LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Stupefacenti

33 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Sostanze in grado di modificare lo stato psico-fisico di una persona, il cui possesso, produzione e spaccio sono regolamentati e sanzionati dalla legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un individuo è stato condannato per detenzione di stupefacenti per spaccio (cocaina e hashish). I giudici di merito hanno basato la condanna sulla grande quantità di droga, sul suo confezionamento (ovuli termosaldati in una scarpa) e sul ritrovamento di strumenti per il taglio e la pesatura. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione dei giudici precedenti fosse logica e congrua, evidenziando come le modalità di detenzione e la presenza di strumenti escludessero l'uso personale. La condanna è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Spaccio di droga: Cassazione conferma condanna per detenzione e intento di vendita
Una donna è stata condannata per spaccio di droga dopo essere stata trovata in possesso di oltre 43 grammi di eroina e 2 grammi di cocaina, insieme a un bilancino di precisione, indicando l'intenzione di commercializzare le sostanze. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e l'interpretazione dei fatti da parte dei giudici precedenti in materia di spaccio di droga.
Continua »
Confisca obbligatoria: droga e patteggiamento
La Corte di Cassazione ha chiarito che la confisca obbligatoria della sostanza stupefacente deve essere sempre disposta dal giudice, anche in caso di sentenza di patteggiamento. Nel caso esaminato, il tribunale di merito aveva omesso di ordinare la confisca della droga sequestrata durante un procedimento per spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando parzialmente la sentenza e disponendo direttamente la confisca e la distruzione dello stupefacente, ribadendo la natura imperativa di tale misura di sicurezza patrimoniale.
Continua »
Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione di cocaina a seguito di Patteggiamento. Il ricorrente lamentava un vizio di motivazione e la mancata qualificazione del fatto come di lieve entità. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 448 comma 2-bis c.p.p., il ricorso contro la sentenza di applicazione della pena su richiesta è limitato a casi tassativi, tra i quali non rientra il vizio di motivazione, rendendo così il gravame del tutto improponibile.
Continua »
Reato continuato: quando il tempo esclude il beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del beneficio del reato continuato per un soggetto condannato per reati legati al traffico di stupefacenti. Il punto focale della decisione risiede nella notevole distanza temporale, superiore a un anno e mezzo, tra i diversi episodi criminosi. Tale intervallo è stato considerato una cesura tranciante che esclude logicamente l'esistenza di un unico disegno criminoso originario. La Suprema Corte ha ribadito che, sebbene la legge non fissi limiti temporali rigidi, un distacco cronologico così ampio suggerisce autonome risoluzioni criminose piuttosto che una programmazione unitaria.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti e porto abusivo di armi. L'imputato era stato sorpreso in una nota zona di spaccio con dosi di droga già confezionate e strumenti per la suddivisione, oltre a un coltello. La Suprema Corte ha confermato che il confezionamento frazionato e la presenza di strumentazione specifica escludono l'ipotesi dell'uso personale. Inoltre, è stato ribadito che il porto di un coltello senza una valida ragione legata a necessità immediate e lecite configura il reato di porto abusivo.
Continua »
Sostanze stupefacenti: unicità del reato e detenzione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna riguardante la detenzione di sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava la mancata valutazione dell'unicità del reato per il possesso di cocaina rinvenuta sia sulla persona che in casa. La Suprema Corte ha rilevato un difetto di motivazione da parte dei giudici di appello, i quali non avevano risposto alla doglianza difensiva circa la configurazione di un'unica ipotesi di reato invece di due condotte distinte.
Continua »
Confisca veicolo: i limiti nella guida sotto stupefacenti
Un conducente è stato condannato tramite patteggiamento per guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando la mancata confisca veicolo (una bicicletta elettrica). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché generico: non è stato dimostrato che il mezzo appartenesse effettivamente al condannato, requisito essenziale per disporre la confisca.
Continua »
Lieve entità: quando lo spaccio non è attenuato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, rigettando la richiesta di riqualificazione del fatto come lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva argomenti già analizzati dai giudici di merito. La decisione si fonda sulla valutazione negativa della quantità e qualità delle diverse sostanze detenute, nonché sulle modalità dell'azione, elementi che escludono l'applicazione della fattispecie attenuata della lieve entità.
Continua »
Pericolosità sociale: espulsione e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di eroina e la contestuale misura di sicurezza dell'espulsione per un cittadino straniero. Il ricorrente contestava la valutazione della pericolosità sociale, ritenendola basata solo su precedenti datati. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'uso di un alias, la pluralità delle condotte di cessione e i precedenti specifici dimostrano un inserimento stabile in circuiti criminali, rendendo legittima l'espulsione.
