LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Tentativo (Art. 56 C.P.)

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Situazione in cui una persona compie atti idonei e diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, ma l'azione non si compie o l'evento non si verifica per cause indipendenti dalla sua volontà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Estorsione e lieve entità: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputata ha chiesto la riduzione della pena per il reato di tentata estorsione e lieve entità, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 120 del 2023. La difesa sosteneva che la somma pretesa fosse modesta (500 euro), che la vittima avesse avvisato subito le forze dell'ordine senza pagare e che l'Imputata avesse un ruolo marginale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la lieve entità non si applica automaticamente in caso di reato tentato. La presenza di un complice e l'esecuzione di pressioni reiterate contro un imprenditore aumentano la forza intimidatoria e dimostrano un'organizzazione illecita. La Cassazione ha confermato che tali elementi escludono la minore gravità del fatto, confermando la pena e condannando la ricorrente alle spese processuali.
Continua »
Tentata rapina impropria: fuga violenta e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata rapina impropria a carico di un soggetto sorpreso a sottrarre beni all'interno di un esercizio commerciale. L'autore del fatto ha tentato di impossessarsi della merce altrui senza riuscirci e, subito dopo, ha usato forza fisica e minacce verbali contro il personale di vigilanza per garantirsi la fuga e l'impunità. La Suprema Corte ha ritenuto corretto l'inquadramento giuridico stabilito nei precedenti gradi di giudizio, escludendo la tesi difensiva che richiedeva una qualificazione meno grave dei fatti. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Tentato furto aggravato: ricorsi inammissibili e maxi sanzione
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di tentato furto aggravato emessa dalla Corte di Appello. Il primo ricorrente ha contestato la mancanza di motivazione sull'applicazione della recidiva, mentre il secondo ha presentato motivi generici, riferiti erroneamente ad altri reati e a soggetti estranei agli atti. I Giudici di legittimità hanno respinto integralmente le tesi difensive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi per manifesta infondatezza e genericità delle censure, condannando ciascun imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Determinazione della pena: rigettato il ricorso
L'Imputato subiva una condanna per il reato di furto, poi riqualificato in tentato furto dai giudici di appello. L'interessato presentava ricorso per contestare il calcolo della sanzione inflitta. La Suprema Corte ha confermato la correttezza del giudizio sul computo sanzionatorio, ritenendo congrua la motivazione dei giudici di merito. Tale valutazione ha tenuto conto dell'elevata intensità del dolo e della pericolosità del soggetto. La decisione chiarisce che la determinazione della pena resta insindacabile se supportata da parametri oggettivi e adeguata motivazione. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile e condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Foto false online: scatta la condanna per tentata truffa
Un venditore ha pubblicato un annuncio online inserendo la fotografia di un bene del tutto diverso da quello effettivamente posseduto e messo in vendita. L'azione fraudolenta si è tuttavia interrotta prima che l'autore riuscisse a incassare il pagamento dall'acquirente e a ottenere l'ingiusto profitto. I giudici di merito hanno qualificato la condotta come tentata truffa, ritenendo gli artifici e i raggiri idonei a ingannare la vittima designata. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la responsabilità penale, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato e condannandolo al pagamento delle spese legali e a un'ammenda.
Continua »
Tentata estorsione: incensurato perde lo sconto di pena massimo
Un uomo, condannato per i reati di spaccio di stupefacenti e tentata estorsione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena. In particolare, l'imputato lamentava che il giudice di merito gli avesse concesso solo la riduzione della metà della pena per il tentativo, anziché il massimo di due terzi, nonostante la sua condizione di incensurato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la riduzione di pena per la tentata estorsione è stata correttamente quantificata nella metà. La gravità delle modalità con cui è stato commesso il fatto e la ripetizione delle condotte criminali giustificano pienamente la scelta dei giudici di merito, superando la generica obiezione basata sulla sola assenza di precedenti penali. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto con placca antitaccheggio: perché è reato consumato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto all'interno di un negozio. L'imputato contestava la mancata qualificazione del fatto come semplice tentativo e l'applicazione dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo che la presenza di una placca antitaccheggio escludesse tale aggravante. I giudici hanno chiarito che il reato è consumato poiché l'autore ha acquisito l'autonoma disponibilità della merce. Inoltre, hanno confermato che il furto con placca antitaccheggio integra l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché il dispositivo rileva solo acusticamente il passaggio al varco ma non garantisce un controllo continuo e a distanza in grado di impedire la sottrazione dei beni.
