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Stato Di Necessità — Anno 2025

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96 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Stato Di Necessità

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per occupazione abusiva. Il ricorso è stato respinto perché i motivi erano una mera ripetizione di quanto già discusso e rigettato in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha confermato la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione in materia penale, poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. Il caso riguardava il mancato riconoscimento dello stato di necessità per un reato minore legato agli stupefacenti. La decisione sottolinea il principio della specificità dei motivi di impugnazione e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è rivalutazione dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una sentenza della Corte d'Appello di Torino. Il ricorrente, condannato per il reato di evasione, aveva eccepito la mancata applicazione dello stato di necessità. La Suprema Corte ha stabilito che le censure, pur apparendo come vizi di legge, erano in realtà una richiesta di diversa valutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abusivismo abitativo: no allo stato di necessità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due persone condannate per un caso di abusivismo abitativo durato oltre dieci anni. La Corte ha rigettato la tesi dello stato di necessità, considerandola insostenibile a fronte di una situazione di illegalità prolungata e non di un mero disagio temporaneo, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Rinnovazione istruttoria appello: quando è negata?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti della rinnovazione istruttoria in appello. Il ricorso di un imputato, condannato per una violazione del codice della strada, è stato dichiarato inammissibile perché la richiesta di nuove prove non era decisiva e le altre censure miravano a una rivalutazione dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità. La Corte ha ribadito che la rinnovazione è un evento eccezionale, disposto solo se il giudice non può decidere con gli atti a disposizione.
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Prescrizione reati stradali: la Legge Orlando vale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza, il quale sosteneva l'estinzione del reato. La Corte ha stabilito che per i reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019, si applica ancora la sospensione della prescrizione introdotta dalla c.d. Legge Orlando. Questa decisione è fondamentale per il calcolo della prescrizione reati stradali, confermando che il periodo di sospensione tra il primo e il secondo grado di giudizio va aggiunto al termine ordinario, impedendo così l'estinzione del reato nel caso specifico.
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Abuso edilizio: no allo stato di necessità per bisogno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per abuso edilizio a carico di un individuo che aveva realizzato manufatti in un campo nomadi. Il ricorso, basato su motivi quali la prescrizione, lo stato di necessità abitativa e la particolare tenuità del fatto, è stato integralmente rigettato. La sentenza ribadisce che l'ordine di demolizione è una conseguenza obbligatoria della condanna e che lo stato di necessità non può essere invocato per giustificare la costruzione illegale, neppure per soddisfare un bisogno primario come quello dell'abitazione.
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Omicidio stradale aggravato: fuga e colpa cosciente
Un camionista, condannato per omicidio stradale aggravato per aver ucciso un manifestante forzando un picchetto, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha confermato la condanna, chiarendo i concetti di "colpa cosciente" e dell'aggravante della fuga. La consapevolezza del rischio concreto da parte del conducente e il dato oggettivo della fuga sono stati ritenuti sufficienti, respingendo le difese basate sulla paura e sullo stato di necessità.
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Favoreggiamento immigrazione: la condanna è certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per favoreggiamento immigrazione nei confronti di un autista sorpreso a trasportare cinque cittadini stranieri privi di documenti. La sentenza chiarisce che la consapevolezza dell'illegalità dell'operazione e l'aggravante del profitto possono essere desunte dalle circostanze, anche in assenza di prove di un contatto diretto con l'organizzazione o di un guadagno personale. Rigettate le tesi difensive basate sulla buona fede e sullo stato di necessità per la presenza di una donna incinta.
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Omesso versamento cauzione: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per omesso versamento cauzione, imposta come misura di prevenzione. La Corte ha stabilito che la difficoltà economica, anche a fronte di una rateizzazione, non costituisce una scusante automatica. Inoltre, non è applicabile la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'inadempimento rivela la persistente pericolosità sociale del soggetto, confermando la condanna a sei mesi di arresto.
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Stato di necessità: non basta il disagio abitativo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per occupazione abusiva di un immobile. La Corte chiarisce che lo stato di necessità non può essere invocato sulla base del solo disagio economico o della generica esigenza abitativa, ma richiede la prova di un pericolo attuale, grave e inevitabile per la persona, che nel caso di specie non è stata fornita.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici, ripetitivi e non si confrontavano criticamente con la sentenza d'appello. La decisione sottolinea che l'appello deve contenere censure specifiche e dettagliate, non una mera riproposizione delle difese precedenti o una richiesta di riesame dei fatti, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Stato di necessità: non giustifica l’occupazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per occupazione abusiva di immobile. L'imputato invocava lo stato di necessità per la sua esigenza abitativa, ma la Corte ha ribadito che tale giustificazione è valida solo per pericoli attuali e transitori, non per risolvere problemi di alloggio permanenti. Altri motivi, come la particolare tenuità del fatto, sono stati respinti perché non proposti nel precedente grado di giudizio.
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Stato di necessità: non giustifica l’occupazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata per occupazione abusiva di un immobile, che invocava lo stato di necessità. La Corte ha ribadito che lo stato di necessità è applicabile solo in caso di pericolo attuale e transitorio, e non per risolvere in modo permanente un'esigenza abitativa. È stata respinta anche la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della natura perdurante della condotta illecita.
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Stato di necessità abitativo: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due persone condannate per occupazione abusiva di un immobile. Gli imputati avevano invocato lo stato di necessità abitativo come giustificazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può rivalutare le prove e che lo stato di necessità è applicabile solo a pericoli attuali e transitori, non per risolvere in via definitiva un problema di alloggio.
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Occupazione abusiva immobile: quando è reato?
La Cassazione conferma la condanna per occupazione abusiva immobile a carico di un nucleo familiare. Non è stata riconosciuta né lo stato di necessità, né la particolare tenuità del fatto, poiché l'azione era finalizzata a ottenere un'abitazione più grande e non a fronteggiare un'emergenza abitativa.
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Ricorso inammissibile per resistenza: la specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'appello, basato sul mancato riconoscimento dello stato di necessità, è stato respinto per mancanza di specificità e perché mirava a una non consentita rilettura dei fatti già valutati dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: le motivazioni contano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La decisione si fonda sulla genericità e mancanza di specificità dei motivi presentati, che non contestavano efficacemente la logica della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha sottolineato che per evitare una declaratoria di ricorso inammissibile è necessario confrontarsi puntualmente con le argomentazioni del giudice precedente.
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Stato di necessità arma: quando è escluso dalla Cassazione
Un uomo, agli arresti domiciliari, esce di casa armato in seguito all'aggressione subita dalla sorella da parte del convivente. La situazione degenera con l'omicidio di suo fratello. L'uomo viene condannato per porto abusivo d'arma. La Cassazione conferma la condanna, escludendo lo stato di necessità arma perché l'imputato aveva intenti vendicativi e avrebbe potuto chiamare la polizia, non trovandosi in una situazione di pericolo attuale e imminente.
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Evasione arresti domiciliari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per evasione arresti domiciliari. L'imputata aveva giustificato la sua assenza invocando uno stato di necessità, ma le indagini hanno dimostrato che si era allontanata da casa per più giorni, confutando l'ipotesi di un'emergenza contingente. La Corte ha quindi confermato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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