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Spaccio Di Droga

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62 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto condannato per spaccio di droga e evasione dagli arresti domiciliari presenta ricorso in Cassazione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare i fatti del processo. La decisione sottolinea come la reiterazione del reato in un breve lasso di tempo e la violazione delle misure cautelari siano elementi decisivi per escludere sia la fattispecie di lieve entità sia la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
Un individuo condannato per spaccio di droga ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove (intercettazioni) e chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le motivazioni si fondano sull'impossibilità per la Cassazione di riesaminare i fatti e sulla genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, in un caso caratterizzato da una "doppia conforme" (sentenze uguali in primo e secondo grado).
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Spaccio di droga: ricorso inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui condannati per spaccio di droga. Trovati con 19,3g di cocaina in auto, il tentativo di giustificare il possesso per uso personale è stato respinto. La Corte ha confermato la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di droga: quando è reato grave? Cassazione
Un soggetto condannato per detenzione di eroina ai fini di spaccio ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la modesta quantità di principio attivo e altre circostanze dovessero portare a una riqualificazione del reato come fatto di lieve entità o a escludere la destinazione allo spaccio. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per configurare lo spaccio di droga non conta solo il dato quantitativo, ma l'insieme delle circostanze, come il confezionamento in dosi, il luogo del fermo e il comportamento dell'imputato, che nel caso di specie indicavano una chiara professionalità criminale.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. La Corte ha stabilito che non è possibile riproporre in sede di legittimità questioni di fatto già valutate dai giudici di merito, come la qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità o la concessione delle attenuanti generiche, se il ricorso si limita a sollecitare una nuova valutazione delle prove.
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Spaccio di droga: quando la quantità esclude l’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione ai fini di spaccio di droga. La Corte ha confermato che la notevole quantità di hashish detenuta, circa 350 grammi divisi in panetti, è un elemento decisivo per escludere l'ipotesi dell'uso personale e giustifica la condanna per spaccio, rendendo irrilevanti le censure fattuali del ricorrente.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per spaccio di droga. La detenzione di un ingente quantitativo di stupefacenti (oltre 1 kg di marijuana, hashish e 27 piante), con un principio attivo 125 volte superiore ai limiti, e le modalità di conservazione (sottovuoto, bilancino di precisione), sono state ritenute prove incompatibili con la tesi dell'uso personale, rendendo il ricorso una mera riproposizione di censure già respinte.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. La decisione si fonda sulla quantità significativa di stupefacente (91,5 grammi di hashish), sui precedenti penali dell'imputato e sulla mancanza di prove di un'attività lavorativa. La Corte ha ritenuto manifestamente infondati tutti i motivi di ricorso, confermando la destinazione della sostanza allo spaccio e negando l'applicazione di attenuanti o della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Spaccio di droga: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato per spaccio di droga. La decisione si fonda sulla grande quantità di stupefacente (oltre 1.700 dosi), sull'inverosimiglianza del prezzo d'acquisto dichiarato e sulla condizione personale del ricorrente, che giustificava l'applicazione della recidiva e l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità.
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Spaccio di droga: indizi e quantità determinanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo trovato in possesso di un quantitativo di stupefacenti da cui erano ricavabili 296 dosi. Elementi come la suddivisione in bustine e una bilancia intrisa di sostanza sono stati ritenuti decisivi per configurare lo spaccio di droga, superando la tesi dell'uso personale, anche a fronte di una terapia metadonica in corso.
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Spaccio di droga: indizi per la condanna
Un soggetto viene condannato per spaccio di droga. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La condanna si fonda su una serie di indizi convergenti: la varietà delle sostanze detenute (hashish e marijuana), il quantitativo sufficiente per 63 dosi, le modalità di occultamento in auto e il possesso di denaro in piccoli tagli. Questi elementi, valutati nel loro insieme, sono stati ritenuti incompatibili con un uso puramente personale, configurando così il reato di spaccio di droga.
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Spaccio di droga: ricorso inammissibile se generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. I motivi dell'appello, relativi alla sussistenza del reato, al riconoscimento del fatto di lieve entità e alla concessione delle attenuanti generiche, sono stati ritenuti generici e assertivi, in quanto non si confrontavano criticamente con la solida motivazione della Corte d'Appello, basata sulla quantità della sostanza, sulla strumentazione per il confezionamento e sui precedenti dell'imputato.
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Spaccio di droga: quando la detenzione è reato?
Un uomo condannato per spaccio di droga di lieve entità ricorre in Cassazione, sostenendo che la sostanza fosse per uso personale. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il confezionamento in dosi, le modalità di occultamento e il possesso di materiale per imballare sono prove sufficienti a dimostrare l'intenzione di spacciare, anche per quantità non elevate.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90). Il ricorso mirava a una nuova valutazione delle prove, come la quantità di sostanza e il possesso di un bilancino, e contestava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge, confermando la decisione dei giudici di merito basata su elementi logici e concreti.
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Spaccio di droga: i criteri per la condanna e la pena
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili due ricorsi in materia di spaccio di droga. Viene confermato che il possesso di stupefacenti oltre i limiti legali, unito ad altri elementi come gli strumenti per il confezionamento, costituisce prova sufficiente dell'intento di spacciare. Inoltre, si ribadisce l'ampia discrezionalità del giudice nella determinazione della pena, specialmente quando questa si avvicina al minimo edittale.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. L'ordinanza sottolinea che i motivi di ricorso non possono limitarsi a una generica contestazione o a una rilettura dei fatti già valutati dai giudici di merito, come il possesso di denaro in piccolo taglio, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di droga: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso, focalizzati sulla mancata applicazione dell'ipotesi di minore gravità, costituissero una contestazione della valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, dato il quantitativo ingente di cocaina (75,77 grammi) e le modalità di detenzione.
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Spaccio di droga: quando non è fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga, confermando che la qualificazione del reato come "fatto di lieve entità" richiede una valutazione complessiva di tutti gli indici, non solo della quantità di stupefacente. Nel caso specifico, l'organizzazione professionale dell'attività, la sua continuità e il ruolo dell'abitazione come punto di riferimento per gli acquirenti sono stati elementi decisivi per escludere il beneficio e confermare la condanna.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. L'uomo era stato trovato in possesso di un quantitativo di hashish sufficiente per 738 dosi. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla destinazione della droga è una questione di merito non rivalutabile in sede di legittimità, e che il quantitativo ingente esclude la possibilità di riconoscere la speciale tenuità del fatto. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse per uso personale, ma la Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La condanna è stata confermata sulla base di prove come la quantità (192 dosi), la diversità delle sostanze e l'intenso viavai di persone presso l'abitazione, elementi che la Corte d'Appello aveva logicamente interpretato come indizi di spaccio.
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