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Silenzio Rifiuto

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1047 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rimborso imposte sisma: scontro tra aiuti di Stato e fisco
Un istituto bancario situato in una zona colpita dal terremoto in Sicilia del 1990 ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate per il triennio 1990-1992, avvalendosi delle agevolazioni previste dalla legge. L'Agenzia delle Entrate ha opposto un silenzio-rifiuto, confermato dai giudici di merito che hanno ritenuto l'agevolazione un aiuto di Stato vietato dal diritto europeo. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione legata alla compatibilità comunitaria e al valore della causa, ha disposto il rinvio della trattazione in pubblica udienza per approfondire il tema del rimborso imposte sisma.
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Rimborso imposte sisma Abruzzo: stop della Cassazione per l’Iva
Una società abruzzese ha chiesto il rimborso delle imposte Ires, Irap e Iva versate durante la sospensione per il terremoto del 2009, invocando la riduzione al 40% prevista dalla legge. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, la Cassazione ha esaminato il ricorso. Poiché la controversia riguarda anche il rimborso imposte sisma Abruzzo relativo all'Iva, e sussiste il dubbio sulla compatibilità di tale rimborso con il diritto dell'Unione Europea, la Corte ha deciso di sospendere il giudizio. La causa è stata rinviata a nuovo ruolo in attesa della decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che dovrà chiarire se le norme europee ostacolino la restituzione del 60% dell'Iva versata.
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Rimborso imposte sisma: il Fisco vince contro l’erede
L'erede di un contribuente ha richiesto il rimborso imposte sisma pari al 90% delle imposte versate per gli anni 1990-1992 in Sicilia. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'assenza di una valida istanza di rimborso e la mancanza di prove sui versamenti effettuati. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto tali contestazioni inammissibili perché presentate solo in appello. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, chiarendo che l'assenza di un'istanza formale rende la domanda improponibile, vizio rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado. Inoltre, la contestazione sui pagamenti costituisce una mera difesa, sempre proponibile dall'Amministrazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Rimborso imposte sisma 1990: la Cassazione tutela i dipendenti
Un cittadino residente in un'area colpita dal terremoto del 1990 ha chiesto il rimborso del 90% dell'IRPEF versata negli anni 1990-1992. Di fronte al silenzio-rifiuto dell'amministrazione finanziaria, il contribuente ha fatto ricorso. L'Agenzia delle Entrate ha contestato il diritto, sostenendo che il rimborso spettasse solo al datore di lavoro (sostituto d'imposta) e non al lavoratore dipendente (sostituito). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che il lavoratore dipendente è il diretto beneficiario dell'agevolazione fiscale. Di conseguenza, egli ha pieno diritto a richiedere il rimborso imposte sisma 1990 e a impugnare l'eventuale rifiuto. Vince il contribuente.
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Rimborso IVA non dichiarato: la decadenza batte il credito
Una società ha richiesto all'Agenzia delle Entrate il rimborso dell'eccedenza IVA per l'anno 2003 solo nel 2009, senza aver precedentemente indicato tale credito nella dichiarazione annuale. L'amministrazione finanziaria ha respinto la domanda per decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che per il rimborso IVA non dichiarato si applica il termine di decadenza biennale previsto dall'art. 21 del D.Lgs. n. 546/1992, e non la prescrizione decennale. Quest'ultima si applica solo se il credito è stato regolarmente esposto in dichiarazione. Di conseguenza, il ricorso della società è stato rigettato, confermando la perdita del diritto al rimborso.
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Rimborso IRAP: se paghi i tirocinanti perdi l’esenzione
Un commercialista ha richiesto il rimborso IRAP per gli anni dal 2003 al 2009, sostenendo di non avere un'autonoma organizzazione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, evidenziando la presenza di tirocinanti pagati con compensi elevati. Dopo un primo rinvio della Cassazione, i giudici di merito hanno stabilito che i tirocinanti, svolgendo compiti in modo autonomo a causa dei troppi impegni del professionista, hanno incrementato la produttività dello studio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando definitivamente il ricorso del professionista. Di conseguenza, il rimborso IRAP è stato negato perché la struttura dello studio superava la semplice attività personale del lavoratore autonomo.
