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Tempus Regit Actum

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640 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rescissione del giudicato: guida alla competenza
La Corte di Cassazione ha affrontato un conflitto di competenza riguardante un'istanza di rescissione del giudicato presentata da un cittadino straniero. Il nodo centrale riguarda l'applicazione della Legge 103/2017, che ha trasferito la competenza per tale istituto dalla Cassazione alla Corte di Appello. La Suprema Corte ha ribadito che, in assenza di norme transitorie, si applica il principio tempus regit actum, individuando nella data di emissione della sentenza impugnata il criterio per determinare il regime applicabile. Poiché la sentenza era successiva alla riforma, la competenza spetta alla Corte di Appello.
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Ricorso per Cassazione: obbligo firma avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un **Ricorso per Cassazione** presentato personalmente da un cittadino contro una sentenza del GIP. La decisione si basa sulla riforma introdotta dalla Legge 103/2017, che ha eliminato la possibilità per le parti di sottoscrivere personalmente l'impugnazione. Attualmente, la legge impone che il ricorso sia firmato esclusivamente da un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. In virtù del principio tempus regit actum, la Corte ha rigettato l'istanza senza formalità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
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Ricorso per Cassazione: stop al deposito personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato personalmente da un imputato, ribadendo che, dopo la riforma del 2017, il Ricorso per Cassazione deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore abilitato. La decisione conferma che la limitazione della difesa personale non viola la Costituzione, poiché la complessità del giudizio di legittimità richiede una competenza professionale specifica. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione: obbligo di firma del legale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato personalmente da un imputato contro una sentenza d'appello. La decisione si fonda sulla riforma introdotta dalla Legge 103/2017, che ha rimosso la facoltà per la parte di sottoscrivere personalmente il **ricorso per cassazione**. Attualmente, l'atto deve essere necessariamente firmato da un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti, a pena di invalidità. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per Cassazione: obbligo firma avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati personalmente da due imputati contro una sentenza d'appello. La decisione ribadisce che, a seguito della riforma introdotta dalla Legge 103/2017, il Ricorso per Cassazione non può più essere proposto dalla parte personalmente, ma richiede obbligatoriamente la sottoscrizione di un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. La mancanza di tale requisito formale determina l'invalidità dell'atto e la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Previdenza integrativa: guida alla tassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che chiedeva il rimborso delle imposte pagate su prestazioni di previdenza integrativa ricevute nel 2006. Il fulcro della controversia riguardava l'applicabilità del vecchio regime fiscale rispetto alle novità introdotte nel 2005. I giudici hanno chiarito che per le somme erogate prima del 2007 o relative a montanti accumulati da soggetti non più iscritti alla data di entrata in vigore della nuova legge, resta valida la tassazione basata sull'articolo 20 del TUIR. La decisione conferma che il potere di riliquidazione dell'Agenzia delle Entrate non è inibito se il contribuente non rientra nei requisiti soggettivi per il nuovo regime agevolato.
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Definizione agevolata: stop alle liti col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a una contribuente relativa a un accertamento su redditi di partecipazione societaria. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, depositando la prova del pagamento della prima rata. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della documentazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la definizione agevolata prevale sulla prosecuzione della lite fiscale.
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Quadro RW: raddoppio termini sanzioni estere
La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'irrogazione delle sanzioni relative all'omessa compilazione del Quadro RW per attività in Stati a fiscalità privilegiata ha natura procedimentale. Tale disposizione, introdotta nel 2009, si applica secondo il principio 'tempus regit actum' anche a violazioni commesse in anni d'imposta precedenti, purché l'atto di contestazione sia notificato dopo l'entrata in vigore della norma. La decisione distingue nettamente tra la presunzione di evasione (sostanziale e non retroattiva) e i termini di accertamento (procedimentali e applicabili ai procedimenti in corso).
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Riduzione di pena: quando spetta dopo l’abbreviato
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva l'ulteriore riduzione di pena di un sesto prevista dalla Riforma Cartabia. L'imputato aveva inizialmente proposto appello contro la sentenza di primo grado, rinunciandovi solo in un secondo momento per tentare di ottenere il beneficio. La Suprema Corte ha stabilito che la riduzione di pena spetta esclusivamente in caso di mancata proposizione dell'impugnazione, non essendo la rinuncia tardiva equiparabile alla scelta originaria di non appellare. Inoltre, il beneficio non si applica retroattivamente se l'irrevocabilità della sentenza è maturata prima dell'entrata in vigore della riforma.
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Giudizio abbreviato: limiti allo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della riduzione di pena di un sesto, prevista dalla Riforma Cartabia per chi non impugna la sentenza di **giudizio abbreviato**. La Corte ha stabilito che tale beneficio, avendo natura processuale e premiale, non è applicabile retroattivamente a sentenze già divenute irrevocabili prima dell'entrata in vigore della nuova normativa. La decisione si fonda sul principio del tempus regit actum, escludendo che la norma possa essere considerata una lex mitior di tipo sostanziale.
