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Sequestro Di Persona

54 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato che consiste nel privare qualcuno della libertà personale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sequestro di persona o violenza privata? La Cassazione chiarisce
Tre aggressori hanno rapito una donna e l'hanno costretta in casa durante una rapina aggravata al suo compagno. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per sequestro di persona. Gli aggressori hanno presentato ricorso, sostenendo che si trattasse di violenza privata e non di sequestro di persona, data la breve durata e l'assenza di legami fisici. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il sequestro di persona lede la libertà di movimento, anche per breve tempo, distinguendolo dalla violenza privata che lede la libertà di scelta. La Corte ha ritenuto la testimonianza della vittima credibile e la privazione della libertà di movimento della donna provata, confermando la condanna.
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Sequestro di persona nei lager libici: condanna definitiva
Due imputati hanno subito la condanna a oltre ventuno anni di reclusione per associazione per delinquere, reati di immigrazione e sequestro di persona. Gli accusati operavano come guardiani violenti all'interno di una struttura di detenzione in Libia, la cosiddetta Casa Bianca. I carcerieri privavano i migranti della libertà personale ed esercitavano percosse sistematiche per estorcere riscatti economici alle famiglie prima delle traversate marittime. Giunti a Lampedusa, i migranti sopravvissuti hanno riconosciuto e denunciato i loro aguzzini. I ricorrenti hanno contestato in Cassazione l'attendibilità delle dichiarazioni accusatorie, le difformità dei testimoni della difesa e il mancato riconoscimento di un ruolo secondario. La Corte di Cassazione ha respinto tutti i ricorsi, confermando integralmente la responsabilità penale e il risarcimento per le vittime.
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Abuso d’ufficio: Agente condannato per fotosegnalamento illegittimo
Un ispettore di polizia ferroviaria ha ordinato il **fotosegnalamento** di un dirigente di una società ferroviaria, nonostante quest'ultimo fosse già identificato e conosciuto. L'episodio è avvenuto dopo una denuncia per presunto oltraggio. Il dirigente è stato trattenuto per oltre due ore e trasportato in un'altra stazione senza poter comunicare. La Corte d'Appello ha confermato la condanna dell'ispettore per **abuso d'ufficio** e sequestro di persona. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso penale dell'ispettore, confermando la sua responsabilità. Tuttavia, ha annullato la parte relativa al risarcimento civile, poiché il dirigente ha ritirato la sua richiesta. L'ispettore dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Sequestro di persona: vendetta privata e condanna confermata
Un gruppo di pescatori ha aggredito e caricato con la forza un uomo a bordo di un'auto per punirlo di presunti furti di motori marini. La vittima è riuscita a fuggire dentro la propria abitazione e ad allertare le forze dell'ordine, intervenute tempestivamente per arrestare gli aggressori ancora appostati all'esterno. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna degli imputati per sequestro di persona e lesioni personali. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che la privazione della libertà personale per un lasso di tempo apprezzabile integra pienamente il delitto contestato, senza possibilità di rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio.
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Rapina Aggravata: Difesa Fallisce, Autista Non Complice
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina aggravata di un individuo coinvolto nel furto di un autotreno. L'imputato sosteneva si trattasse di una rapina simulata, concordata con l'autista. Le prove, incluse intercettazioni telefoniche, hanno dimostrato che la versione della rapina simulata era una strategia difensiva preordinata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, ribadendo la piena responsabilità dell'imputato per la rapina aggravata. Il reato di sequestro di persona è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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Sequestro di persona e rapina: condanna confermata per la donna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per i reati di **sequestro di persona e rapina** aggravata ai danni di una persona anziana e immobilizzata. La donna aveva immobilizzato la vittima, lasciandola sola per ore, e commesso una rapina. Il ricorso della difesa chiedeva l'assorbimento del sequestro nella rapina e la concessione di attenuanti generiche. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la ricostruzione dei fatti coerente e la motivazione sul diniego delle attenuanti logica. La condanna è stata quindi confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Sequestro di persona: la fuga pericolosa non annulla il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per i reati di sequestro di persona e lesioni aggravate. L'uomo aveva rinchiuso la vittima in un bagno dopo averla aggredita brutalmente. Nonostante la difesa sostenesse che la vittima avrebbe potuto fuggire da una finestra, la Corte ha ribadito che il sequestro di persona si configura anche quando la fuga è possibile solo con azioni imprudenti o pericolose. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Sequestro di persona per ritorsione: la Cassazione conferma
A seguito di una lite lavorativa con Il Lavoratore, L'Imputato e i suoi complici aggrediscono l'uomo e sequestrano la sua compagna, La Vittima. La donna viene trascinata a forza dentro un'automobile e trattenuta per circa un'ora, minacciata e usata come esca per attirare Il Lavoratore a un nuovo scontro. L'intervento delle forze dell'ordine libera la donna. L'Imputato viene condannato nei gradi di merito per il reato di sequestro di persona. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della difesa, ribadendo la natura di mero controllo di legittimità del giudizio di cassazione e confermando la condanna dell'imputato al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese.