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Rimborso IRAP: socio di minoranza vince contro il Fisco
Un consulente finanziario ha richiesto il Rimborso IRAP per gli anni dal 2012 al 2015, sostenendo di non possedere un'autonoma organizzazione. Il professionista svolgeva la propria attività esclusivamente per una società di consulenza di cui era socio con una quota minima dello 0,85%. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo che l'utilizzo della struttura societaria configurasse il presupposto d'imposta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che l'inserimento in una struttura organizzativa altrui non fa scattare l'imposta, anche se il lavoratore possiede una quota societaria irrisoria. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Rimborso IVA non dichiarata: addio al credito dopo due anni
Una società richiedeva all'Amministrazione Finanziaria il rimborso di un credito IVA maturato nel 2005, commettendo però l'errore di non indicarlo nella dichiarazione annuale del 2006. L'ufficio tributario respingeva l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo un principio fondamentale: se il contribuente non espone il credito d'imposta nella dichiarazione dei redditi, non può beneficiare del termine di prescrizione ordinario di dieci anni. In questo caso, si applica il termine di decadenza biennale previsto dalla legge speciale. Di conseguenza, la domanda di rimborso IVA non dichiarata presentata oltre i due anni dal momento in cui è sorto il diritto è tardiva e non può essere accolta. La società perde definitivamente il diritto al rimborso e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Rimborso IVA su TIA: casa donata ma il credito resta al donante
Il Contribuente ha richiesto il Rimborso IVA su TIA pagata tra il 2006 e il 2009 per un immobile ricevuto in donazione. I giudici di merito e la Cassazione hanno respinto la richiesta per difetto di legittimazione attiva, poiché le fatture erano intestate ai precedenti proprietari e non vi era prova del trasferimento del credito d'imposta. Il Contribuente ha proposto ricorso per revocazione, sostenendo che la Corte avesse commesso un errore di percezione non considerando la clausola di donazione di tutti i diritti inerenti e le dichiarazioni dei donanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'interpretazione di atti contrattuali e dichiarazioni non costituisce un errore revocatorio materiale, ma un'attività di valutazione giuridica riservata al giudice di merito. Di conseguenza, il Contribuente perde definitivamente il diritto al rimborso.
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Termine breve per impugnare: il doppio appello costa il rimborso
Un contribuente colpito dal sisma del 2002 ha richiesto il rimborso parziale delle imposte versate. Di fronte al silenzio-rifiuto dell'amministrazione finanziaria, ha avviato un contenzioso. Dopo la sconfitta in primo grado, il contribuente ha notificato un primo appello senza depositarlo, e successivamente ha notificato un secondo appello oltre i sessanta giorni dal primo. L'Agenzia delle Entrate ha eccepito la tardività del secondo gravame. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che la notifica del primo appello fa decorrere il termine breve per impugnare di sessanta giorni per l'eventuale riproposizione dell'atto. Di conseguenza, il secondo appello è stato dichiarato inammissibile e la sentenza favorevole al contribuente è stata cassata senza rinvio.
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Terremoto 1990: stop al rimborso senza prova del regime de minimis
Gli eredi di un contribuente colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia hanno chiesto il rimborso del 90% delle imposte pagate nel triennio 1990-1992. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il rimborso, è necessario rispettare il regime de minimis europeo. La prova del rispetto della soglia massima di aiuti non può basarsi su una semplice autocertificazione, ma deve considerare l'intero triennio mobile calcolato a partire dal momento in cui l'aiuto è stato concesso (2001-2003). La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Rimborso imposte terremoto Sicilia: negato senza residenza
Un lavoratore dipendente ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte IRPEF versate negli anni 1990-1992, invocando le agevolazioni per le vittime del sisma del 1990 in Sicilia. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la richiesta perché il contribuente risiedeva in un comune non colpito dal terremoto, sebbene il suo datore di lavoro avesse sede in una zona agevolata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, negando il rimborso imposte terremoto Sicilia. I giudici hanno chiarito che, per i lavoratori dipendenti, il beneficio spetta solo se la residenza anagrafica si trova nei comuni terremotati prima del 13 dicembre 1990. La sede del datore di lavoro è irrilevante. Di conseguenza, la richiesta di rimborso è stata definitivamente respinta.
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Autonoma organizzazione IRAP: il socio perde il rimborso
Un consulente aziendale ha chiesto il rimborso dell'IRAP versata tra il 2010 e il 2014, sostenendo di non avere un'autonoma organizzazione IRAP in quanto privo di dipendenti e con beni strumentali minimi. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso evidenziando che il professionista era socio e amministratore di una società di consulenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che l'utilizzo della struttura e dei servizi di una società per lo svolgimento della propria attività professionale personale integra il requisito dell'autonoma organizzazione, rendendo legittimo il prelievo fiscale. Il professionista perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Giudicato esterno tributario: il Fisco deve rimborsare l’errore
Una società concessionaria autostradale ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte versate per errore nel 1995, avendo tassato quote di ammortamento finanziario deducibili relative a un accordo pluriennale. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, sancendo il principio del giudicato esterno tributario. Poiché altre sentenze definitive tra le stesse parti avevano già riconosciuto la deducibilità di tali quote per annualità diverse, tale accertamento fa stato anche per l'anno in contestazione. La Corte ha chiarito che l'autonomia dei periodi d'imposta cede di fronte a elementi pluriennali stabili nel tempo. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria è stata condannata a rimborsare le somme indebitamente percepite.
