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Tempo Vestizione

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tempo vestizione: quando va pagato? La Cassazione.
La Corte di Cassazione ha confermato che il tempo vestizione del personale sanitario deve essere retribuito, considerandolo orario di lavoro. La sentenza chiarisce che l'obbligo di indossare una divisa per motivi igienico-sanitari e di riconoscibilità costituisce una direttiva implicita del datore di lavoro (eterodirezione). Pertanto, il tempo impiegato per indossare e togliere la divisa, anche se avviene prima di timbrare l'inizio del turno e dopo la fine, rientra a pieno titolo nell'orario di lavoro e deve essere pagato.
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Tempo vestizione: quando è orario di lavoro?
La Corte di Cassazione conferma che il tempo vestizione, necessario per indossare la divisa aziendale prima del turno, costituisce orario di lavoro retribuito. L'ordinanza analizza il caso di alcuni infermieri, stabilendo che quando la vestizione è obbligatoria, funzionale alla prestazione e soggetta al potere direttivo del datore di lavoro, deve essere computata e pagata come tale. La Corte ha respinto il ricorso di un'azienda sanitaria, che contestava la decisione per vizi procedurali, confermando il diritto dei lavoratori alla retribuzione aggiuntiva.
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Tempo vestizione: quando va retribuito in ospedale?
Un'operatrice socio-sanitaria ha richiesto la retribuzione per il tempo vestizione non pagato. L'azienda ospedaliera sosteneva che una riduzione dell'orario di lavoro, prevista da un accordo aziendale, compensasse già tale tempo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il tempo vestizione è dovuto. La Corte ha chiarito che l'accordo aziendale in questione non era stato stipulato per compensare il tempo tuta, ma per altre ragioni legate a un cambio di turnazione, rendendo inammissibile l'argomentazione dell'azienda.
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Tempo vestizione: quando è orario di lavoro? Cassazione
Due operatori sanitari hanno richiesto il pagamento del tempo impiegato per indossare e togliere la divisa. La loro domanda è stata respinta in primo e secondo grado perché ritenuta generica e non provata. I giudici hanno sottolineato che i lavoratori non avevano specificato né dimostrato che queste operazioni avvenissero al di fuori dell'orario di lavoro retribuito (cioè prima di timbrare l'ingresso e dopo aver timbrato l'uscita). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12527/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la mancata allegazione e prova di tale circostanza è decisiva. Per ottenere il pagamento del tempo vestizione, il lavoratore ha l'onere di dimostrare che esso si colloca fuori dall'orario già retribuito.
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Tempo vestizione: onere della prova e rinuncia
Un infermiere chiede la retribuzione per il tempo vestizione. Il Tribunale accoglie la richiesta, ma la Corte d'Appello la respinge a causa di timbrature orarie irregolari, ponendo l'onere della prova a carico del lavoratore. Quest'ultimo ricorre in Cassazione ma poi rinuncia. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per carenza d'interesse, compensando le spese e escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Tempo vestizione: onere della prova e retribuzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'infermiera che chiedeva la retribuzione per il cosiddetto 'tempo vestizione'. La decisione conferma che l'onere della prova spetta al lavoratore, il quale deve dimostrare che il tempo per indossare la divisa sia impiegato al di fuori dell'orario di lavoro per disposizioni aziendali. In questo caso, le prove documentali, come i cartellini marcatempo, non supportavano la tesi della lavoratrice, mostrando anzi una notevole flessibilità oraria.
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