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Tentata Violazione Di Domicilio

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il tentativo di entrare in un'abitazione o in un luogo privato contro la volontà del proprietario, senza riuscirci completamente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentata violazione di domicilio e lesioni: ricorso respinto
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di tentata violazione di domicilio aggravata da violenza sulle cose e per lesione personale aggravata, con il vincolo della continuazione. I due soggetti hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché gli imputati hanno semplicemente riproposto le medesime censure già respinte dai giudici di merito con motivazione congrua e corretta. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno confermato integralmente la condanna penale e hanno condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: ricorso inammissibile per motivazione congrua
Un imputato, condannato per tentata violazione di domicilio e lesioni, ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello. Egli contestava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che la Corte d'Appello avesse motivato in modo sufficiente il diniego delle circostanze attenuanti generiche, basandosi su elementi decisivi e rilevanti. L'imputato ha così perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali e una somma di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentata violazione di domicilio: il tatuaggio blinda la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per concorso in tentata violazione di domicilio. L'imputato contestava il mancato rinvio dell'udienza d'appello, richiesto dal difensore per un concomitante impegno in un altro processo dove assisteva una parte civile. La Suprema Corte ha chiarito che l'impegno del difensore per una parte civile non costituisce un legittimo impedimento idoneo a rinviare il processo penale dell'imputato. Inoltre, i giudici hanno respinto la richiesta di rivalutazione delle prove (un tatuaggio sul braccio) e l'eccezione di prescrizione, poiché l'inammissibilità del ricorso principale impedisce di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentata violazione di domicilio: l’ira non cancella il reato
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentata violazione di domicilio dopo aver spintonato la vittima sull'uscio di casa per entrare con la forza. La difesa ha sostenuto che si trattasse di un semplice scatto d'ira privo di dolo. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, confermando che gli impulsi emotivi non escludono l'intenzione di violare il domicilio altrui. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena: la Corte d'appello aveva commesso un errore materiale nell'applicare la riduzione per il tentativo. La Cassazione ha quindi rideterminato direttamente la sanzione, riducendola a due mesi e venti giorni di reclusione, annullando senza rinvio la sentenza sul punto e condannando l'imputato al pagamento delle spese legali.
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Tentata violazione di domicilio: confermata la condanna
Due soggetti sono stati condannati per tentata violazione di domicilio aggravata e porto di oggetti atti ad offendere. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, la mancata concessione delle attenuanti generiche e il calcolo della pena per il reato continuato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta solo al giudice di merito e che, per negare le attenuanti generiche, basta motivare sui punti decisivi. Inoltre, nel reato continuato, l'aumento di pena per i reati satellite deve essere calcolato e motivato in modo distinto, principio qui pienamente rispettato. Di conseguenza, la condanna è definitiva e i ricorrenti devono pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Tentata violazione di domicilio: condanna certa e ricorso nullo
Due persone, condannate per minaccia e tentata violazione di domicilio, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha respinto entrambi i ricorsi, dichiarandoli inammissibili. Un ricorso è stato giudicato troppo generico e vago, mentre l'altro tentava di far riesaminare i fatti del caso, un'operazione non consentita in sede di Cassazione. Di conseguenza, la condanna per tentata violazione di domicilio è diventata definitiva e gli imputati sono stati condannati a pagare le spese processuali e una multa.
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Tentata violazione di domicilio: calci al cancello, condanna sicura
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un padre e un figlio accusati di tentata violazione di domicilio, lesioni e minaccia aggravata. I due si erano presentati al cancello di un'altra persona, prendendolo a calci e minacciandola, con il padre, quasi ottantenne, che brandiva una bottiglia. La difesa ha sostenuto che non ci fosse una vera intenzione di entrare e che la minaccia non fosse credibile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che i ricorrenti cercavano una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La condanna è quindi diventata definitiva.
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