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Somministrazione Di Lavoro

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164 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Somministrazione di lavoro a termine: stop ad abusi
Un lavoratore ha svolto mansioni presso la medesima azienda per quattro anni attraverso plurimi contratti di agenzia. Il dipendente ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità delle missioni e la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della decadenza dei termini di impugnazione per i contratti precedenti all'ultimo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia: la somministrazione di lavoro a termine conserva per sua natura carattere temporaneo. Anche se il lavoratore è decaduto dall'impugnazione dei singoli contratti pregressi, il giudice deve valutare l'intera sequenza temporale per accertare l'eventuale abuso ed elusione delle norme comunitarie. La Suprema Corte ha cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Blocco assunzioni e conversione del rapporto di lavoro
Un lavoratore impiegato tramite somministrazione a tempo determinato presso una società partecipata regionale chiedeva la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il passaggio alla società cessionaria subentrante nel servizio. L'azienda eccepiva i vincoli normativi che vietano le assunzioni stabili senza concorso pubblico nelle partecipate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del dipendente, stabilendo che i divieti di assunzione per gli enti pubblici si estendono anche alle società a totale controllo regionale che gestiscono servizi di supporto amministrativo o sanitario. L'irregolarità del contratto a termine non consente la conversione a tempo indeterminato, ma garantisce unicamente la tutela retributiva pregressa e il risarcimento del danno.
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Somministrazione irregolare: Cassazione ribalta sentenze su abuso
Un lavoratore, impiegato per oltre quattro anni tramite contratti di somministrazione a tempo determinato, ha chiesto la trasformazione del rapporto in uno a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice, sostenendo la somministrazione irregolare di lavoro. I giudici di merito avevano respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. Ha stabilito che i giudici devono verificare se la reiterazione delle missioni abbia superato una durata "ragionevolmente temporanea", configurando un abuso. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione, in linea con il diritto europeo.
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Abuso somministrazione a termine: la Cassazione tutela i lavoratori
Un lavoratore ha contestato una lunga serie di contratti di somministrazione a termine con la stessa azienda, chiedendo il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il risarcimento. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste, in parte per decadenza dall'impugnativa dei contratti più vecchi e in parte perché la normativa successiva al 2015 non prevedeva limiti di durata o causali giustificative per la somministrazione. La Cassazione, richiamando la giurisprudenza europea sull'abuso somministrazione a termine, ha cassato la sentenza. Ha stabilito che, anche in caso di decadenza, il giudice deve valutare se la reiterazione delle missioni abbia eluso la natura temporanea del rapporto, configurando un abuso.
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Abuso di contratti a termine: Ministero perde il risarcimento
Un lavoratore ha svolto mansioni amministrative presso la Prefettura tramite una lunga successione di contratti di somministrazione a tempo determinato per gestire l'emergenza immigrazione. Il dipendente ha chiesto la stabilizzazione o, in alternativa, il risarcimento del danno. I giudici di merito hanno escluso l'assunzione a tempo indeterminato ma hanno condannato il Ministero al pagamento del danno per abuso di contratti a termine. Il Ministero ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che le ordinanze di emergenza giustificavano la deroga alle norme ordinarie e che il lavoratore era stato poi stabilizzato nel 2014. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ministeriale: l'amministrazione non può derogare tacitamente alla legge e doveva provare la stabilizzazione nei gradi precedenti di giudizio. Il risarcimento a favore del lavoratore resta confermato.
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Somministrazione e stipendi non pagati: l’ASL risponde dei debiti
Un lavoratore impiegato come infermiere tramite agenzia interinale presso un'azienda sanitaria pubblica non riceve le retribuzioni maturate. Il dipendente richiede i pagamenti insoluti direttamente all'ente pubblico utilizzatore. I giudici di merito respingono la richiesta, ritenendo inapplicabili le tutele generali del lavoro privato alla pubblica amministrazione. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e stabilisce che la responsabilità solidale somministrazione lavoro a tempo determinato vincola pienamente anche gli enti pubblici utilizzatori. L'amministrazione sanitaria deve pertanto pagare direttamente stipendi e contributi non versati dall'agenzia datrice di lavoro, potendo poi agire in rivalsa contro la società.
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Somministrazione nel pubblico impiego: regole e limiti del risarcimento
Una lavoratrice ha fatto causa al Ministero dell'Interno per contestare l'illegittimità dei contratti a termine e di somministrazione nel pubblico impiego svolti presso una Prefettura, chiedendo il risarcimento del danno e il riconoscimento delle mansioni superiori effettivamente svolte. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti per assenza di causali specifiche, chiarendo che le ordinanze di emergenza della Protezione Civile non derogano automaticamente alle norme sui contratti di lavoro senza un'espressa previsione. I giudici hanno confermato le mansioni superiori, ma hanno accolto il ricorso del Ministero sulla quantificazione economica: il risarcimento per l'abuso dei contratti a termine nella Pubblica Amministrazione va calcolato secondo i parametri della Legge 183/2010 (da 2,5 a 12 mensilità) e non secondo le tutele dello Statuto dei Lavoratori.