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Rapina Aggravata e Sequestro: la Cassazione conferma la qualificazione giuridica
Un individuo è stato arrestato per rapina aggravata e sequestro di persona. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura cautelare della custodia in carcere. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che i fatti dovessero essere riqualificati come violenza privata o furto, poiché la violenza non era diretta alla sottrazione dei beni e il sequestro era funzionale alla rapina. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la violenza era parte di un contesto unitario e che la privazione della libertà personale era autonoma dal profitto della rapina. La Corte ha così confermato la corretta qualificazione giuridica reati contestata.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni e debiti di droga
L'Imputato è stato condannato per i reati di rapina pluriaggravata e sequestro di persona dopo aver privato della libertà la vittima per costringerla a saldare un debito derivante dall'acquisto di sostanze stupefacenti. La difesa ha presentato ricorso per cassazione chiedendo di escludere la rapina e di riqualificare la condotta nel reato più lieve di esercizio arbitrario delle proprie ragioni o in quello di violenza privata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile invocare l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni quando la pretesa economica nasce da un'attività illecita come il commercio di droga. La legge tutela solo i diritti azionabili dinanzi a un giudice civile. L'imputato deve pagare le spese processuali e la sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro di persona e rapina: pochi minuti costano la condanna
Un uomo ha fatto irruzione in un ufficio postale armato di taglierino e con il volto coperto da cappello, occhiali e colletto alzato. L'autore ha rinchiuso un dipendente nel bagno per alcuni minuti per agevolare la propria fuga. La vittima si è liberata forzando la porta. La difesa sosteneva che la brevità della segregazione e la facilità di fuga escludessero il reato autonomo, limitando la colpa alla sola rapina. La Corte di Cassazione ha invece confermato il concorso tra sequestro di persona e rapina: il sequestro sussiste se la privazione della libertà prosegue oltre l'esecuzione immediata del furto e costringe la vittima a manovre rischiose. Confermato anche il travisamento.
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Sequestro di persona: la Cassazione conferma la condanna
I giudici di merito hanno condannato l'Imputato per il delitto di sequestro di persona pluriaggravato in concorso ai danni della Persona Offesa. La difesa dell'accusato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la validità delle dichiarazioni rese prima del dibattimento, l'efficacia dell'individuazione fotografica e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno confermato la piena legittimità dell'utilizzo dei verbali predibattimentali acquisiti per sopravvenuta impossibilità di ripetizione e con il consenso difensivo, nonché la piena affidabilità dell'individuazione fotografica come prova atipica. La condanna penale resta pertanto definitiva con addebito delle spese processuali.
