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Sequestro Preventivo E Confisca

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sequestro preventivo e confisca: il denaro illecito non sfugge
Un Indagato, sotto indagine per reati di stupefacenti e concorso, ha subito un sequestro d'urgenza di denaro dalla polizia. Nonostante il sequestro probatorio non sia stato convalidato, il Giudice ha disposto un `sequestro preventivo` finalizzato alla `confisca` della stessa somma. L'Indagato ha contestato questa decisione, sostenendo l'invalidità del sequestro preventivo e l'assenza di un legame diretto tra il denaro e i reati. La Cassazione ha stabilito che la mancata convalida di un sequestro probatorio non preclude un successivo sequestro preventivo per confisca, se c'è un pericolo concreto. Per la confisca allargata, non serve un nesso diretto, ma un collegamento temporale e la sproporzione del bene. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando il sequestro e la condanna alle spese.
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Sequestro preventivo e confisca: niente somme all’Ente locale
Un dipendente pubblico viene indagato per corruzione e le forze dell'ordine eseguono un sequestro preventivo e confisca sulle somme ritenute profitto del reato. Successivamente, le somme vengono temporaneamente restituite all'ente pubblico vittima del reato per permettere un patteggiamento. La Cassazione annulla tale restituzione, ripristinando la misura cautelare destinata allo Stato. L'ente pubblico presenta ricorso per trattenere il denaro, dichiarandosi terzo in buona fede. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'ente pubblico. Il denaro confiscabile per corruzione appartiene prioritariamente all'Erario dello Stato. L'ente pubblico, essendosi costituito parte civile, non può considerarsi terzo estraneo. Inoltre, l'ente ha sbagliato strumento processuale, dovendo eventualmente attivare un incidente di esecuzione. L'ente pubblico viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro.
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Sequestro preventivo e confisca: memorie tardive non salvano i beni
Un individuo ha impugnato la decisione di un Tribunale che aveva mantenuto un sequestro preventivo su alcuni terreni, finalizzato alla confisca, ritenendo che i beni fossero frutto di attività illecite. Il Ricorrente contestava sia la tardività delle sue memorie difensive, sia la motivazione del provvedimento di sequestro preventivo e confisca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito l'obbligo di depositare le memorie difensive entro termini precisi e ha giudicato le contestazioni sulla motivazione generiche. Il sequestro preventivo e confisca sui beni è stato quindi confermato, e il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Sequestro preventivo e confisca: serve il rischio reale
Il Tribunale confermava il sequestro preventivo del furgone di un indagato per combustione illecita di rifiuti, ritenendo automatica la misura cautelare poiché il veicolo risultava soggetto a confisca obbligatoria per legge. L'indagato proponeva ricorso per cassazione lamentando la totale assenza di motivazione sul pericolo concreto di dispersione o alterazione del bene durante le indagini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il sequestro preventivo e confisca richiede sempre una specifica motivazione sul periculum in mora. Anche se la legge prevede la confisca come automatica dopo la condanna, il giudice cautelare non può bloccare subito il bene senza spiegare le ragioni urgenti che impediscono di attendere la fine del processo.
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Sequestro preventivo e confisca: l’acquisto all’asta è salvo
Un uomo acquista all'asta due immobili precedentemente pignorati al padre. Successivamente, i beni subiscono un sequestro preventivo e confisca a causa di una condanna penale del padre. L'acquirente chiede la revoca della misura, dichiarandosi terzo in buona fede estraneo ai fatti, avendo pagato con fondi propri e vivendo lontano dal genitore. Il Tribunale respinge la richiesta. L'acquirente propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte non decide sul merito, ma qualifica il ricorso come opposizione, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Brescia affinché decida nuovamente nel merito. Vince l'acquirente sotto il profilo procedurale, ottenendo un nuovo esame del caso.
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