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Sequestro Informatico

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sequestro informatico: no al ricorso per semplice svista
L'Indagato ha presentato un ricorso straordinario sostenendo che la Corte di Cassazione fosse caduta in una svista nel valutare un decreto di sequestro informatico. Secondo la difesa, il provvedimento non indicava chiaramente i tempi di restituzione dei dati estratti da computer e cellulari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che non vi è stata alcuna svista visiva o materiale nell'esame degli atti. L'impugnazione contestava in realtà la diversa interpretazione del testo del decreto dati dal magistrato. L'errore di fatto giustifica la riapertura del caso solo di fronte a un evidente abbaglio sensoriale e non per valutazioni giuridiche della norma. Il sequestro rimane quindi valido e il ricorrente deve pagare le spese processuali.
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Sequestro informatico: limiti e proporzionalità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando l'illegittimità di un sequestro informatico di massa su dispositivi come smartphone e PC. La sentenza stabilisce che il decreto di sequestro, per essere valido, non può limitarsi a indicare il tema d'indagine, ma deve specificare fin dall'inizio criteri selettivi e precisi per l'estrazione dei dati, al fine di rispettare il fondamentale principio di proporzionalità e tutelare il diritto alla riservatezza dell'indagato.
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Sequestro informatico: interesse a ricorrere per la copia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37409/2024, ha chiarito i limiti dell'interesse a ricorrere in materia di sequestro informatico. Anche dopo la restituzione del dispositivo, l'indagato può impugnare la copia forense, ma solo dimostrando un interesse concreto e attuale. Questo richiede l'indicazione specifica dei dati personali non pertinenti all'indagine contenuti nella copia, non essendo sufficiente una generica doglianza sulla violazione della privacy. La Corte ha quindi rigettato il ricorso per mancanza di specificità.
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Sequestro informatico: dies a quo per l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, stabilendo un principio chiave sul sequestro informatico. Il termine di dieci giorni per impugnare il provvedimento (dies a quo) decorre dal momento dell'esecuzione della copia forense dei dati, e non dalla successiva estrazione dei file pertinenti. La Corte ha chiarito che l'apprensione iniziale dei dati, anche con la restituzione del dispositivo, costituisce il momento esecutivo del sequestro, rendendo tardiva l'impugnazione presentata dopo la selezione finale dei dati.
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Sequestro informatico: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di sequestro informatico per reati finanziari. Un indagato aveva contestato la misura per presunta sproporzionalità e per vizi procedurali legati alla mancata trasmissione di atti al Tribunale del Riesame. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il sequestro era legittimo perché circoscritto da parole chiave specifiche e che la mancata trasmissione di alcuni atti non invalida automaticamente la misura se la difesa non ne richiede formalmente l'acquisizione.
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Sequestro informatico: i limiti del PM secondo la Cassazione
Un indagato ha presentato ricorso contro un massivo sequestro informatico di tutti i suoi dispositivi e dati cloud. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, giudicando il provvedimento illegittimo perché esplorativo e sproporzionato. La sentenza sottolinea che ogni sequestro informatico deve essere sorretto da una motivazione specifica che indichi chiaramente le finalità probatorie, i criteri di selezione dei dati e i tempi per la restituzione del materiale non pertinente.
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