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Impugnazione contratti a termine: il ritardo blocca la causa
Un lavoratore ha agito in giudizio contro un'azienda per ottenere la nullità di diversi contratti di somministrazione a termine e la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato. Il lavoratore lamentava anche il superamento dei limiti temporali previsti dal contratto collettivo nazionale. I giudici di merito hanno respinto la domanda a causa del mancato rispetto dei termini di legge. L'impugnazione contratti a termine era infatti avvenuta con oltre un anno di ritardo rispetto alla scadenza dell'ultimo incarico. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto. Il decorso del termine di decadenza preclude ogni indagine di merito, inclusa la verifica del superamento dei limiti contrattuali.
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Abuso Somministrazione a Termine: La Cassazione tutela il Lavoratore
Un lavoratore ha contestato una lunga serie di contratti di somministrazione a termine con la stessa azienda, chiedendo il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I giudici di primo e secondo grado avevano respinto le sue richieste, in parte per decadenza dall'impugnativa dei contratti precedenti e ritenendo legittimo l'ultimo contratto. La Corte di Cassazione, richiamando il diritto europeo, ha stabilito che la decadenza non impedisce al giudice di valutare se l'abuso somministrazione di lavoro a termine attraverso missioni successive prolungate abbia eluso la natura temporanea di tale rapporto, rinviando il caso per una nuova analisi.
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Somministrazione a termine nella PA: stop alla stabilizzazione
Un lavoratore ha svolto mansioni presso un ente pubblico mediante contratti di lavoro temporaneo. Alla soppressione dell'ente e al passaggio delle funzioni al Ministero, il lavoratore ha impugnato i contratti chiedendo la stabilizzazione. I giudici di merito hanno dichiarato la nullità delle scadenze e disposto l'assunzione a tempo indeterminato presso il Ministero. Il Ministero ha presentato ricorso in Cassazione contestando tale conversione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che la natura pubblica dell'ente preclude categoricamente la conversione del contratto in rapporto a tempo indeterminato. Nel settore pubblico, la violazione delle regole sulla somministrazione a termine nella PA non consente l'assunzione automatica, tutelando l'obbligo costituzionale del concorso pubblico.
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Conversione contratto di lavoro: irregolarità confermata, risarcimento da ricalcolare
Un Lavoratore ha svolto mansioni per un'Azienda tramite oltre cento contratti di lavoro temporaneo, a termine e in somministrazione per sette anni. I giudici di merito hanno accertato l'irregolarità di questi contratti, a causa delle causali giustificative generiche, e hanno disposto la Conversione contratto di lavoro a tempo indeterminato, con reintegra e risarcimento del danno. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato l'irregolarità dei contratti ma ha accolto il ricorso sul calcolo del risarcimento, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dell'indennità dovuta al Lavoratore.
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Abuso di contratti a termine: Ministero condannato
Una lavoratrice ha prestato servizio presso una Questura tramite reiterati contratti di somministrazione e a tempo determinato per oltre 36 mesi, senza idonea causale. La lavoratrice ha richiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei rapporti. Il Ministero ha contestato la domanda invocando le ordinanze di emergenza per l'immigrazione e la successiva stabilizzazione del personale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che le ordinanze di protezione civile non possono derogare implicitamente alle tutele ordinarie del lavoro e che l'abuso di contratti a termine nella Pubblica Amministrazione impone il pagamento del danno risarcitorio presunto.
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Abuso di contratti a termine: risarcita lavoratrice pubblica
Una lavoratrice ha prestato servizio presso un ministero attraverso molteplici contratti di somministrazione e a tempo determinato per gestire pratiche legate all'immigrazione. L'amministrazione ha giustificato i continui rinnovi con la presenza di ordinanze di protezione civile per stato di emergenza. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti e ha sanzionato l'abuso di contratti a termine. Nel pubblico impiego la legge vieta la conversione automatica del rapporto a tempo indeterminato, ma garantisce alla dipendente il risarcimento del danno comunitario. La semplice probabilità o una successiva stabilizzazione non cancellano l'illecito commesso dal datore di lavoro pubblico. La Suprema Corte ha pertanto respinto il ricorso del ministero, condannandolo al pagamento del risarcimento e delle spese legali.
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Compensazione dei crediti nel fallimento: la difesa del debitore
Un'azienda ha impiegato lavoratori forniti da un'agenzia di somministrazione in seguito fallita. A causa del mancato pagamento degli stipendi da parte dell'agenzia, l'azienda li ha versati direttamente ai dipendenti. Successivamente, la Curatela fallimentare ha chiesto con decreto ingiuntivo il pagamento delle fatture per il servizio resole. L'azienda ha eccepito la compensazione dei crediti nel fallimento per bloccare la pretesa. La Corte di Cassazione ha stabilito che il debitore citato in giudizio dal fallimento può opporre in compensazione il proprio controcredito per neutralizzare la domanda. Non serve presentare domanda di ammissione allo stato passivo se l'obiettivo è solo difendersi e non ottenere somme aggiuntive. Il ricorso della Curatela è stato rigettato.