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Giudicato esterno tributario: se il Fisco perde prima, paga dopo
Una società concessionaria autostradale ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte versate nel 1994, derivanti dall'errata mancata deduzione delle quote di ammortamento finanziario per i costi di costruzione dell'opera. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, ma la Corte di Cassazione ha dato ragione alla società. I giudici hanno stabilito che l'efficacia del giudicato esterno tributario si estende anche ad altre annualità quando l'accertamento riguarda elementi pluriennali e permanenti del rapporto, come gli ammortamenti di concessione. Essendo già intervenute sentenze definitive favorevoli alla società per gli anni precedenti e successivi sullo stesso identico rapporto, l'ufficio fiscale non poteva rimettere in discussione il diritto alla deduzione. La Suprema Corte ha quindi ordinato il rimborso delle somme richieste.
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Beneficiario effettivo: niente rimborso alla società schermo
Una società con sede in Europa ha chiesto il rimborso delle ritenute fiscali subite su interessi e dividendi versati dalla sua controllata italiana. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, ritenendo che la richiedente fosse solo uno schermo formale. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che il vero beneficiario effettivo dei flussi finanziari era la società madre situata negli Stati Uniti, al di fuori dell'Unione Europea. Di conseguenza, non si applicano le esenzioni fiscali europee riservate alle sole società residenti negli Stati membri. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Rimborso imposte sisma: perché il fisco vince senza prove
Una contribuente ha richiesto il rimborso imposte sisma pari al novanta per cento delle tasse versate tra il 1990 e il 1992 a seguito del terremoto in Sicilia. Di fronte al silenzio dell'Amministrazione Finanziaria, la donna ha fatto ricorso ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha però accolto il ricorso del fisco, stabilendo che spetta sempre al contribuente dimostrare l'avvenuto pagamento delle imposte. Inoltre, trattandosi di un'impresa, il giudice di merito avrebbe dovuto verificare la compatibilità del rimborso con le norme europee sugli aiuti di Stato e sul regolamento de minimis, escludendo automatismi per il risarcimento del maggior danno.
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Rimborso imposte sisma 1990: scontro tra fisco e aiuti di Stato
Un contribuente ha richiesto il rimborso imposte sisma 1990, pari al 90% dell'Irpef e dell'Ilor versate negli anni 1991-1992, avendo percepito redditi da partecipazione societaria. Di fronte al silenzio dell'Amministrazione finanziaria, il contribuente ha fatto ricorso, vincendo nei primi due gradi di giudizio. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che il rimborso a un soggetto che svolge attività d'impresa violi le norme europee sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il giudice di merito deve verificare se l'agevolazione rispetti i limiti previsti dal regolamento europeo de minimis. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Giudizio di ottemperanza: il fisco deve adeguare la pensione
Un ex dipendente pubblico ha richiesto l'applicazione dell'aliquota agevolata sulla propria pensione complementare e il rimborso delle imposte versate in eccesso. A fronte del silenzio dell'Amministrazione Finanziaria, il contribuente ha ottenuto una sentenza favorevole definitiva. Tuttavia, l'ente pubblico ha rimborsato le somme pregresse ma non ha adeguato l'aliquota per il futuro. Il pensionato ha quindi promosso un giudizio di ottemperanza per costringere l'amministrazione ad applicare la tassazione di favore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che l'obbligo di adeguamento futuro era già sancito dalla prima sentenza e deve essere eseguito, anche impartendo istruzioni all'ente pensionistico che agisce come sostituto d'imposta.
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Rimborso imposte sisma: sì della Cassazione contro i veti UE
Una Società colpita dal terremoto del 1990 in Sicilia ha chiesto il rimborso del 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. L'Amministrazione Finanziaria non ha risposto, configurando un silenzio rifiuto. I giudici d'appello hanno negato il rimborso ritenendolo un aiuto di Stato incompatibile con il diritto europeo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Società, stabilendo che il giudice di merito deve verificare se la somma richiesta rispetti i limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di importo limitato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato la causa per un nuovo esame, confermando che il rimborso imposte sisma può essere legittimo se rientra nei limiti del regime de minimis.
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