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Sostituto Di Imposta

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È un soggetto (tipicamente il datore di lavoro) che per legge sostituisce il contribuente (il lavoratore) nei rapporti con il fisco, trattenendo le imposte dovute dalla sua retribuzione e versandole direttamente allo Stato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Restituzione retribuzioni non dovute: solo somme al netto
La vicenda nasce dalla richiesta di un'azienda volta a ottenere dal lavoratore la restituzione delle somme erogate a seguito di una sentenza di primo grado, successivamente riformata in appello. La società richiedeva l'importo al lordo delle imposte già versate all'Erario. Il lavoratore si è opposto, sostenendo di dover restituire unicamente quanto effettivamente incassato al netto. I giudici di merito hanno accolto la tesi del dipendente, limitando il debito alle somme nette percepite. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questo orientamento, rigettando il ricorso del datore di lavoro. Il principio stabilito chiarisce che la restituzione retribuzioni non dovute impone al lavoratore di rimborsare solo il netto percepito, poiché le ritenute fiscali non sono mai entrate nel suo patrimonio; spetta invece all'azienda richiedere il rimborso delle imposte direttamente all'Agenzia delle Entrate.
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Omesso versamento di ritenute: la crisi aziendale non scusa
Un imprenditore non ha versato all'erario le somme trattenute sulle retribuzioni dei dipendenti, superando la soglia penale. L'imputato ha giustificato l'omesso versamento di ritenute adducendo una grave crisi di liquidità aziendale e invocando la forza maggiore e lo stato di necessità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'amministratore. I giudici hanno chiarito che la mancanza di liquidità non scusa il reato tributario, poiché l'imprenditore deve accantonare le risorse necessarie al momento del pagamento degli stipendi. La scelta di privilegiare altri pagamenti commerciali rispetto al fisco costituisce una condotta deliberata e non un evento imprevedibile. Il manager è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione.
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Omesso versamento di ritenute: la condanna del gestore di fatto
I componenti di una gestione familiare aziendale sono stati condannati per il reato di omesso versamento di ritenute certificate per diverse annualità fiscali e per importi rilevanti. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di prove sul loro ruolo di amministratori di fatto e contestando l'uso di una precedente sentenza di patteggiamento per dimostrare la loro gestione reale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno stabilito che la sentenza di patteggiamento costituisce un valido elemento di prova per attestare la gestione di fatto e che le eccezioni non presentate nei giudizi d'appello non possono essere introdotte per la prima volta davanti alla Cassazione.
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Omesso versamento delle ritenute: la crisi aziendale non scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale a sei mesi di reclusione per l'amministratore di una società colpevole del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e fiscali certificate nel modello 770. L'imprenditore aveva giustificato il mancato pagamento adducendo una grave crisi finanziaria aziendale e la successiva richiesta di concordato preventivo, oltre alla mancata notifica del preventivo avviso bonario dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma nel momento esatto in cui scade il termine per la presentazione della dichiarazione annuale. La carenza di liquidità non scusa il datore di lavoro, poiché egli ha l'obbligo di accantonare le somme al momento del pagamento delle retribuzioni ai lavoratori.
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Mancato versamento delle ritenute: sequestro valido dopo il ricorso
Il Tribunale confermava il sequestro preventivo per oltre 1,3 milioni di euro a carico dell'Amministratrice di una società per l'ipotesi di mancato versamento delle ritenute fiscali. Il vincolo cautelare colpiva sia le disponibilità residue della società, sia i conti correnti, la polizza vita e i beni immobili personali dell'indagata. La difesa presentava ricorso per Cassazione contestando la mancata considerazione dei pagamenti rateali e la violazione dell'ordine di sequestro tra società e persona fisica. Prima dell'udienza, tuttavia, la ricorrente formalizzava la rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per intervenuta rinuncia, condannando l'indagata alle spese di giustizia e a un'ammenda.
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Revoca del sequestro preventivo e stop a spese legali
Il Giudice per le indagini preliminari disponeva un sequestro preventivo milionario sui beni di una società e del suo legale rappresentante per il presunto omesso versamento delle ritenute fiscali. La società impugnava il provvedimento davanti ai giudici di merito e poi ricorreva in Cassazione denunciando la mancanza di motivazione sul pericolo di dispersione dei beni. Nelle more del giudizio, la Procura disponeva la restituzione dei beni a seguito dell'intervento della Corte Costituzionale sul reato tributario contestato. Di conseguenza, la società depositava formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse derivante dalla revoca del sequestro preventivo, escludendo qualsiasi condanna alle spese o a sanzioni pecuniarie per la società.
