di furto aggravato: ricorso inutile se tardivo
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentativo di furto aggravato. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'aggravante della violenza sulle cose e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione sull'aggravante non era stata sollevata in appello e richiede accertamenti di fatto non consentiti in sede di legittimità. Inoltre, la pena applicata era già minima e proporzionata. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentativo di furto aggravato: ricorso respinto e spese a carico
Il Ricorrente è stato condannato per tentativo di furto aggravato da violenza sulle cose. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché nel giudizio di legittimità non è consentito ridiscutere gli elementi di fatto. Inoltre, la Corte ha chiarito che la richiesta di liquidazione del patrocinio a spese dello Stato spetta al giudice di merito e che il compenso non può essere liquidato se l'impugnazione è dichiarata inammissibile. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentativo di furto aggravato: condanna per il furto di pigne
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un gruppo di cinque persone per il reato di tentativo di furto aggravato. Gli imputati sono stati sorpresi mentre cercavano di rubare quattro quintali di pigne verdi da alberi situati in un'area pubblica, utilizzando delle roncole. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno degli imputati, stabilendo che la sua colpevolezza era stata correttamente valutata. La sentenza sottolinea la gravità del fatto, commesso in concorso tra più persone e su beni esposti alla pubblica fede, confermando la condanna a tre mesi di reclusione e 70 euro di multa.
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Tentativo di furto aggravato: condanna per ricorso troppo vago
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di tentativo di furto aggravato. L'imputato aveva provato a rubare una borsa dall'interno di un'auto, forzando la portiera. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano generici e non criticavano in modo specifico le argomentazioni logiche della sentenza precedente. La Corte ha stabilito che non si possono riproporre le stesse doglianze già respinte nei gradi di merito. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentativo di furto aggravato: quando è reato?
Un soggetto viene condannato per aver tentato di sottrarre beni da un distributore automatico. La difesa chiede di riqualificare il fatto come semplice danneggiamento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna per tentativo di furto aggravato. Viene chiarito che l'elemento decisivo per distinguere i due reati è l'intenzione dell'agente: se l'azione, pur causando un danno, è finalizzata a impossessarsi di un bene, si configura il tentativo di furto.
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