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Sequestro di persona: la gelosia non scusa la prigionia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di sequestro di persona ai danni di un uomo, accusato anche di minaccia e porto ingiustificato di armi. L'Imputato, spinto dalla gelosia per una presunta relazione della moglie con la vittima, si era recato presso l'azienda di quest'ultima armato di una pistola giocattolo senza tappo rosso e di un paio di forbici. La difesa sosteneva che la breve durata della limitazione della libertà e la possibilità di movimento concessa alla vittima configurassero solo il reato minore di violenza privata. I giudici hanno respinto la tesi, stabilendo che anche una limitazione temporanea della libertà personale integra il sequestro di persona. L'Imputato è stato condannato definitivamente al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro di persona: la fuga della vittima conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per diversi reati, tra cui il sequestro di persona e l'estorsione. L'imputato aveva costretto una vittima a salire in auto, colpendola e spingendola a lanciarsi dal mezzo in movimento, e aveva estorto il passaggio di proprietà di un veicolo a un'altra persona. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e l'applicazione della pena. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di una doppia decisione conforme dei giudici di merito, non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso principale impedisce di far valere la mancanza di querela introdotta dalle recenti riforme per alcuni reati minori. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Associazione di stampo mafioso: Rimini non salva il clan
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diversi esponenti di un gruppo criminale operante a Rimini, ritenuto una cellula autonoma delocalizzata di un noto clan camorristico napoletano. Gli imputati erano accusati di gravi reati, tra cui sequestro di persona, lesioni aggravate, estorsione e associazione di stampo mafioso. La difesa contestava l'applicabilità del reato associativo fuori dal territorio d'origine e l'uso di fonti confidenziali per avviare le intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, stabilendo che per configurare l'associazione di stampo mafioso in contesti delocalizzati basta che la cellula esteriorizzi una forza intimidatrice effettiva e attuale, capace di assoggettare le vittime. Di conseguenza, i ricorrenti restano condannati e dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Remissione di querela: cancellati sequestro e lesioni
Un uomo, condannato in appello per rapina, lesioni personali e sequestro di persona, ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la persona offesa ha presentato la remissione di querela per i reati di lesioni e sequestro di persona, formalmente accettata dalla difesa dell'imputato. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, disponendo l'annullamento senza rinvio della condanna limitatamente a questi due reati, ormai estinti proprio grazie alla remissione di querela. Di conseguenza, i giudici hanno eliminato la relativa pena di quattro mesi di reclusione e quattrocento euro di multa. Il resto del ricorso, riguardante il reato di rapina, è stato invece dichiarato inammissibile poiché basato su motivi generici e di merito. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Rivolta e sequestro dell’agente: sì alla custodia cautelare
Durante una violenta rivolta in un istituto penitenziario, un detenuto aggrediva un agente di polizia penitenziaria, lo sequestrava in un ufficio e gli sottraeva le chiavi per fuggire insieme ad altri ristretti. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia cautelare in carcere per i reati di devastazione aggravata e sequestro di persona. Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo di aver voluto solo evadere e di non aver partecipato alle successive devastazioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno stabilito che l'azione del detenuto era parte di un piano coordinato e violento, e che il pericolo di reiterazione del reato rimane concreto e attuale, escludendo che la successiva cattura all'esterno, dovuta al blocco della polizia, potesse dimostrare un ravvedimento spontaneo.
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Sequestro di persona e rapina: la fuga non cancella il doppio reato
Due soggetti sono stati condannati per rapina aggravata e sequestro di persona in concorso per aver svaligiato una banca a Ferrara. Durante il colpo, i rapinatori hanno minacciato i presenti con una pistola e, prima di fuggire, hanno immobilizzato dipendenti e clienti all'interno dell'istituto, affiggendo un falso cartello di chiusura per ritardare l'allarme. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati, confermando che il reato di sequestro di persona e rapina non si fondono in un unico reato se la privazione della libertà si protrae oltre il tempo strettamente necessario per la rapina. I giudici hanno inoltre ribadito la validità delle querele presentate dalle vittime e la superfluità di nuove prove in appello, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro di persona: condannato anche senza porta chiusa
L'Imputato, insieme a dei complici, ha compiuto diverse rapine a mano armata in studi medici, costringendo medici e pazienti a rimanere chiusi nei bagni durante la fuga. La difesa sosteneva che la breve permanenza nei bagni non chiusi a chiave escludesse il reato di sequestro di persona, ritenendolo assorbito nella rapina. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato di sequestro di persona si configura anche senza una porta chiusa a chiave, purché la vittima sia indotta a non allontanarsi per il fondato timore di subire violenze o ritorsioni. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: via il sequestro, resta l’estorsione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due imputati condannati in appello per sequestro di persona, lesioni personali e tentata estorsione. La difesa ha eccepito la prescrizione del reato per le prime due contestazioni. I giudici di legittimità hanno accolto questo motivo, rilevando che i termini di prescrizione per le lesioni e il sequestro erano già maturati prima della sentenza d'appello, rispettivamente nel 2016 e nel 2018. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per questi due reati per intervenuta prescrizione del reato. La condanna per tentata estorsione è stata invece confermata, con una conseguente rideterminazione al ribasso della pena finale a due anni e quattro mesi di reclusione e tremila euro di multa per ciascun imputato.
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