Continua »
Reato continuato e detenzione di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione illecita di cocaina e hashish, rigettando il ricorso basato sulla presunta violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza. Il cuore della vicenda riguarda l'applicazione del reato continuato: la difesa sosteneva che la condotta dovesse essere considerata unitaria, mentre i giudici hanno ribadito che la detenzione di diverse tipologie di droghe configura reati autonomi, seppur legati dal medesimo disegno criminoso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza e mancanza di criticità specifica rispetto alle motivazioni della sentenza di appello.
Continua »
Stupefacenti: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, respingendo il ricorso di un imputato trovato in possesso di cocaina pura all'83%. La Corte ha chiarito che l'uso di un furgone aziendale e l'occultamento della droga in contenitori di detersivo indicano un'organizzazione incompatibile con la lieve entità. Inoltre, è stato ribadito che il solo stato di incensuratezza non garantisce l'accesso alle attenuanti generiche, richiedendo invece elementi positivi di valutazione.
Continua »
Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di patteggiamento per detenzione di cocaina e hashish. Il ricorrente lamentava vizi di motivazione riguardo alla propria responsabilità penale. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che, a seguito della Riforma Orlando, il ricorso contro il patteggiamento è limitato esclusivamente alla qualificazione giuridica del reato, all'illegalità della pena o a vizi del consenso. Poiché il ricorso sollevava questioni generiche sulla colpevolezza, è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Stupefacenti: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione e trasporto di stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno valorizzato il dato quantitativo, la varietà delle sostanze e il tentativo di disfarsi della droga durante il controllo. La sentenza ribadisce che la determinazione della pena e la valutazione delle prove non sono sindacabili in sede di legittimità se logicamente motivate.
Continua »
Affidamento terapeutico: guida alla revoca
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca con efficacia retroattiva dell'**affidamento terapeutico** per un condannato che ha introdotto e ceduto sostanze stupefacenti all'interno della comunità. La decisione si fonda sul fallimento totale della prova riabilitativa, evidenziato dalla gravità della condotta delittuosa commessa durante il periodo di applicazione della misura. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché non presentava critiche specifiche alla decisione del Tribunale di Sorveglianza, limitandosi a proporre una diversa lettura dei fatti già ampiamente valutati.
Continua »
Patteggiamento: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati contro una sentenza di patteggiamento relativa a reati in materia di stupefacenti. I ricorrenti lamentavano la mancata qualificazione del fatto come lieve entità, richiedendo una rivalutazione del merito non consentita in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che il ricorso contro il patteggiamento è limitato a vizi specifici riguardanti la volontà, la pena illegale o il difetto di correlazione, escludendo la possibilità di contestare la qualificazione giuridica se non per errori manifesti.
Continua »
Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati contro una sentenza di patteggiamento riguardante reati in materia di stupefacenti. I ricorrenti avevano contestato la mancata qualificazione del fatto come di lieve entità, ma la Corte ha stabilito che tale doglianza non rientra tra i motivi tassativi per impugnare una sentenza di applicazione della pena su richiesta, risolvendosi in una richiesta di rivalutazione del merito non consentita in sede di legittimità.
Continua »
Stupefacenti: quando la quantità esclude la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. I giudici hanno confermato l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità a causa dell'elevato numero di dosi rinvenute, pari a oltre 1.100 di marijuana e altre sostanze, unitamente al possesso di una somma di denaro significativa. La genericità dei motivi di ricorso ha comportato la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver aderito al concordato in appello per reati legati agli stupefacenti, contestava la validità del proprio consenso. Il ricorrente sosteneva che la sua volontà fosse viziata dalla mancata conoscenza dell'impossibilità di accedere alle sanzioni sostitutive. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice ignoranza delle conseguenze giuridiche derivanti da una scelta processuale non configura un vizio della volontà, confermando la definitività dell'accordo sulla pena.
Continua »
Stupefacenti: l’aggravante per ingente quantità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due individui coinvolti nel trasporto di oltre 10 kg di stupefacenti. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili poiché contestavano valutazioni di merito già correttamente espresse dai giudici di appello. La Corte ha confermato l'aggravante dell'ingente quantità, rilevando che il principio attivo superava di 6.000 volte la soglia di legge. Inoltre, è stata negata la concessione delle attenuanti generiche a causa della gravità del fatto, dei precedenti penali e della scarsa collaborazione degli imputati durante le indagini.
Continua »