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Società A Ristretta Base

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123 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inerenza dei costi: la Cassazione e l’antieconomicità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19420/2024, ha respinto il ricorso di una contribuente, socia di una s.r.l., confermando un avviso di accertamento. Il caso verteva sul principio di inerenza dei costi e sulla rilevanza dell'antieconomicità. La Corte ha stabilito che, sebbene l'inerenza sia un concetto qualitativo, una spesa palesemente sproporzionata rispetto all'utilità generata (antieconomicità) può fungere da valido indizio per negarne la deducibilità, spostando sul contribuente l'onere di provare la sua effettiva correlazione con l'attività d'impresa. Sono state respinte anche le eccezioni processuali relative alla mancata sospensione del giudizio in pendenza di quello della società.
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Accertamenti bancari: la presunzione sui conti dei soci
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22697/2024, ha ribadito i principi in materia di accertamenti bancari. Nel caso di una società a ristretta base, le movimentazioni sui conti correnti personali dei soci possono essere presuntivamente attribuite alla società come ricavi non dichiarati. La Corte ha chiarito che l'onere di dimostrare la natura extratributaria di tali somme spetta al contribuente. A seguito di due sentenze di merito contrastanti, la Cassazione ha annullato entrambe le decisioni, rinviando il caso alla Corte di Giustizia Tributaria per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di una società di capitali a ristretta base. La sentenza stabilisce che spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi accertati in capo alla società sono stati accantonati o reinvestiti e non distribuiti. Viene inoltre chiarito che l'avviso di accertamento notificato al socio non è nullo se non viene allegato l'atto impositivo della società, poiché il socio ha il diritto di consultare la documentazione societaria.
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Responsabilità soci società estinta: la Cassazione
Un ex socio di una s.r.l. cancellata dal registro delle imprese ha impugnato avvisi di accertamento per debiti fiscali (IRES, IRAP, IVA) della società e per IRPEF su utili extra-contabili presuntivamente distribuiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cancellazione della società innesca un fenomeno successorio. Di conseguenza, l'ex socio risponde dei debiti tributari della società estinta, e l'amministrazione finanziaria può legittimamente notificargli direttamente gli atti impositivi. Viene confermata la validità della presunzione di distribuzione degli utili ai soci in caso di società a ristretta base.
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Responsabilità socio società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del socio per i debiti fiscali di una società a ristretta base estinta può essere presunta. Se l'Agenzia delle Entrate accerta utili extracontabili, si presume che questi siano stati distribuiti ai soci nello stesso anno, anche in assenza di una formale liquidazione. Spetta al socio fornire la prova contraria di non aver ricevuto tali somme. La ristretta compagine sociale è sufficiente a fondare tale presunzione, trasferendo l'onere della prova sul contribuente.
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Società a ristretta base: i conti dei soci contano
Una società a ristretta base e i suoi soci sono stati oggetto di accertamento fiscale per maggiori imposte. L'Agenzia delle Entrate ha imputato alla società i movimenti non giustificati sui conti correnti personali dei soci, presumendo che si trattasse di ricavi non dichiarati e successivamente distribuiti ai soci stessi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti, confermando la legittimità di tale presunzione e ribadendo che l'onere di provare la natura extra-aziendale delle movimentazioni spetta al contribuente.
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Utili extra bilancio: quando si presumono distribuiti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25559/2024, ha chiarito che la presunzione di distribuzione di utili extra bilancio ai soci di una società a ristretta base si applica anche quando il maggior reddito deriva da costi ritenuti indeducibili per mancanza di documentazione. La Corte ha specificato che non vi è differenza, ai fini di tale presunzione, tra l'accertamento di maggiori ricavi e la ripresa a tassazione di costi indeducibili, poiché entrambi generano un maggior utile che si presume distribuito. La sentenza di merito, che aveva escluso la presunzione, è stata cassata con rinvio.
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Utili extracontabili: l’esito del ricorso societario
Una socia di una s.r.l. era stata oggetto di un accertamento per utili extracontabili, divenuto definitivo. Tuttavia, l'accertamento presupposto a carico della società è stato parzialmente annullato in un separato giudizio. La Cassazione ha stabilito che l'esito favorevole del giudizio della società ha un 'effetto riflesso' sulla posizione del socio, anche se il suo accertamento è definitivo. Di conseguenza, la pretesa fiscale verso il socio deve essere ridotta in conformità con la decisione riguardante la società, poiché viene meno il presupposto logico-giuridico dell'imposizione.
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Società a ristretta base: utili ai soci, la guida
La Cassazione chiarisce la presunzione di distribuzione degli utili in una società a ristretta base. Anche in assenza di vincoli familiari, i ricavi non dichiarati si presumono distribuiti ai soci. Spetta al contribuente fornire la prova contraria. L'ordinanza annulla la decisione di merito che aveva erroneamente escluso tale presunzione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Società a ristretta base: notifiche e oneri probatori
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti fiscali riguardanti la società a ristretta base partecipativa. La Corte ha stabilito la validità della notifica degli avvisi di accertamento a mezzo posta e ha confermato che l'obbligo di motivazione verso i soci è soddisfatto anche con il semplice rinvio all'atto impositivo della società. Inoltre, ha ribadito che spetta ai soci l'onere di provare la mancata distribuzione degli utili accertati in capo alla società.
