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Sinallagma

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333 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Corruzione per l’esercizio della funzione: pagare per un diritto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per il reato di corruzione per l'esercizio della funzione. L'imputato aveva consegnato somme di denaro a un funzionario regionale della Protezione Civile per accelerare la liquidazione di alcune fatture relative a lavori pubblici. La difesa sosteneva che il funzionario non avesse poteri decisionali diretti e che il pagamento fosse una semplice regalia per sollecitare un atto dovuto. I giudici hanno invece stabilito che anche l'attività istruttoria e di controllo formale rientra nelle funzioni pubbliche. Inoltre, la dazione di denaro finalizzata a velocizzare una pratica amministrativa integra pienamente il reato, indipendentemente dalla legittimità dell'atto ottenuto o dalla modesta entità della somma corrisposta, poiché si configura un mercimonio della funzione pubblica.
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Accesso abusivo a sistema informatico e banche dati
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un agente di polizia e alcuni imprenditori coinvolti in un caso di accesso abusivo a sistema informatico. L'agente utilizzava le proprie credenziali per consultare le banche dati del PRA e della Motorizzazione Civile al fine di favorire amici imprenditori nel monitoraggio della concorrenza. La difesa sosteneva che tali dati fossero pubblici, ma la Corte ha ribadito che l'accesso è limitato e richiede specifiche autorizzazioni. Mentre per l'agente e un complice i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, per un terzo imputato la sentenza è stata annullata senza rinvio a causa dell'intervenuta prescrizione del reato.
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Rivalutazione dei redditi pensionabili: pensione e contributi
Un avvocato ha ottenuto in appello la riliquidazione della pensione basata su una maggiore rivalutazione dei redditi pensionabili, utilizzando l'indice ISTAT del 1980 invece di quello del 1981. La Cassa Forense ha impugnato la decisione sostenendo che l'aumento della pensione non potesse prescindere dall'effettivo versamento dei contributi corrispondenti ai maggiori redditi rivalutati. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che, sebbene l'indice del 1980 sia quello corretto, la pensione deve essere parametrata alla contribuzione effettivamente versata. Non operando l'automatismo delle prestazioni nella previdenza forense, il professionista non può beneficiare di un calcolo basato su redditi per i quali non ha corrisposto l'integrale quota contributiva.
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Risoluzione contratto preliminare: immobile senza agibilità
Una società immobiliare ha richiesto la risoluzione contratto preliminare a causa della mancanza di licenza edilizia e agibilità dell'immobile promesso in vendita. La venditrice ha invocato la propria buona fede, sostenendo di ignorare tali difformità. La Corte di Cassazione ha chiarito che la gravità dell'inadempimento deve essere valutata prioritariamente sotto il profilo oggettivo dell'alterazione dell'equilibrio contrattuale. Se l'immobile non possiede la destinazione d'uso pattuita, l'interesse dell'acquirente è leso indipendentemente dallo stato soggettivo del venditore. La Corte ha inoltre accolto il ricorso sulla determinazione del valore della causa ai fini delle spese legali, stabilendo che esso debba basarsi sull'intero valore del rapporto contrattuale e non solo sulla caparra o sul risarcimento richiesto.
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Rivalutazione dei redditi e pensione: il peso dei contributi.
Alcuni avvocati in pensione hanno ottenuto in appello la rivalutazione dei redditi per il calcolo della pensione usando l'indice ISTAT del 1980 (21,1%) invece di quello del 1981 (18,7%). La Cassa Forense ha impugnato la decisione sostenendo che, sebbene l'indice corretto fosse quello del 1980, la pensione non potesse essere aumentata senza il versamento dei maggiori contributi corrispondenti. La Cassazione ha accolto il ricorso della Cassa, stabilendo che nella previdenza dei liberi professionisti non vige l'automatismo delle prestazioni. Pertanto, se i contributi sono stati versati su un montante inferiore, la pensione deve essere calcolata su quel valore effettivo, anche se la rivalutazione teorica sarebbe stata superiore. La sentenza chiarisce che il trattamento pensionistico deve essere proporzionato a quanto realmente versato dall'iscritto.
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Inadempimento del contratto preliminare: chi perde la caparra?
La controversia nasce da un contratto per l'acquisto di un appartamento. Il promissario acquirente lamentava il mancato rilascio di una pertinenza e la mancata consegna di documenti per il mutuo, chiedendo il recesso e il doppio della caparra. I venditori eccepivano l'inadempimento del contratto preliminare da parte dell'acquirente, il quale non aveva comunicato i dati del notaio né ottenuto il mutuo. Sebbene il Tribunale avesse inizialmente dato ragione all'acquirente, la Corte d'Appello ha ribaltato il verdetto, individuando nel comportamento procrastinatorio dell'acquirente la causa principale della mancata vendita. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il giudice deve operare una valutazione comparativa delle condotte per determinare quale inadempimento sia prevalente e determinante per la rottura del contratto.
