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Simulazione

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245 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricognizione di debito: il rogito cancella il patto segreto
I Compratori acquistano quote societarie dal Venditore. Prima dell'atto definitivo, firmano due scritture di ricognizione di debito. Successivamente, pagano una somma superiore rispetto al prezzo fissato nel contratto definitivo. I Compratori chiedono quindi la restituzione del surplus, mentre il Venditore sostiene che il prezzo reale fosse simulato e più alto, basandosi proprio sulla ricognizione di debito. La Corte d'Appello accerta che la ricognizione di debito aveva solo una funzione di pagamento anticipato del prezzo effettivo e condanna il Venditore a restituire l'eccedenza. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Venditore, confermando che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che non è stata fornita la prova della simulazione del prezzo. Vince il Compratore.
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Azione di simulazione: creditore vince contro la finta vendita
Una creditrice ha promosso un'azione di simulazione contro la vendita di un immobile effettuata dal debitore originario, ormai defunto, a favore del figlio. La creditrice ha agito sia in via autonoma, per tutelare il proprio credito, sia in via surrogatoria, sostituendosi all'erede inerte. La Corte d'Appello ha erroneamente qualificato la domanda solo come surrogatoria, applicando i severi limiti di prova previsti per le parti del contratto. La Cassazione ha accolto il ricorso della creditrice, rilevando un vizio di omessa pronuncia sulla domanda autonoma. La sentenza è stata cassata con rinvio, consentendo alla creditrice di far valere le proprie ragioni senza i limiti probatori applicati ingiustamente.
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Simulazione del prezzo: perché il rogito vince sul compromesso
Il Venditore ha venduto un immobile agli Acquirenti indicando nel rogito notarile un prezzo di 93.000 euro. Successivamente, il Venditore ha chiesto il pagamento di ulteriori somme, sostenendo che il prezzo reale pattuito nel contratto preliminare fosse di 174.000 euro. Ha quindi agito in giudizio per far valere la simulazione del prezzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Venditore. I giudici hanno stabilito che l'accordo sul prezzo effettivo di una vendita immobiliare richiede la forma scritta a pena di nullità. Di conseguenza, non è possibile dimostrare la simulazione del prezzo tramite testimoni o utilizzando il contratto preliminare, in quanto quest'ultimo viene superato e assorbito dal rogito definitivo. Il Venditore perde la causa e non può pretendere somme aggiuntive senza una controdichiarazione scritta e firmata.
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Accertamento sintetico: la donazione del padre batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento basati su un accertamento sintetico nei confronti di una contribuente, rilevando un incremento patrimoniale derivante dall'acquisto di un appartamento. La contribuente ha dimostrato che l'acquisto costituiva una donazione indiretta da parte del padre, il quale aveva permutato un proprio terreno edificabile con la società costruttrice per ottenere gli appartamenti poi intestati ai figli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco. I giudici hanno confermato che la donazione indiretta giustifica la disponibilità economica per l'acquisto, escludendo l'applicazione delle regole sulla simulazione e confermando la decisione di merito favorevole alla contribuente.
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Sospensione del processo: no al blocco se manca il giudicato
La Sorella impugna l'ordinanza di sospensione del processo emessa dal Tribunale in una causa di riduzione di donazioni simulate contro il Fratello. Il giudice di merito aveva sospeso la causa in attesa della definizione di un altro giudizio sulla divisione ereditaria pendente in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che la sospensione del processo non è obbligatoria se la causa pregiudicante è stata decisa con sentenza non ancora definitiva. Di conseguenza, la Cassazione annulla l'ordinanza di sospensione e ordina la riassunzione della causa davanti al Tribunale per la prosecuzione del giudizio.
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Sospensione necessaria del processo: stop al blocco ingiustificato
Una coerede ha impugnato la vendita di azioni compiuta dalla madre defunta a favore del fratello, ritenendola una donazione simulata, e ha chiesto la divisione dell'eredità. Il Tribunale ha disposto la sospensione necessaria del processo in attesa della definizione di un'altra causa pendente in Cassazione relativa all'eredità paterna. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della coerede, stabilendo che la sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.p.c. non è obbligatoria se la causa pregiudicante è stata decisa con sentenza non ancora passata in giudicato. In questi casi, il giudice può solo valutare una sospensione facoltativa. La decisione di sospensione è stata quindi annullata e le parti dovranno riassumere il giudizio davanti al Tribunale.
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Patto fiduciario immobiliare: la fiducia non basta senza prove
Un ex calciatore professionista ha citato in giudizio l'ex moglie per accertare che diversi immobili e quote societarie a lei intestati fossero in realtà di sua proprietà, acquistati con i propri guadagni tramite un patto fiduciario immobiliare. In subordine, chiedeva la restituzione delle somme per indebito arricchimento. La Corte d'Appello ha accolto la domanda solo parzialmente, condannando la donna a restituire circa 67.000 euro. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la complessità delle questioni sollevate, in particolare sulla prova del patto fiduciario immobiliare e sulla forma dello stesso, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una trattazione più approfondita, non decidendo immediatamente la controversia.