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Utili extracontabili socio: nullo se annullato l’avviso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20268/2024, ha stabilito che l'accertamento fiscale per utili extracontabili socio di una società a ristretta base è nullo se l'avviso di accertamento presupposto, emesso nei confronti della società, viene annullato. Questo principio vale anche se l'annullamento avviene in autotutela da parte dell'Amministrazione Finanziaria, poiché viene a mancare l'antecedente logico-giuridico indispensabile per la presunzione di distribuzione dei dividendi.
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Estinzione Giudizio Tributario: Amnistia e Conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio tributario relativo a un avviso di accertamento per presunti utili non dichiarati di una società a ristretta base. La decisione non entra nel merito della questione, ma prende atto della regolare adesione della contribuente a una procedura di definizione agevolata (condono), che ha determinato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla lite tra la cittadina e l'Agenzia delle Entrate.
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Utili extracontabili: la Cassazione sulla prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente, socia unica di una società estinta, contro un avviso di accertamento per maggiori redditi di capitale. L'accertamento si fondava sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili, derivanti da vendite immobiliari a un prezzo ritenuto inferiore a quello di mercato. La Corte ha dichiarato inammissibili i motivi relativi all'omesso esame di fatti decisivi a causa della regola della "doppia conforme", essendo le sentenze di primo e secondo grado basate sulla stessa ricostruzione fattuale. Ha inoltre ritenuto infondato il motivo sulla violazione delle norme sulla prova presuntiva, in quanto mascherava una richiesta di riesame dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società a responsabilità limitata veniva accusata di aver distribuito utili non dichiarati ai propri soci. La Commissione Tributaria Regionale confermava l'accusa, ma la sua sentenza è stata annullata dalla Corte di Cassazione per motivazione apparente. La Corte ha stabilito che un giudice non può limitarsi a fare riferimento a un'altra decisione senza spiegare il proprio ragionamento critico, rendendo di fatto impossibile comprendere la logica della sentenza. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una socia di una S.r.l. a ristretta base, destinataria di un avviso di accertamento per maggiori redditi. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione distribuzione utili non dichiarati dalla società ai soci. Ha inoltre ribadito che spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi sono stati accantonati o reinvestiti nell'attività aziendale, e non percepiti personalmente.
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Redditi partecipazione: rinvio per connessione di cause
Un socio impugna un accertamento fiscale sui redditi di partecipazione derivanti da una società a ristretta base. La Corte di Cassazione, rilevata la pendenza di un giudizio connesso riguardante la società stessa, non decide nel merito ma emette un'ordinanza interlocutoria. Dispone il rinvio della causa per consentire una trattazione congiunta dei due procedimenti, al fine di garantire coerenza decisionale e acquisire i fascicoli di merito.
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Accertamento conto cassa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2942/2024, si è pronunciata su un complesso caso di accertamento fiscale. Al centro della vicenda, un accertamento conto cassa nei confronti di una società a ristretta base, con cui il Fisco contestava ricavi non dichiarati per diversi anni. La Corte ha chiarito importanti principi: l'invio di questionari da parte dell'Agenzia delle Entrate è una facoltà e non un obbligo, e l'analisi dei saldi di cassa di anni precedenti è legittima in virtù del principio di continuità di bilancio. Inoltre, ha stabilito che il giudizio a carico dei soci deve essere sospeso in attesa della definizione dell'accertamento societario. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Legittimazione del socio: può contestare l’accertamento?
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti e le possibilità di difesa del socio di una società a ristretta base. Sebbene non vi sia una diretta legittimazione del socio a impugnare l'accertamento fiscale della società, egli può contestarne il merito nel proprio giudizio personale, anche se l'atto societario è divenuto definitivo. La Corte ha cassato la sentenza precedente per motivazione contraddittoria, riaffermando un principio fondamentale a tutela del contribuente.
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Utili extracontabili socio: onere della prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso riguardante la tassazione di utili extracontabili presuntivamente distribuiti al socio di una S.r.l. a ristretta base. La vicenda processuale ha visto un appello dell'Agenzia delle Entrate prima dichiarato inammissibile per un presunto ritardo e poi riammesso tramite revocazione per un palese errore di fatto del giudice. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente contro la revocazione, confermando che l'errore percettivo del giudice è un valido motivo per questo rimedio. Di conseguenza, il ricorso originario dell'Agenzia è stato dichiarato inammissibile, poiché la sentenza impugnata era stata legalmente rimossa.
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Presunzione distribuzione utili: la prova del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27840/2025, ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base in caso di accertamento di maggiori redditi societari. Il ricorso di una socia, che contestava l'avviso di accertamento sul proprio reddito personale, è stato respinto. La Corte ha ribadito che spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando con fatti concreti che gli utili sono stati reinvestiti o accantonati, e non semplicemente negando di averli percepiti.
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