Continua »
Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: illecito il fai da te
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte d'Appello che, basandosi sulle dichiarazioni attendibili della persona offesa, aveva confermato la sua colpevolezza. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorso si limitava a richiedere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in Cassazione, senza evidenziare reali vizi logici o giuridici della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Fuoco spento ma condanna per danneggiamento seguito da incendio
Due soggetti sono stati condannati per il reato di tentato danneggiamento seguito da incendio. Gli imputati avevano cosparso di benzina la strada vicino ad alcune auto parcheggiate e avevano appiccato il fuoco. Le fiamme non si erano poi propagate, ma il gesto aveva comunque creato un concreto pericolo. La difesa ha contestato l'identificazione dei colpevoli e l'applicabilità del tentativo a questo reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato che versare benzina e dare fuoco integra il reato di danneggiamento seguito da incendio, anche se le fiamme non divampano del tutto, poiché sussiste il pericolo per la pubblica incolumità. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentata Estorsione per 200€: Condanna Confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione a carico di un individuo. Il fatto scatenante è stato il ritrovamento del cellulare della vittima in suo possesso e l'ottenimento di un ingiusto profitto di 200 euro. L'imputato aveva chiesto di derubricare il reato a semplice minaccia, ma i giudici hanno respinto la richiesta. La Corte ha stabilito che la presenza di un profitto ingiusto, anche se di modesta entità, è l'elemento decisivo che qualifica il reato come estorsione e non come una fattispecie meno grave. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
Continua »
Scavalca il muro di una villa: condanna per tentato furto
Un uomo è stato condannato per tentato furto in abitazione per aver scavalcato il muro di cinta di una villa e essersi nascosto nel giardino. La Polizia, allertata da un vicino, lo ha fermato prima che potesse entrare. L'imputato sosteneva che le sue azioni non fossero una chiara prova dell'intenzione di rubare. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio chiave: scavalcare una recinzione e nascondersi in una proprietà privata sono atti che, secondo la comune esperienza, indicano in modo inequivocabile il proposito di commettere un furto. Il reato di tentativo sussiste anche se il piano criminale viene interrotto in una fase iniziale.
Continua »
Tentativo di furto in abitazione: porta forzata non è preparazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di tentativo di furto in abitazione. L'imputato aveva forzato la porta d'ingresso della vittima ma sosteneva che si trattasse di una semplice attività preparatoria non punibile. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: l'effrazione della porta non è una preparazione, ma un atto idoneo e diretto in modo inequivocabile a commettere il furto. Di conseguenza, integra pienamente il reato di tentativo di furto in abitazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
Continua »
Tentativo di contraffazione: condannato anche per monete incomplete
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di contraffazione di monete. Nella sua abitazione sono state trovate centinaia di monete non ancora completate, mentre in una baracca erano presenti sia monete già falsificate sia l'attrezzatura per produrle. La difesa sosteneva che il possesso di pezzi incompleti non costituisse reato. La Corte ha stabilito che si tratta di un vero e proprio **tentativo di contraffazione di monete**, poiché gli atti preparatori erano concreti e diretti a completare il crimine. È stata inoltre respinta la tesi della 'desistenza volontaria', in quanto l'interruzione dell'attività era dovuta a difficoltà tecniche e non a una libera scelta dell'imputato.
Continua »