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Rimborso IRPEF vittime terrorismo: i termini decorrono dal decreto
Un pensionato ha ottenuto il riconoscimento dello status di vittima del terrorismo tramite decreti ministeriali emessi tra il 2001 e il 2006. Nel 2017 l'amministrazione ha ricalcolato la sua pensione confermando l'esenzione fiscale. Nel 2018 l'interessato ha presentato istanza di rimborso IRPEF vittime terrorismo per le ritenute subite tra il 2004 e il 2016. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso ritenendo decaduti i termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. Il termine decadenziale di due anni decorre dalla data del decreto ministeriale che conferisce lo status e non dal successivo provvedimento contabile di ricalcolo del trattamento.
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Restituzione ritenute fiscali: azienda condannata a pagare
Alcuni dipendenti hanno richiesto all'azienda datrice di lavoro la restituzione ritenute fiscali operate in busta paga negli anni 1990-1992 per l'evento sismico in Sicilia. L'impresa aveva trattenuto l'intero importo delle imposte dalla retribuzione, ma aveva poi aderito al condono fiscale versando all'Erario solo il 10% del totale dovuto. La Corte di Cassazione ha confermato la vittoria dei lavoratori. Il datore di lavoro non ha titolo per trattenere le somme che non ha riversato allo Stato. Tali importi conservano la loro natura di credito retributivo e spettano integralmente al dipendente.
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Termine decadenza rimborso fiscale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine decadenza rimborso fiscale di due anni per le agevolazioni post-sisma decorre dall'entrata in vigore della legge che le introduce, non dal pagamento dell'imposta. Una richiesta presentata nel 2011 per imposte del 2002-2005, basata su una legge del 2006 (in vigore dal 2007), è stata giudicata tardiva e quindi respinta, riformando le decisioni dei giudici di merito.
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Opposizione esecuzione: appello o ricorso? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario proposto da alcuni lavoratori. Il caso riguarda una opposizione esecuzione promossa da un'azienda contro la richiesta di pagamento di differenze retributive al lordo delle imposte. La Corte chiarisce che quando si contesta il diritto stesso di procedere all'esecuzione (an), e non le modalità (quomodo), il rimedio corretto è l'appello ordinario e non il ricorso straordinario in Cassazione, previsto solo per l'opposizione agli atti esecutivi.
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Responsabilità solidale appalti: paga il lordo o netto?
Un caso sulla responsabilità solidale appalti ha visto la Cassazione stabilire che il committente deve pagare al lavoratore dell'appaltatore la retribuzione netta, non lorda. La Corte ha chiarito che l'obbligo del committente, quale sostituto d'imposta, di versare le ritenute fiscali e i contributi non viene meno, anche durante il periodo di abrogazione di una norma specifica. La decisione protegge il lavoratore e assicura il corretto adempimento degli obblighi fiscali.
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Rimborso tasse sisma: la Cassazione include il TFR
Un contribuente, erede di una persona residente in un'area colpita dal sisma del 1990, ha richiesto il rimborso delle imposte versate tra il 1990 e il 1992. I giudici di merito avevano escluso dal calcolo l'imposta sul TFR (Trattamento di Fine Rapporto) liquidato nel 1992, sostenendo che si riferisse all'intera vita lavorativa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che per il rimborso tasse sisma ciò che conta è il momento in cui l'imposta è stata effettivamente versata. Poiché la tassa sul TFR è stata pagata nel triennio di riferimento, deve essere inclusa nel rimborso.
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Obbligo dichiarazione redditi: il caso di più CUD
La Corte di Cassazione chiarisce che un contribuente titolare di redditi da lavoro dipendente derivanti da più rapporti di lavoro (e quindi più CUD) è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi se l'ultimo datore di lavoro non ha effettuato il conguaglio fiscale complessivo. L'ordinanza sottolinea che l'obbligo dichiarazione redditi ricade sul contribuente per assicurare la corretta tassazione progressiva del reddito totale, respingendo il ricorso del contribuente contro un avviso di accertamento per omessa dichiarazione.
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Bonus retributivo: quando si applica l’addizionale?
Un dirigente del settore finanziario ha richiesto il rimborso dell'addizionale del 10% applicata su un bonus retributivo, sostenendo che non fossero soddisfatti i requisiti di legge. Inizialmente, la commissione tributaria regionale gli ha dato ragione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo che, a seguito delle modifiche legislative del 2011, l'addizionale si applica sulla parte del bonus che eccede la retribuzione fissa, senza che sia più necessario il requisito che la parte variabile superi il triplo di quella fissa. La sentenza del giudice d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Redditi indebiti: obbligo di dichiarazione fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19818/2025, ha stabilito che i redditi indebiti, anche se percepiti per errore e soggetti a restituzione, devono essere tassati e dichiarati nell'anno di percezione. La successiva restituzione potrà essere dedotta come onere in un anno fiscale successivo. La Corte ha così annullato la decisione di merito che escludeva la tassabilità di tali somme, riaffermando il principio di cassa e l'obbligo generale di dichiarazione di tutti i redditi posseduti.
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