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Prestanome in banca: l’interposizione fittizia di persona costa cara
Un correntista si oppone al decreto ingiuntivo di una banca per uno scoperto di conto corrente, sostenendo di aver agito come semplice prestanome per favorire una società terza. L'opponente invoca l'interposizione fittizia di persona, affermando che il reale beneficiario del finanziamento era la società. La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità del ricorso del correntista. I giudici chiariscono che la simulazione contrattuale non può essere provata per testimoni senza un principio di prova scritta. Inoltre, la mancata conoscenza dei fatti da parte del rappresentante della banca durante l'interrogatorio formale non equivale a una confessione automatica. Il correntista perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Negozio misto con donazione: finta vendita e vera eredità
Un uomo ha citato in giudizio la sorella per far accertare che la vendita delle quote della farmacia di famiglia, effettuata dalla madre prima di morire, nascondesse in realtà una donazione. La Corte d'Appello ha accertato che le quote, del valore di quasi due milioni di euro, erano state cedute a meno della metà del loro valore reale. I giudici hanno quindi qualificato l'operazione come un negozio misto con donazione per la parte di valore non pagata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della sorella. La Suprema Corte ha chiarito che per calcolare il valore reale delle quote societarie occorre considerare anche l'avviamento e il valore della licenza commerciale dell'azienda.
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Azione di riduzione: finta vendita non cancella la legittima
Il Padre vende alcuni immobili al Coerede Convenuto e lo nomina erede universale nel testamento. Il Fratello Escluso, scoprendo di essere stato privato della sua quota, avvia un'azione di riduzione per lesione della legittima e chiede di accertare che le vendite erano in realtà donazioni simulate. La Corte d'Appello accoglie le richieste del Fratello Escluso, riconoscendogli un terzo dell'eredità. Il Coerede Convenuto ricorre in Cassazione, sostenendo che la domanda fosse tardiva e che il Padre avesse riconosciuto un debito nei suoi confronti per giustificare i trasferimenti. La Cassazione rigetta il ricorso: l'azione di riduzione è stata proposta tempestivamente e le dichiarazioni scritte del defunto non vincolano il legittimario, che agisce come terzo a tutela dei propri diritti.
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Simulazione della compravendita: finta vendita e ricorso perso
Una donna ha contestato i contratti di vendita stipulati dal padre defunto a favore della nuora, sostenendo che si trattasse di una simulazione della compravendita per nascondere una donazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando l'assenza di prove sul pagamento del prezzo. Il fratello e la nuora hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I ricorrenti, infatti, hanno eseguito la notifica tramite servizio postale ma non hanno depositato i relativi avvisi di ricevimento. Senza questa prova documentale, la notifica è considerata giuridicamente inesistente e non può essere sanata. Di conseguenza, la decisione d'appello che accertava la simulazione della compravendita è diventata definitiva.
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Opposizione alla donazione: il figlio perde dopo quarant’anni
Un figlio ha citato in giudizio i genitori ancora in vita per far accertare che l'acquisto di un immobile di pregio, avvenuto nel 1972 e 1973 e intestato a metà alla madre, fosse in realtà una donazione indiretta del padre. Il figlio voleva trascrivere un atto di opposizione alla donazione per tutelare la sua futura quota di eredità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del figlio. I giudici hanno stabilito che l'opposizione alla donazione e la relativa azione di simulazione possono essere avviate anche prima della morte del donante. Tuttavia, questo non è possibile se sono già trascorsi più di vent'anni dalla trascrizione dell'atto di donazione. Nel caso specifico, essendo passati circa quarant'anni, il diritto del figlio era ormai scaduto.
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Legittimario pretermesso: finta vendita contro eredità negata
Una madre nomina come erede universale solo uno dei figli, escludendo le figlie. Prima di morire, vende un immobile al nipote. Una delle figlie escluse agisce in giudizio per far accertare che la vendita simulava in realtà una donazione lesiva della sua quota di legittima. La Corte d'Appello rigetta la domanda perché la donna non aveva accettato l'eredità con beneficio di inventario e non aveva contestato tempestivamente il pagamento del prezzo. La Cassazione ribalta la decisione. Il legittimario pretermesso, essendo totalmente escluso dall'eredità, non ha alcuna quota da accettare e non deve quindi ricorrere al beneficio di inventario per agire in riduzione. Inoltre, la contestazione del pagamento del prezzo è implicitamente contenuta nella stessa domanda di simulazione. La ricorrente vince il ricorso e la causa viene rinviata per un nuovo giudizio.