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Monitoraggio fiscale: raddoppio termini sanzioni
La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'irrogazione delle sanzioni relative al monitoraggio fiscale ha natura procedimentale. La controversia riguardava l'omessa compilazione del quadro RW per l'anno 2005 in relazione ad attività detenute in paesi a fiscalità privilegiata. La Corte ha stabilito che, a differenza delle presunzioni di reddito (sostanziali), le norme sui termini di accertamento si applicano a tutti gli atti notificati dopo la loro entrata in vigore, anche per annualità pregresse, rispettando il principio del monitoraggio fiscale.
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Monitoraggio fiscale: raddoppio termini sanzioni
La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'irrogazione delle sanzioni relative al monitoraggio fiscale ha natura procedimentale. La controversia riguardava l'omessa compilazione del quadro RW per l'anno 2007 da parte di un contribuente con attività in paesi a fiscalità privilegiata. Poiché le norme sul raddoppio dei termini seguono il principio 'tempus regit actum', esse si applicano a tutti gli atti notificati dopo la loro entrata in vigore, anche se riferiti a periodi d'imposta precedenti, purché la sanzione fosse già prevista al momento della violazione.
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Raddoppio dei termini e sanzioni per capitali esteri
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'irrogazione di sanzioni relative al monitoraggio fiscale ha natura procedimentale e non sostanziale. La vicenda riguarda un contribuente che aveva omesso la compilazione del quadro RW per l'anno 2003 relativamente ad attività estere. Nonostante la violazione fosse antecedente all'introduzione della norma del 2009, la Corte ha confermato la legittimità dell'atto sanzionatorio notificato nel 2014. La decisione si fonda sul principio che le norme sulla durata dei termini di accertamento si applicano a tutti gli atti notificati dopo la loro entrata in vigore, indipendentemente dal periodo d'imposta di riferimento.
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Monitoraggio fiscale: raddoppio termini sanzioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'irrogazione di sanzioni relative al monitoraggio fiscale ha natura procedimentale. La controversia nasce dall'omessa compilazione del quadro RW per l'anno 2004 da parte di una contribuente, con sanzioni notificate nel 2014. Mentre i giudici di merito avevano ritenuto la norma irretroattiva, la Suprema Corte ha chiarito che, trattandosi di una disposizione procedurale, si applica il principio tempus regit actum. Di conseguenza, il raddoppio dei termini è legittimo per tutti gli atti notificati dopo l'entrata in vigore della legge del 2009, anche se riferiti ad annualità precedenti, purché la sanzione fosse già prevista al momento della violazione.
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Citazione diretta a giudizio e truffa aggravata
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza con cui un Tribunale aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero, ritenendo erroneamente necessaria l'udienza preliminare per un caso di truffa aggravata. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito della Riforma Cartabia, la citazione diretta a giudizio è la procedura corretta per il reato di truffa aggravata dalla minorata difesa. Il provvedimento del giudice di merito è stato dichiarato abnorme poiché generava una stasi del processo insuperabile, impedendo al PM sia di reiterare l'atto che di mutare il rito.
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Rito abbreviato: negato lo sconto per rinuncia appello
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti dell'ulteriore riduzione di pena di un sesto nel rito abbreviato, introdotta dalla Riforma Cartabia. Un imputato aveva rinunciato all'appello dopo l'entrata in vigore della norma, sperando di ottenere lo sconto. La Corte ha stabilito che il beneficio spetta solo se l'impugnazione non è mai stata proposta. La rinuncia a un appello già pendente non equivale alla mancata proposizione, poiché il giudizio superiore è già stato instaurato e gli effetti dell'atto iniziale sono esauriti, impedendo l'applicazione retroattiva della norma più favorevole.
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Elezione di domicilio e validità dell’appello penale
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di inammissibilità relativo a un appello penale. Il nucleo della controversia riguardava l'elezione di domicilio, che non era stata allegata materialmente all'impugnazione ma era stata chiaramente richiamata come già presente nel fascicolo processuale. I giudici hanno chiarito che, nonostante il regime normativo previgente, il richiamo specifico a un atto esistente soddisfa i requisiti di legge.
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Rescissione del giudicato: guida alla procedura
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un'istanza di rescissione del giudicato presentata da un condannato dichiarato contumace senza decreto di irreperibilità. La decisione chiarisce che in tali casi si applica il regime transitorio della restituzione nel termine, escludendo la procedura di rescissione del giudicato basata sulla disciplina dell'assenza.
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Elezione di domicilio: appello penale inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello penale poiché privo della necessaria elezione di domicilio. Il caso riguarda un imputato condannato per false attestazioni volte a ottenere il patrocinio a spese dello Stato. La Suprema Corte ha stabilito che, nonostante l'abrogazione della norma che richiedeva l'elezione, essa rimane applicabile agli appelli presentati prima della riforma del 2024, in virtù del principio tempus regit actum.
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Rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale: regole
La Suprema Corte ha annullato una sentenza di condanna emessa in appello che aveva ribaltato un'assoluzione di primo grado senza procedere alla rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale. Il caso riguardava il porto di un'arma bianca, inizialmente giustificato per motivi lavorativi. La Cassazione ribadisce che, per condannare chi è stato assolto sulla base di prove orali, è necessario riascoltare i testimoni e l'imputato.
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