Quattro soggetti sono stati condannati per aver costretto la vittima, sotto minaccia e bloccandola in un magazzino per circa quindici minuti, a firmare documenti di cessione d'azienda e debiti. I giudici di merito avevano qualificato il fatto come sequestro di persona a scopo di estorsione. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente i ricorsi, annullando la sentenza con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che, data la brevissima durata del trattenimento e la mancanza di un vero e proprio scambio tra il pagamento del prezzo e la liberazione della vittima, il fatto potrebbe non integrare il grave reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, ma configurare una semplice estorsione unita a sequestro di persona comune. I ricorrenti ottengono così un nuovo giudizio che potrebbe ridurre notevolmente le loro pene.
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