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Tentativo (Delitto Tentato)

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si configura quando un soggetto compie atti idonei e diretti in modo inequivocabile a commettere un reato, ma l'azione non si compie o l'evento non si verifica per cause indipendenti dalla sua volontà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentata frode in commercio e marchio falso: scatta la condanna
Un commerciante deteneva per la vendita beni recanti il marchio di conformità europeo contraffatto. La difesa sosteneva l'assenza del reato per mancata prova sulla reale difformità o pericolosità dei prodotti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile e confermando la responsabilità penale. I giudici hanno chiarito che per integrare la tentata frode in commercio è sufficiente detenere merce con marcatura falsa, senza necessità di accertare ulteriori vizi qualitativi o violazioni di sicurezza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa poliziotta ma vera condanna: il tentato furto in abitazione
Una donna ha tentato di introdursi nell'appartamento di una vittima fingendosi un membro delle forze dell'ordine incaricato di installare telecamere di sorveglianza. I giudici di merito l'hanno condannata per tentato furto in abitazione aggravato. L'imputata ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di atti univoci diretti al furto e lamentando l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il finto controllo e l'inganno costituivano atti inequivocabili per entrare e sottrarre beni in casa. La presenza di sette precedenti specifici ha inoltre giustificato il diniego delle attenuanti e la condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Concorso in tentato furto aggravato: calcolo pena e ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per concorso in tentato furto aggravato, avendo supportato materialmente un complice nel tentativo di sottrarre della merce. L'imputato aveva contestato la propria responsabilità e lamentato la mancata spiegazione del calcolo della riduzione di pena per il tentativo. La Suprema Corte ha ribadito che ai giudici di legittimità è vietato riesaminare le prove e i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il tribunale può determinare la sanzione per il delitto tentato sia con il metodo sintetico unitario sia con il calcolo bifasico, purché la motivazione rimanga coerente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Atto abnorme e trasmissione atti: la Cassazione blocca il giudice
Il Tribunale giudicava l'Imputato per estorsione consumata in concorso. Al termine del dibattimento, il giudice riteneva che la condotta integrasse un'autonoma ipotesi di tentata estorsione. Invece di decidere sull'accusa originaria, il Tribunale disponeva la regressione dell'intero processo trasmettendo gli atti alla Procura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa qualificando la decisione come atto abnorme e trasmissione atti viziata. Il giudice penale non può bloccare il processo senza emettere sentenza sull'imputazione contestata. La Suprema Corte ha pertanto annullato l'ordinanza, ordinando al Tribunale di proseguire il giudizio e definire l'accusa originaria.
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Garage svaligiato: è tentato furto in abitazione
Due soggetti hanno tentato di sottrarre beni introducendosi all'interno di un garage privato. I giudici di merito hanno condannato entrambi gli imputati per tentato furto in abitazione aggravato. I condannati hanno proposto ricorso per cassazione, sostenendo che il garage disabitato non potesse considerarsi privata dimora e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il garage costituisce pertinenza diretta dell'abitazione, integrando la fattispecie di furto in abitazione. La Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità a causa dei severi limiti di pena previsti per la condotta aggravata.
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Tentato furto su autovettura: spaccare il vetro non è solo danno
Due imputati hanno subito una condanna per furto consumato e tentato furto su autovettura. Gli uomini avevano rotto il vetro di una prima vettura per frugare all'interno, venendo bloccati dall'arrivo delle forze dell'ordine, e avevano sottratto beni da un'altra automobile. I difensori hanno proposto ricorso per cassazione: uno contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti, mentre l'altro chiedeva di qualificare il fatto come semplice danneggiamento e non come tentato furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno confermato che spaccare il finestrino per entrare nell'abitacolo integra a pieno titolo il reato di furto tentato e hanno condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto tentato aggravato: pena al minimo e ricorso inammissibile
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo condannava per il reato di furto tentato aggravato. La difesa lamentava l'eccessiva severità della pena inflitta rispetto alla reale entità del fatto commesso. I Supremi Giudici hanno tuttavia rilevato che i giudici di merito hanno quantificato la sanzione esattamente nel minimo edittale previsto dalla legge, ossia otto mesi di reclusione e 310 euro di multa, calcolando la riduzione per il tentativo e senza applicare aumenti per la recidiva. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato riciclaggio: ciclomotore smontato e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato riciclaggio a carico di un individuo sorpreso a smontare un ciclomotore rubato e a rimuoverne le targhe. L'intervento tempestivo delle forze dell'ordine ha interrotto l'operazione illecita finalizzata a ostacolare l'identificazione del mezzo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condotta integrava pienamente gli estremi del reato e che la presenza di precedenti penali contro il patrimonio impediva la concessione delle attenuanti generiche. Inoltre, il valore del ciclomotore e le azioni svolte escludevano l'applicazione dell'attenuante per danno di speciale tenuità. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentata truffa: la Cassazione conferma la condanna dell’imputato
La vicenda riguarda un imputato condannato per falsità in scrittura privata e per il reato di tentata truffa. La difesa contestava l'attendibilità della persona offesa e chiedeva una nuova perizia tecnica. La Corte di Appello ha accertato la sussistenza della condotta fraudolenta, riqualificando l'illecito patrimoniale come delitto tentato. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione e la mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, poiché privo di vizi logico-giuridici e meramente ripetitivo delle doglianze già respinte dai giudici territoriali. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, condannandolo anche alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Tentata estorsione aggravata: errori di calcolo e sconti di pena
Due soggetti sono stati condannati per il reato di tentata estorsione aggravata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di uno dei due imputati, evidenziando gravi errori nel calcolo della pena compiuti dai giudici di merito. In particolare, la Corte ha stabilito che la riduzione per il tentativo deve essere applicata solo dopo aver calcolato gli aumenti per le aggravanti. Inoltre, ha chiarito che le pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici uffici, vanno calcolate sulla pena base del reato più grave e non sulla pena complessiva aumentata per la continuazione. Grazie all'effetto estensivo del ricorso, anche il coimputato ha beneficiato della riduzione della pena. La Cassazione ha rideterminato direttamente le condanne, riducendo le sanzioni e sostituendo l'interdizione perpetua con quella temporanea.
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Concorso in tentata rapina: garage per tunnel, condanna certa
Un uomo viene condannato per concorso in tentata rapina per aver messo a disposizione il proprio garage a dei complici. Il gruppo intendeva scavare un tunnel dal box fino a una banca vicina per svaligiarla. Il piano è stato interrotto dall'attivazione dell'allarme dell'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi difensiva secondo cui gli atti non fossero abbastanza avanzati da configurare un tentativo. Secondo i giudici, fornire la base logistica e iniziare lo scavo sono atti idonei e univoci, sufficienti a integrare il reato di tentata rapina. L'esito finale è la condanna definitiva dell'imputato.
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