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Tentata Rapina Impropria

105 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il tentativo di sottrarre una cosa altrui usando violenza o minaccia subito dopo la sottrazione per assicurarsi il possesso o l'impunità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentata rapina impropria aggravata: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a L'Imputato per il reato di concorso in tentata rapina impropria aggravata. La difesa del condannato aveva presentato ricorso contestando sia la qualificazione del fatto sia il mancato riconoscimento della speciale tenuità del danno. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'atto del tutto inammissibile a causa della genericità delle censure sollevate, prive di un reale confronto con le motivazioni della Corte territoriale. La Suprema Corte ha imposto a L'Imputato il pagamento delle spese del procedimento e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentata rapina impropria: da furto in casa a condanna penale
Un individuo si è introdotto clandestinamente nell'appartamento della vittima per compiere un furto. Vistosi sorpreso dal proprietario di casa, l'intruso lo ha colpito con violenza per assicurarsi la fuga e la propria impunità. Il ricorso in Cassazione richiedeva di riqualificare il fatto in semplice violazione di domicilio o tentato furto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per tentata rapina impropria. I giudici hanno chiarito che l'uso della forza subito dopo la scoperta integra la fattispecie più grave. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina impropria: spinta all’addetto sicurezza non è furto
Una persona è stata condannata per il reato continuato di tentata rapina impropria, avendo spintonato un addetto alla sicurezza per fuggire dopo aver sottratto una bottiglia di profumo. La condanna è avvenuta tramite patteggiamento. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la condotta fosse un tentato furto, non una tentata rapina impropria, poiché la resistenza era "passiva". La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che contestare la qualificazione giuridica in sede di patteggiamento è possibile solo per errori manifesti e palesemente eccentrici, non riscontrati nel caso. La condotta di spintonare l'addetto per la fuga rientra nella tentata rapina impropria.
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Tentata rapina impropria: la violenza post-furto non è tentato furto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina impropria e un altro reato. L'imputato sosteneva che il suo comportamento dovesse essere qualificato come tentato furto, non tentata rapina impropria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'uso della violenza per assicurarsi la fuga dopo un tentativo di furto, specialmente con l'arrivo di altre persone, configura correttamente il reato di tentata rapina impropria, non un semplice furto tentato. La decisione ha ribadito l'importanza della violenza successiva al furto per la qualificazione del reato.
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Tentata rapina impropria: dal furto fallito alla condanna
L'Imputato ha prelevato della merce dagli scaffali di un esercizio commerciale e ha aggredito gli operatori intervenuti per guadagnarsi la fuga ed evitare il controllo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina impropria e lesioni personali, dichiarando il ricorso del difensore palesemente inammissibile. I giudici hanno chiarito che la tentata rapina impropria sussiste anche quando l'impossessamento non è stato completato, purché l'agente usi violenza per garantirsi l'impunità. Inoltre, la presenza di precedenti penali e la gravità del fatto giustificano il diniego delle attenuanti generiche e una riduzione di pena contenuta. L'Imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina impropria: Ricorso inammissibile, nessuna attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per tentata rapina impropria. L'imputato contestava la qualificazione del reato, chiedendo che fosse considerato tentato furto, e lamentava il mancato riconoscimento di circostanze attenuanti generiche e per danno di speciale tenuità, oltre a questioni sulla recidiva e la pena. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici precedenti, ribadendo che la violenza era stata usata per garantirsi l'impunità e che le attenuanti erano state correttamente negate. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Tentata Rapina e Pena Congrua
Un Lavoratore è stato condannato per tentata rapina impropria. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, riconoscendo le attenuanti generiche e la diminuzione per il danno di lieve entità, fissando la pena a dieci mesi di reclusione e 240 euro di multa. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'eccessività della pena e il mancato riconoscimento di attenuanti prevalenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, ritenendo la pena congrua e adeguatamente motivata, confermando così la condanna e le spese processuali. Questo caso evidenzia i limiti dell'inammissibilità ricorso penale.
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Tentata rapina impropria: la Cassazione chiarisce i limiti del reato
Un individuo è stato condannato per tentata rapina impropria. Ha presentato ricorso lamentando l'assenza della previa sottrazione della 'res' (la cosa rubata), sostenendo che senza questo elemento il reato non potesse configurarsi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo l'argomentazione manifestamente infondata e in contrasto con la giurisprudenza consolidata, che non richiede la sottrazione preventiva per la configurazione della tentata rapina impropria.
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Tentata rapina impropria: la violenza per la fuga non è solo furto
L'Imputata è stata condannata per tentata rapina impropria aggravata. Aveva abbandonato della merce in un negozio e poi aveva spintonato delle persone per fuggire. La difesa contestava la qualificazione del reato, sostenendo fosse tentato furto e violenza privata, e la motivazione sulla pena per la recidiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che la violenza usata per assicurarsi l'impunità, anche se la merce non è stata definitivamente sottratta, configura la tentata rapina impropria. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e al versamento di tremila euro.
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Tentata rapina impropria e omicidio: la Cassazione conferma le condanne
La Suprema Corte ha confermato la condanna di due imputati per tentata rapina impropria aggravata e tentato omicidio. I fatti riguardano il tentativo di sottrarre un portafoglio, seguito da violenza e accoltellamento per assicurarsi l'impunità. Gli imputati contestavano il concorso di persone e la qualificazione del reato. La Corte ha ribadito che la stretta connessione tra l'azione furtiva e la successiva violenza integra la tentata rapina impropria, e ha ritenuto provato l'agire congiunto anche per il tentato omicidio, respingendo i ricorsi e confermando le condanne.