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Riliquidazione trattamento pensionistico: redditi e contributi
Due professionisti in pensione hanno richiesto la riliquidazione trattamento pensionistico contestando i coefficienti di rivalutazione applicati dall'ente previdenziale sui redditi del 1980. La Cassazione ha confermato che per i redditi del 1980 si applica l'indice ISTAT del 21,1%, respingendo la tesi dell'ente che voleva applicare l'indice dell'anno successivo. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso dell'ente su un punto cruciale: la pensione deve essere commisurata alla contribuzione effettivamente versata. Se l'iscritto ha pagato contributi inferiori basandosi su un indice di rivalutazione più basso, non può pretendere un calcolo della pensione su un reddito superiore. L'assenza di automatismo delle prestazioni nella previdenza dei professionisti impone che il trattamento sia proporzionato a quanto realmente corrisposto, pur restando validi gli anni di anzianità contributiva parziale.
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Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta: oltre il rischio.
Una società di costruzioni ha ottenuto dal Comune il diritto di superficie per realizzare una caserma. Dopo la stipula, l'estensione del terreno è risultata inferiore al previsto e il Comando dell'Arma ha imposto un drastico ridimensionamento del progetto per ragioni di bilancio. La società ha chiesto la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta, sostenendo che l'investimento fosse diventato antieconomico. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ma la Cassazione ha annullato la decisione. Gli Ermellini hanno stabilito che non basta l'imprevedibilità soggettiva del diniego dell'autorità per sciogliere il contratto. È necessario dimostrare la straordinarietà oggettiva dell'evento, distinguendo tra il normale rischio d'impresa e fattori eccezionali. La causa torna ora in appello per una nuova valutazione dei requisiti di legge.
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Minimale contributivo: regolamento interno vs obblighi INPS
Una società cooperativa operante nel settore dei trasporti ha contestato la richiesta dell'INPS di versare contributi previdenziali per ore non lavorate dai soci a causa della mancanza di commesse. La società sosteneva che, non essendoci stata prestazione lavorativa né retribuzione, non dovesse operare il **minimale contributivo**. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo contributivo è autonomo rispetto alla retribuzione effettiva. Tale obbligo può essere ridotto solo nelle ipotesi tassativamente previste dalla legge o dai contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati più rappresentativi. I regolamenti interni delle cooperative non possono derogare a queste soglie minime, poiché la tutela del sistema previdenziale e la parità di concorrenza tra imprese prevalgono sull'autonomia privata della società.
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Conversione contratto a progetto: l’ASpI non va restituita
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore il cui rapporto era stato oggetto di conversione contratto a progetto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. L'INPS contestava la compatibilità tra l'indennità risarcitoria ricevuta dal datore di lavoro e il trattamento di disoccupazione ASpI percepito durante il periodo di inattività. L'Istituto sosteneva che la ricostituzione retroattiva del rapporto eliminasse lo stato di disoccupazione. La Suprema Corte, seguendo l'orientamento delle Sezioni Unite, ha invece stabilito che lo stato di bisogno effettivo del lavoratore prevale sulla finzione giuridica della continuità del rapporto. Pertanto, l'ASpI non deve essere restituita poiché tutela una condizione di necessità reale vissuta dal lavoratore prima della sentenza di conversione.
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Vacanza contrattuale: chi paga l’indennità una tantum?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del pagamento dell'indennità una tantum dovuta per il periodo di vacanza contrattuale nel settore dei servizi ferroviari. Un lavoratore aveva richiesto l'intero importo alla società subentrante nell'appalto, nonostante avesse lavorato per essa solo in una frazione del periodo di riferimento. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di accordi diversi, l'indennità deve essere riproporzionata ai mesi di effettivo servizio prestati presso il datore di lavoro attuale. La decisione chiarisce che non esiste un vincolo di solidarietà automatica tra datori di lavoro successivi per tali importi, legati strettamente al sinallagma contrattuale.
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Vacanza contrattuale: chi paga l’indennità una tantum?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità per vacanza contrattuale non deve essere pagata integralmente dall'ultimo datore di lavoro in caso di cambio appalto. Il caso riguardava un lavoratore che chiedeva il pagamento di 44 mesi di arretrati a una società presso cui era impiegato solo da 13 mesi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, chiarendo che tale importo deve essere riproporzionato ai mesi di effettivo servizio prestati presso il datore di lavoro attuale, escludendo una responsabilità solidale automatica per i periodi trascorsi con precedenti appaltatori.
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Regolarità urbanistica e locazione commerciale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della condanna al pagamento dei canoni di locazione a carico di una società conduttrice, nonostante il sequestro dell'immobile per abusi edilizi. La decisione si fonda sulla validità di clausole contrattuali con cui il conduttore aveva espressamente accettato il rischio legato alla regolarità urbanistica del bene. Poiché il rischio era stato assunto pattiziamente, l'eccezione di inadempimento sollevata dal conduttore è stata rigettata, rendendo il contratto parzialmente aleatorio su questo specifico punto.
