A seguito di una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine hanno trovato sostanze stupefacenti e una ingente somma di denaro in contanti dentro la cassaforte dell'Indagato, privo di occupazione fissa. Il giudice ha disposto il sequestro preventivo per sproporzione del denaro, ritenendo la somma del tutto sproporzionata rispetto ai redditi dell'intero nucleo familiare. La difesa ha sostenuto che i contanti derivassero dai risparmi della madre pensionata. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sproporzione tra il denaro posseduto e le entrate lecite giustifica il blocco dei beni. Inoltre, in sede di legittimità non si possono riesaminare le valutazioni sui fatti o sulla credibilità delle testimonianze stilate dai giudici di merito. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria.
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