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Società A Ristretta Base

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123 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accertamento socio società: rinvio per connessione
La Corte di Cassazione ha rinviato la decisione su un avviso di accertamento IRPEF emesso nei confronti di un socio per utili extracontabili. La Corte ha ritenuto opportuna la trattazione congiunta con i ricorsi pendenti relativi alla società, poiché l'accertamento societario è un presupposto logico-giuridico per quello del socio, evitando così giudicati contrastanti.
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Accertamento soci: sospensione necessaria del giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 2530/2024, stabilisce un principio cruciale in materia di accertamento soci. In caso di accertamento di utili extra-contabili a una società a ristretta base, il giudizio sull'accertamento a carico dei soci deve essere sospeso se quello a carico della società non è ancora definitivo. La Corte ha chiarito che l'accertamento societario è un presupposto logico-giuridico indispensabile per quello dei soci, ma l'annullamento del primo può invalidare il secondo solo quando la sentenza è passata in giudicato. Di conseguenza, il giudice del merito ha errato ad annullare l'avviso ai soci, dovendo invece sospendere il processo in attesa della definizione della controversia pregiudiziale.
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Utili extracontabili: le presunzioni fiscali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2494/2024, ha chiarito la validità delle presunzioni fiscali in materia di accertamento di utili extracontabili per le società a ristretta base. A seguito di un ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva parzialmente invalidato l'accertamento, ribadendo che i movimenti bancari ingiustificati possono essere considerati ricavi e che gli utili non contabilizzati si presumono distribuiti ai soci. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Società cancellata: la responsabilità fiscale del socio
Un socio di una società cancellata contesta degli avvisi di accertamento per debiti fiscali dell'ex azienda. La questione centrale è la responsabilità del socio per le obbligazioni tributarie della società estinta. La Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su questo tema cruciale, che chiarisca i presupposti e l'onere della prova per agire contro i soci.
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Utili extracontabili: quando si applica la presunzione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32317/2024, ha esaminato il caso di un socio di una società a ristretta base, accertato per maggiori redditi da partecipazione. La controversia verteva sulla corretta determinazione degli utili extracontabili da attribuire al socio. La Corte ha stabilito che, in caso di utili non contabilizzati ('in nero'), la presunzione di distribuzione al socio si applica sull'intero importo dei maggiori ricavi accertati in capo alla società, senza poter dedurre le imposte Ires e Irap. Tale meccanismo non viola il divieto di doppia imposizione. La Corte ha però accolto il motivo relativo all'applicazione di sanzioni più favorevoli sopravvenute.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sulle SRL
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. contro un avviso di accertamento. L'ordinanza conferma che la mancata sottoscrizione del libro inventari equivale alla sua inesistenza, legittimando l'accertamento induttivo. Inoltre, in una società a base ristretta, le movimentazioni bancarie sui conti dei soci si presumono ricavi della società, in assenza di prova contraria. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso generici e ha chiarito che non sussiste litisconsorzio necessario tra società e soci.
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Presunzione distribuzione utili: quando è legittima?
Un socio di una S.p.A. a ristretta base è stato oggetto di un avviso di accertamento per la presunta distribuzione di utili extra-contabili. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della presunzione distribuzione utili, rigettando il ricorso del contribuente. La Corte ha chiarito che spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando che gli utili non sono stati distribuiti o la sua totale estraneità alla gestione.
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Accertamento soci: conti correnti e onere prova
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un accertamento fiscale a carico di una società a ristretta base, operante nel settore artistico. L'accertamento si fondava sulle movimentazioni bancarie dei soci, considerate ricavi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando il principio secondo cui, in tali contesti, le movimentazioni sui conti personali dei soci si presumono riferibili all'attività d'impresa, salvo che il contribuente fornisca una prova contraria rigorosa. L'onere della prova in caso di accertamento soci ricade quindi interamente su di loro.
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Raddoppio termini accertamento: anche per il socio?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di raddoppio termini di accertamento fiscale per una società a ristretta base e il suo socio. L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso due avvisi di accertamento, entrambi contestati. La Commissione Tributaria Regionale, pur riunendo i due appelli, si era pronunciata solo sulla posizione del socio, annullando l'atto per inapplicabilità del raddoppio dei termini. La Cassazione ha cassato la sentenza per due motivi: in primo luogo, per omessa pronuncia sull'appello relativo alla società; in secondo luogo, ha ribadito che il raddoppio dei termini di accertamento, se applicabile alla società, si estende automaticamente anche ai soci in virtù della presunzione di distribuzione degli utili.
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Società a ristretta base: debiti fiscali sui soci
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due soci di una società a ristretta base, confermando la loro responsabilità per i debiti fiscali derivanti da utili extracontabili della società, ormai estinta. L'ordinanza stabilisce che la presunzione di distribuzione degli utili ai soci giustifica l'estensione del raddoppio dei termini di accertamento anche a loro e che l'impugnazione dell'avviso alla società estinta spetta ai soci in qualità di successori.