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Traffico illecito di rifiuti e sequestro profitti
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca nei confronti di un amministratore aziendale accusato di traffico illecito di rifiuti e truffa aggravata. L'indagine ha rivelato che suini destinati al circuito DOP venivano alimentati con mangimi contaminati da plastiche e metalli, derivanti dal trattamento irregolare di scarti dell'industria alimentare. Inoltre, la società gestiva abusivamente il digestato prodotto da impianti biogas per ottenere indebitamente incentivi statali dal GSE. La Suprema Corte ha stabilito che la miscelazione di sottoprodotti con materiali inquinanti trasforma l'intera massa in rifiuto, rendendo legittima la misura cautelare reale e inammissibile il ricorso della difesa basato su questioni di merito.
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Buona entrata: rimborso al terzo pagatore
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del patto relativo al pagamento della buona entrata in una locazione commerciale. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di oltre 120.000 euro versati da un soggetto terzo prima della stipula definitiva del contratto. La Corte ha stabilito che la legittimazione ad agire per la restituzione spetta a chi ha effettivamente eseguito il pagamento, purché vi sia un collegamento funzionale tra il versamento e la locazione. Non rileva che il pagatore non sia poi diventato formalmente parte del contratto finale tramite la nomina del terzo, poiché il diritto al rimborso nasce dalla nullità del patto originario.
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Interessi moratori e usura: la guida della Cassazione
Un mutuatario ha impugnato le clausole di un contratto di mutuo per l'acquisto della prima casa, sostenendo che il cumulo tra interessi corrispettivi e interessi moratori superasse il tasso soglia stabilito dalla legge antiusura. Mentre i giudici di merito avevano rigettato la domanda ritenendo gli interessi moratori estranei al calcolo dell'usura e rilevando l'assenza di mora nel rapporto, la Corte di Cassazione ha ribaltato tale visione. La Suprema Corte ha stabilito che la disciplina antiusura si applica anche agli interessi moratori e che il mutuatario ha interesse ad agire per l'accertamento della nullità della clausola sin dalla pattuizione, indipendentemente dall'attuale inadempimento.
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IMU: perché il ricorso in Cassazione può fallire
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente relativo a un avviso di rettifica IMU. Il ricorrente invocava l'esenzione per immobili fatiscenti e l'applicazione di aliquote ridotte per contratti a canone concordato. La Suprema Corte ha dichiarato i motivi inammissibili e infondati, evidenziando la violazione del principio di autosufficienza, poiché il contribuente non ha allegato i contratti di locazione né provato la residenza dei conduttori. Inoltre, l'eccezione di giudicato esterno è stata respinta perché non adeguatamente documentata e non sollevata tempestivamente nei gradi di merito.
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Giudicato esterno e IMU: la prova in Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente relativo a rettifiche IMU per l'anno 2014. Il ricorrente sosteneva l'esistenza di un giudicato esterno derivante da una sentenza precedente che riconosceva lo stato di abbandono degli immobili, rendendoli improduttivi di reddito. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il contribuente non ha fornito prova certa della formazione di tale giudicato né ha rispettato il principio di autosufficienza del ricorso. Inoltre, le doglianze relative all'omesso esame di fatti decisivi sono state ritenute inammissibili poiché miravano a una rivalutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. Anche le richieste di agevolazioni per canone calmierato sono state rigettate per carenza documentale.
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NASpI: il lavoro effettivo include il rifiuto datoriale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una lavoratrice a cui era stata negata la NASpI per il presunto mancato raggiungimento delle trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti la disoccupazione. Il fulcro della controversia riguardava il rifiuto del datore di lavoro di ricevere la prestazione lavorativa nel mese di agosto. La Suprema Corte ha stabilito che il requisito del lavoro effettivo deve essere inteso in senso giuridico e non meramente materiale. Pertanto, se il lavoratore offre la propria prestazione e il datore la rifiuta illegittimamente, tali giornate devono essere conteggiate ai fini del diritto all'indennità di disoccupazione.
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Medici specializzandi: negati i rimborsi retroattivi
Un gruppo di medici specializzandi, attivi tra il 1992 e il 2006, ha agito contro lo Stato per ottenere l'adeguamento delle borse di studio e il risarcimento per il tardivo recepimento delle direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che per i medici specializzandi iscritti prima dell'anno accademico 2006/2007 non spetta l'adeguamento triennale né l'indicizzazione annuale. La Corte ha ribadito che il rapporto di formazione non è inquadrabile come lavoro subordinato e che i blocchi della spesa pubblica imposti dal legislatore sono legittimi e non contrastano con il diritto comunitario.
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