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Somministrazione di lavoro a termine: abuso e risarcimento
Un lavoratore ha svolto mansioni di operaio specializzato presso un Ente Pubblico per oltre quattro anni tramite continue proroghe contrattuali con un'agenzia interinale. Il dipendente ha chiesto l'assunzione a tempo indeterminato o il risarcimento del danno per abuso contrattuale. La Corte d'Appello ha riconosciuto il risarcimento di sei mensilità, accertando che l'ente ha coperto esigenze ordinarie e stabili violando i limiti temporali europei. L'Ente Pubblico ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che i contratti più vecchi erano decaduti e inutilizzabili in giudizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso: i contratti decaduti possono comunque essere valutati come fatti storici per dimostrare una reiterata somministrazione di lavoro a termine e confermare il conseguente risarcimento economico.
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Assunzioni nelle società in house: niente posto fisso
Un lavoratore ha svolto mansioni presso un'azienda pubblica locale di gestione idrica tramite ripetuti contratti di somministrazione a termine. Ritenendo illegittima la proroga contrattuale, il dipendente ha chiesto ai giudici di trasformare il rapporto in un impiego a tempo indeterminato. Il Tribunale ha riconosciuto l'irregolarità della somministrazione concedendo un risarcimento economico, ma ha negato la stabilizzazione lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato il divieto di conversione a tempo indeterminato. Le regole sulle assunzioni nelle società in house impongono concorsi pubblici o selezioni trasparenti prima dell'immissione in ruolo. La violazione delle procedure concorsuali determina la nullità genetica dell'assunzione stabile e impedisce l'assunzione automatica, tutelando i principi di trasparenza e buon andamento della Pubblica Amministrazione.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine: confermato il danno
Alcuni lavoratori hanno impugnato una lunga serie di contratti di somministrazione e a tempo determinato stipulati con un Ministero per gestire emergenze migratorie. La Corte di merito ha accertato l'abusiva reiterazione di contratti a termine a causa di causali generiche e ha condannato l'amministrazione al risarcimento del danno, parametrando l'indennità al livello economico superiore maturato nel tempo dai dipendenti. Il Ministero ha contestato la decisione sostenendo la validità delle deroghe emergenziali e l'efficacia sanante della successiva stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ministeriale e quello incidentale dei dipendenti. I giudici hanno chiarito che le ordinanze di protezione civile non possono derogare implicitamente alle tutele lavoristiche e hanno confermato il calcolo dell'indennità risarcitoria sulla base dell'inquadramento contrattuale più elevato acquisito dai lavoratori durante l'illecito.
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Abuso di contratti a termine: risarcimento dovuto nella PA
Una lavoratrice ha prestato servizio per un Ministero mediante ripetute proroghe di contratti di fornitura di manodopera e successivi contratti a tempo determinato. La dipendente ha contestato la continua reiterazione dei rapporti e ha richiesto un indennizzo economico. L'amministrazione pubblica ha giustificato la precarietà richiamando l'urgenza di gestire i flussi migratori e una successiva procedura di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato le difese ministeriali. I giudici hanno stabilito che le ordinanze di emergenza non possono disapplicare le tutele ordinarie senza una legge espressa. Di conseguenza, l'abuso di contratti a termine nel settore pubblico impone il pagamento del risarcimento forfettario sanzionatorio a favore della lavoratrice precarizzata, anche a fronte di una successiva assunzione a tempo indeterminato.
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Badanti e cooperative: la somministrazione di lavoro domestico
Una cooperativa sociale forniva diciassette lavoratrici alle famiglie per assistere anziani e persone disabili, inquadrandole come collaboratrici autonome od occasionali. L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato l'ente con un'ordinanza ingiunzione da quasi diciannovemila euro per irregolarità contrattuali. La Corte d'Appello ha confermato le sanzioni, qualificando i rapporti come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della cooperativa e ha confermato la decisione di merito. I giudici hanno chiarito che l'invio di personale per esigenze familiari integra una vera e propria somministrazione di lavoro domestico. Tale schema impone la tutela della subordinazione verso la struttura inviante. La cooperativa deve pagare le sanzioni amministrative e le spese processuali.
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Somministrazione a termine: nullità causale e assunzione a tempo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti di somministrazione a termine stipulati da una lavoratrice con un'agenzia per essere impiegata presso una società di trasporti. I giudici hanno accertato la genericità delle causali giustificative e l'assenza di decadenza nell'impugnazione. La lavoratrice ha correttamente rispettato la proroga legale dei termini per contestare i contratti cessati prima della riforma del 2010. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso la violazione del principio del ne bis in idem rispetto a un precedente giudizio relativo a un concorso aziendale, poiché le due cause presentavano motivi e finalità del tutto differenti. Di conseguenza, il rapporto di lavoro è stato convertito a tempo indeterminato con condanna della società utilizzatrice al pagamento dell'indennizzo di otto mensilità e delle spese processuali.
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