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Società a ristretta base: conti dei soci e onere prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento fiscale a una società a ristretta base partecipativa, i movimenti bancari sui conti correnti personali dei soci si presumono legalmente come utili non dichiarati. Di conseguenza, spetta alla società e ai soci fornire la prova contraria, dimostrando che tali somme non sono riconducibili all'attività d'impresa. La Corte ha cassato la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente addossato l'onere della prova all'Agenzia delle Entrate, ribadendo la validità della presunzione legale in questo specifico contesto societario.
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Società a ristretta base: utili presunti ai soci
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6745/2025, ha ribadito che in una società a ristretta base gli utili non dichiarati si presumono distribuiti ai soci. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente addossato all'Agenzia delle Entrate l'onere di provare un vincolo di complicità tra i soci. Spetta invece al singolo socio fornire la prova contraria, dimostrando la propria totale estraneità alla gestione societaria o il reinvestimento degli utili.
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Presunzione distribuzione utili: notifica nulla all’erede
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha affrontato un caso relativo alla presunzione di distribuzione utili in una società a ristretta base. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato temporaneamente bloccato a causa di un vizio procedurale: la notifica dell'atto agli eredi del contribuente, anziché al loro avvocato costituito nel precedente grado di giudizio. La Corte ha ordinato la rinnovazione della notifica e l'acquisizione dei fascicoli per verificare la corretta costituzione delle parti, rinviando la decisione sul merito della questione.
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Utili extra-contabili: la Cassazione sul socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 640/2025, ha chiarito che l'accertamento fiscale nei confronti di un socio per la presunta distribuzione di utili extra-contabili è legittimo anche se il giudizio promosso dalla società contro l'accertamento presupposto si è estinto. Secondo la Corte, l'estinzione del processo per inattività delle parti rende definitivo l'atto impositivo nei confronti della società, non lo invalida. Di conseguenza, l'Amministrazione Finanziaria può procedere a tassare il socio sulla base della presunzione che tali utili siano stati distribuiti.
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Impugnazione cartella di pagamento: i limiti
Un socio di una società a ristretta base ha ricevuto una cartella di pagamento per presunti utili non dichiarati. Ha impugnato la cartella sostenendo la nullità dell'avviso di accertamento societario presupposto, in quanto mai notificato alla società. La Corte di Cassazione ha respinto la sua tesi, affermando che il socio avrebbe dovuto impugnare il proprio avviso di accertamento personale nei termini di legge. Una volta che l'atto personale è diventato definitivo, l'impugnazione della cartella di pagamento è ammessa solo per vizi propri e non per contestare l'atto presupposto.
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Accertamento societario: errore della CTR e rinvio
L'Agenzia delle Entrate contesta una sentenza della CTR che aveva annullato un avviso di accertamento a carico di una socia, basandosi su un'errata interpretazione di una precedente decisione relativa all'accertamento societario. La Corte di Cassazione, rilevando l'errore e la necessità di una trattazione congiunta con un altro ricorso, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Accertamento bancario socio e presunzioni fiscali
Una società a responsabilità limitata è stata sottoposta ad un accertamento fiscale per IRES e IVA basato su movimentazioni bancarie rilevate sul conto corrente del padre dell'amministratore. La Corte di Cassazione, con una precedente ordinanza, aveva stabilito la legittimità di tale accertamento bancario socio in virtù della presunzione che, nelle società a ristretta base, i conti dei familiari possano essere riferibili all'attività aziendale. La causa è stata rinviata ai giudici di merito, che hanno confermato l'accertamento. La società ha nuovamente fatto ricorso in Cassazione. Tuttavia, con la presente ordinanza interlocutoria, la Corte ha rinviato il giudizio a nuovo ruolo a causa di un difetto di comunicazione dell'avviso di udienza alla società ricorrente, senza decidere nel merito della questione.
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Contraddittorio endo-procedimentale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un caso di accertamento per utili extra-contabili a carico di una società e dei suoi soci. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo del contraddittorio endo-procedimentale non si applica in via generale alle imposte non armonizzate, come l'IRPEF, ma solo se previsto da una specifica norma. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva annullato l'accertamento per la sola violazione di tale principio. Per uno dei soci, il giudizio è stato dichiarato estinto a seguito di definizione agevolata, mentre per l'altro il processo è stato rinviato alla corte di merito per un nuovo esame.
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Presunzione utili extracontabili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una società a ristretta base, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per maggiori redditi IRPEF non dichiarati. La decisione ribadisce che la presunzione utili extracontabili, secondo cui i maggiori ricavi non contabilizzati dalla società si presumono distribuiti ai soci, non costituisce una 'doppia presunzione' vietata. Il fatto noto da cui parte la presunzione non è l'accertamento sul reddito della società, ma la ristretta compagine sociale, che implica un forte vincolo tra i soci e un controllo diretto sulla gestione. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni procedurali del ricorrente relative alla mancata sospensione del giudizio e a presunti vizi formali dell'atto impositivo.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
Un socio di una S.r.l. impugna un avviso di accertamento per presunzione di utili. La Cassazione annulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, non avendo il giudice spiegato perché il raddoppio dei termini fosse applicabile al socio e avendo omesso di pronunciarsi sulle difese del contribuente.
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