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Sequestro Preventivo Quote Societarie

9 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sequestro preventivo quote societarie: socio estraneo, azienda mafiosa
Il Socio Ricorrente ha impugnato il sequestro preventivo delle sue quote societarie, relative a un'azienda ritenuta asservita a un'organizzazione criminale. L'azienda, gestita da un Indagato, era coinvolta in appalti sanitari corrotti. Il Ricorrente sosteneva la sua estraneità e la regolarità formale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il sequestro preventivo delle quote societarie è legittimo anche se il proprietario non è indagato, purché la misura serva a impedire la prosecuzione dell'attività criminosa e la gestione illecita della società.
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Sequestro preventivo quote societarie tra svuotamento e blocco
Un socio di una nuova società ha proposto ricorso contro il sequestro preventivo quote societarie e dell'intero patrimonio aziendale. L'accusa sosteneva che la nuova azienda fosse stata creata per assorbire tutte le risorse di una precedente società ormai insolvente, poi fallita, proseguendo l'attività in modo illecito. La difesa contestava l'assenza di un pericolo concreto e la sproporzione del vincolo cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità della misura. Quando un nuovo ente rappresenta lo strumento per consolidare la distrazione di beni e perpetuare l'illecito, il sequestro dell'intera struttura aziendale è pienamente giustificato per impedire il protrarsi dei danni del reato fallimentare.
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Sequestro preventivo quote societarie: legittimo lo stop ai beni
La controversia nasce dallo svuotamento patrimoniale di una società operante nel settore socio-sanitario, attuato attraverso l'omessa indicazione in bilancio di crediti milionari e la cessione a prezzo svilito di un ramo d'azienda a favore di un'altra compagine riconducibile ai familiari dell'amministratore, a danno dei soci di minoranza. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo quote societarie e dei rami aziendali trasferiti per prevenire ulteriori distrazioni di beni. La rappresentante della società terza interessata ha impugnato il vincolo cautelare contestando la competenza territoriale, il fondamento delle accuse e il pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la legittimità del sequestro, chiarendo che il rinvio a giudizio impedisce di contestare gli indizi di reato e che la misura serve a neutralizzare la gestione illecita del patrimonio sociale.
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Sequestro preventivo quote societarie: l’amministratore di fatto non può opporsi
L'Azienda, gestita da una proprietaria e da alcuni amministratori di fatto, era coinvolta in un traffico illecito di rifiuti e nella gestione di una discarica abusiva. Dopo la condanna, il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo delle quote societarie dell'Azienda. L'Amministratore di Fatto ha presentato ricorso contro tale sequestro. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che solo chi ha un interesse concreto e attuale alla restituzione del bene, cioè il proprietario delle quote, può impugnare il sequestro. L'Amministratore di Fatto, non essendo proprietario delle quote, non aveva tale interesse.
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Sequestro Preventivo Quote Societarie: Impugnazione Inammissibile
Un socio (Il Ricorrente) ha impugnato il sequestro preventivo delle quote di una società (L'Azienda) e del suo patrimonio aziendale. Il sequestro era stato disposto perché l'Azienda era ritenuta asservita a un'attività criminosa di stampo mafioso, finalizzata a inquinare gli appalti pubblici nel settore sanitario. Il Ricorrente sosteneva di essere estraneo al reato e che le quote non potevano essere sequestrate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il sequestro preventivo quote societarie è legittimo anche se il titolare non è indagato, purché la misura serva a impedire la prosecuzione dell'attività illecita della società, considerata strumento di un'organizzazione criminale.
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Sequestro preventivo quote societarie: il prestanome perde tutto
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo quote societarie di uno studio odontoiatrico, formalmente intestate a una donna straniera ma ritenute fittiziamente registrate a suo nome. Le indagini hanno rivelato che i reali amministratori della società erano due professionisti accusati di bancarotta fraudolenta e altri reati finanziari. La donna, compagna di uno dei precedenti prestanome e priva di reddito, è stata considerata una mera "testa di legno". La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, ribadendo che il sequestro preventivo quote societarie è pienamente legittimo anche se i beni appartengono formalmente a terzi estranei, qualora emerga il carattere fittizio dell'intestazione e la necessità di impedire la continuazione dell'attività criminosa. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inquinamento: Sequestro preventivo quote societarie anche del Comune
La Cassazione ha confermato il sequestro preventivo quote societarie di un Comune, socio di minoranza di un'azienda che gestiva un depuratore industriale. L'impianto, strutturalmente inadeguato, inquinava l'ambiente con sostanze cancerogene. Secondo i giudici, le quote rappresentavano lo strumento con cui venivano prese le decisioni illecite, finalizzate a tutelare gli interessi economici dei soci industriali a scapito della salute pubblica. Il Comune non è stato considerato un terzo estraneo, poiché, pur consapevole della gestione illecita e dei vantaggi che ne derivavano, è rimasto inerte. Il sequestro è stato ritenuto necessario per interrompere l'aggravarsi del reato ambientale.
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Inquinamento: sequestro preventivo quote societarie per fermare il reato
Un consorzio, socio di maggioranza di una società che gestisce un impianto di depurazione, ha contestato il sequestro preventivo delle proprie quote societarie. L'impianto, inadeguato a trattare reflui industriali, era accusato di grave inquinamento ambientale. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro, ritenendolo uno strumento indispensabile per impedire la continuazione del reato. Secondo i giudici, lasciare le quote nella libera disponibilità dei soci avrebbe significato permettere il protrarsi di scelte gestionali dannose per l'ambiente e la salute. L'appello del consorzio è stato quindi respinto perché la decisione del tribunale era fondata e non presentava violazioni di legge.
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Sequestro quote societarie: azienda legata a mafia, socio perde
La Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di quote societarie e beni di un'azienda, pur non essendo il socio personalmente indagato. La decisione si basa sul coinvolgimento sostanziale della società in attività illecite legate a un cantiere edile, inserito in un contesto di criminalità organizzata. Secondo i giudici, le intercettazioni e i rapporti commerciali provavano che l'azienda, sebbene in posizione non dominante, era parte di una rete di interessi illeciti. Il sequestro è stato ritenuto legittimo perché la società era diventata uno strumento per la commissione dei reati, rendendo irrilevante la posizione personale del socio.
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