Un cittadino è stato condannato per il reato di furto di energia elettrica pluriaggravato, commesso mediante la manomissione del contatore dell'impianto elettrico. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la genericità dell'accusa, presunte irregolarità nei controlli effettuati dal tecnico aziendale e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'imputazione specificava adeguatamente i chilowattora sottratti e che le verifiche del tecnico costituiscono prove valide. Inoltre, la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica al furto pluriaggravato, in quanto la pena massima supera i cinque anni di reclusione, e l'imputato ha mostrato una costante inclinazione a commettere illeciti per profitto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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