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Tentata rapina impropria: dal furto in casa alla violenza
Due persone sono entrate in un'abitazione privata per rubare del denaro e hanno spostato la somma custodita nella camera da letto. Prima di riuscire ad allontanarsi con il bottino, sono state intercettate dalle forze dell'ordine e hanno reagito con violenza contro gli agenti. I giudici di merito hanno qualificato la condotta come tentata rapina impropria. Le imputate hanno presentato ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse solo di un tentato furto in abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la sussistenza della tentata rapina impropria, poiché la violenza è stata usata subito dopo gli atti idonei al furto per cercare di garantirsi l'impunità. Le ricorrenti devono pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in Appello: L’Inammissibilità del Ricorso per Cassazione
Un individuo è stato condannato per tentata rapina impropria e minacce. In appello, ha raggiunto un concordato con la Procura, accettando una pena ridotta in cambio della rinuncia a contestare la sua colpevolezza. Successivamente, l'individuo ha presentato un ricorso per Cassazione, lamentando vizi nella motivazione della condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione. Ha chiarito che, avendo l'imputato accettato un concordato in appello, ha rinunciato a sollevare questioni sulla sua colpevolezza. Il ricorso per Cassazione è ammissibile solo per vizi legati alla formazione dell'accordo o all'illegalità della pena, non per motivi già rinunciati.
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Tentata rapina impropria: da furto a condanna confermata
L'Imputato ha sottratto della merce dagli espositori di un negozio e ha superato la cassa senza saldare il dovuto. Durante la fuga con la refurtiva, ha spintonato e usato violenza contro chi cercava di fermarlo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina impropria, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito la presenza di un legame immediato tra la sottrazione dei beni e la forza esercitata per scappare. La Suprema Corte ha ribadito l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità. Risultando infondata anche la censura sulla recidiva, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Dosimetria della Pena: Ricorso Inammissibile per Tentata Rapina Impropria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una Ricorrente, già condannata per tentata rapina impropria. La Ricorrente contestava la dosimetria della pena, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello troppo generica. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la Corte d'Appello aveva già ridotto la pena al minimo applicabile per il reato tentato. Il ricorso è stato respinto perché le contestazioni erano generiche e non specifiche, portando alla condanna della Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina impropria: il furto fallito diventa reato grave
Un uomo tenta di rubare all'interno di un supermercato, ma l'addetto alla sicurezza lo scopre. Per assicurarsi la fuga e l'impunità, l'uomo aggredisce con violenza il vigilante. I giudici di merito lo condannano per la fattispecie di tentata rapina impropria, escludendo lo stato di necessità invocato dalla difesa. L'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito per un grave stato di bisogno e contestando la qualificazione del reato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici confermano che la tentata rapina impropria sussiste anche quando il furto non si consuma, ma il soggetto usa violenza subito dopo per fuggire. L'imputato deve quindi pagare le spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina impropria: la violenza per fuggire costa la condanna
L'imputata ha sottratto un bene e ha successivamente esercitato violenza fisica contro la persona presente per garantirsi la fuga e l'impunità. La difesa ha sostenuto l'assenza dell'elemento soggettivo del reato, evidenziando la successiva restituzione della cosa. I giudici di merito hanno tuttavia confermato la condanna per il delitto di tentata rapina impropria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla donna: la condotta violenta finalizzata a fuggire perfeziona il delitto prima dell'eventuale riconsegna della refurtiva. L'imputata deve quindi pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Busta vuota e aggressione: tentata rapina impropria
Una lavoratrice ha sottratto una busta al datore di lavoro per riscuotere la retribuzione e ha usato violenza per trattenerla. La busta era vuota poiché il datore aveva spostato il denaro per sicurezza. I giudici di merito hanno condannato l'imputata per tentata rapina impropria e percosse. La Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che non esiste reato impossibile se l'assenza del denaro è solo temporanea e accidentale. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno stabilito che il reato di percosse resta assorbito nella tentata rapina impropria. La Corte ha quindi annullato la condanna per le percosse ed eliminato la pena aggiuntiva di un mese di reclusione.
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Tentata rapina impropria: ricorso inammissibile, condanna confermata
Un individuo è stato condannato per tentata rapina impropria e altri reati dalla Corte d'Appello. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la condanna, l'applicazione della recidiva, il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la pena complessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la sentenza precedente, ritenendo le censure manifestamente infondate. La Corte d'Appello aveva fornito una motivazione logica e congrua, basata su prove certe e sulla pericolosità dell'imputato, giustificando il diniego delle attenuanti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina impropria: bottiglia integra senza aggravante
Un uomo è entrato in un locale impugnando una bottiglia di birra vuota e intimando la consegna del denaro. Dopo una breve colluttazione a mani nude con il titolare, l'avventore è fuggito, lasciando a terra la bottiglia intatta. I giudici di merito lo hanno condannato per tentata rapina impropria aggravata dall'uso di arma. La Corte di Cassazione ha invece escluso l'aggravante dell'arma impropria: la bottiglia era solo impugnata, non brandita né usata per colpire. Con la caduta dell'aggravante, il calcolo della pena massima è sceso e il reato è risultato ormai estinto per prescrizione, determinando l'annullamento senza rinvio.
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Tentata Rapina Impropria: Cassazione conferma condanna con violenza
Un Lavoratore è stato condannato per tentata rapina impropria e lesioni volontarie. Ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo di riqualificare il reato in tentato furto e contestando le lesioni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che la condotta, caratterizzata dall'uso di violenza dopo il furto, configurava correttamente la tentata rapina impropria. La sentenza ha confermato le condanne precedenti, evidenziando come la Cassazione non possa riesaminare il merito delle prove.
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