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Inversione dell’onere della prova: cambiali e prezzo simulato
Il Venditore ha avviato un'esecuzione forzata contro Gli Acquirenti per il mancato pagamento di alcune cambiali emesse durante l'acquisto di un'attività commerciale. Gli Acquirenti si sono opposti, sostenendo che il prezzo reale fosse quello inferiore indicato nel contratto definitivo, già saldato, e che la quietanza scritta ne fosse la prova. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli Acquirenti. I giudici hanno stabilito che l'emissione di cambiali comporta l'inversione dell'onere della prova. Trattandosi di promesse di pagamento, spetta al debitore dimostrare che il debito non esiste o è stato estinto. Nel caso specifico, Gli Acquirenti non hanno fornito tale prova, in quanto il prezzo reale era quello maggiore stabilito nel preliminare e la quietanza del definitivo era simulata. Il Venditore ha quindi diritto a riscuotere le somme.
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Simulazione della vendita: vince la causa ma perde in Cassazione
Una coerede impugna le vendite effettuate in vita dal padre defunto a favore dei fratelli unilaterali, sostenendo si trattasse di una simulazione della vendita per nascondere donazioni lesive della sua quota di legittima. La Corte d'Appello inizialmente esclude la simulazione. La coerede propone ricorso in Cassazione, ma nel frattempo ottiene la revocazione della sentenza d'appello favorevole, che accerta la simulazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso principale improcedibile perché la ricorrente non ha depositato tempestivamente le ricevute PEC della notifica della sentenza impugnata. Tale decisione non pregiudica la vittoria ottenuta dalla coerede nel giudizio di revocazione, ma comporta la sua condanna alle spese del giudizio di legittimità.
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Simulazione del prezzo: il patto segreto tra fratelli è valido
Due fratelli e la madre firmano due accordi lo stesso giorno per la vendita di quote societarie. Il primo accordo indica un prezzo inferiore, mentre il secondo, non autenticato, stabilisce il prezzo reale, decisamente più alto. L'acquirente si oppone al pagamento del saldo, sostenendo che il secondo accordo sia nullo per mancanza di causa o firmato sotto minaccia. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente. I giudici chiariscono che i due documenti fanno parte di un'unica trattativa e che il secondo atto costituisce una valida controdichiarazione. Si tratta di una classica simulazione del prezzo, perfettamente lecita tra le parti. Non essendoci prove di minacce concrete o di donazioni nascoste, l'acquirente deve pagare l'intero importo pattuito.
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Simulazione del contratto di lavoro: accuse generiche e rigetto
Il Lavoratore ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con L'Azienda a partire dal 2009, sostenendo la simulazione del contratto di lavoro a tempo parziale stipulato successivamente con un'altra società. I giudici di merito hanno respinto la domanda per l'estrema genericità delle accuse, che non permettevano l'ammissione delle prove testimoniali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che la valutazione sulla specificità delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, specialmente in presenza di una doppia decisione conforme nei gradi precedenti.
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Simulazione del contratto: debiti reali e vendite fittizie
Un creditore avvia il pignoramento delle quote societarie del debitore. Successivamente, la società del debitore cede le proprie partecipazioni a un'azienda estera. Il creditore impugna la cessione chiedendo la dichiarazione di simulazione del contratto, ritenendo l'operazione fittizia e finalizzata a sottrarre i beni all'esecuzione forzata. I giudici di merito rigettano la domanda per mancanza di prove adeguate. La Corte di Cassazione conferma la decisione e rigetta il ricorso. Gli Ermellini chiariscono che spetta esclusivamente al giudice di merito valutare le prove e che il creditore non ha fornito indizi gravi, precisi e concordanti per dimostrare la natura fittizia del trasferimento. Il creditore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Contratto con se stesso: validità della procura
La Corte d'Appello di Genova conferma l'annullamento di due atti immobiliari. Il primo, un contratto con se stesso basato su una procura troppo generica, è stato dichiarato invalido. Di conseguenza, è caduto anche il secondo atto verso un terzo in malafede.
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Opposizione di terzo all’esecuzione: vince il condominio
Un ex coniuge ha proposto un'opposizione di terzo all'esecuzione per bloccare il pignoramento immobiliare avviato da un condominio contro l'ex moglie, formale intestataria dell'immobile. L'opponente sosteneva di essere il reale proprietario per aver interamente finanziato l'acquisto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le risultanze dei registri immobiliari prevalgono se il pignoramento è trascritto prima della domanda di simulazione. Inoltre, la Corte ha sancito che chi propone un'opposizione di terzo all'esecuzione per far valere un diritto reale non può contestare l'esistenza del debito originario del debitore esecutato, trattandosi di una facoltà riservata esclusivamente a quest'ultimo. Di conseguenza, l'opposizione è stata definitivamente respinta.
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