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Suitability Rule

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio che impone agli intermediari finanziari di consigliare e vendere solo prodotti e servizi adeguati al profilo di rischio, agli obiettivi di investimento e alla conoscenza finanziaria del cliente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Operazione non adeguata: banca assolta se il cliente firma
Due risparmiatori hanno citato in giudizio una banca per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'acquisto di obbligazioni argentine andate in default. Gli investitori lamentavano la mancata informazione sui rischi e la nullità dell'ordine di acquisto. La banca ha dimostrato di aver dettagliato verbalmente i pericoli dell'investimento tramite il proprio funzionario e di aver raccolto la sottoscrizione del modulo in cui il cliente dichiarava di essere consapevole dei rischi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei risparmiatori: se il cliente riceve gli opportuni avvisi e autorizza per iscritto l'esecuzione di una operazione non adeguata, la banca non ha l'obbligo di astenersi dal compierla e non risponde della perdita finanziaria subita.
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Perdite e obblighi informativi dell’intermediario finanziario
Due risparmiatori subiscono perdite finanziarie dopo aver acquistato quote di fondi comuni consigliate da un promotore. Il cessionario del credito agisce contro la banca per il risarcimento dei danni. La banca chiama in causa il promotore. La Corte d'Appello condanna la banca al risarcimento e il promotore a rifondere il 50% alla banca, ritenendo violati gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario. La Cassazione dichiara inammissibili sia il ricorso del promotore sia quello della banca. I giudici confermano che la semplice consegna del prospetto informativo non basta ad assolvere i doveri di informazione attiva e passiva. La banca e il promotore devono risarcire il danno in quanto non hanno provato di aver informato adeguatamente i clienti sui rischi specifici dell'operazione.
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Violazione obblighi informativi: quando è inammissibile
Due investitori hanno citato in giudizio la propria banca per perdite subite su azioni illiquide, lamentando una violazione degli obblighi informativi e una consulenza inadeguata. La Corte d'Appello ha respinto la loro domanda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che le doglianze non riguardavano errori di diritto, ma tentativi di rivalutare i fatti, un compito che esula dalla sua giurisdizione. La decisione ribadisce che la valutazione dell'adeguatezza delle informazioni e della congruità dell'investimento spetta ai giudici di merito.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione chiarisce
A seguito della perdita totale di un ingente investimento in obbligazioni di una banca d'affari statunitense poi fallita, gli eredi di un investitore hanno citato in giudizio l'istituto di credito intermediario. Lamentavano la violazione degli obblighi informativi, l'inadeguatezza dell'operazione e un presunto conflitto di interessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che le censure dei ricorrenti erano in parte volte a un riesame del merito, inammissibile in sede di legittimità, e in parte infondate, poiché gli obblighi informativi della banca erano stati correttamente adempiuti in relazione alle informazioni disponibili al momento dell'investimento.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione decide
Una risparmiatrice ha perso i suoi risparmi investendo in titoli di una nota società, poco prima del default. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, ribadendo i stringenti obblighi informativi a carico della banca. La Suprema Corte ha stabilito che esiste una presunzione di nesso causale tra la mancata informazione e il danno, e che la propensione al rischio del cliente non attenua la responsabilità dell'intermediario. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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