Il Giudice per le indagini preliminari disponeva la confisca di gioielli e orologi custoditi nella cassaforte familiare a seguito della condanna penale del marito. La moglie, sposata in regime di separazione dei beni, presentava ricorso per ottenere la restituzione degli oggetti preziosi, dimostrando che appartenevano a lei e ai figli quali doni ricevuti prima dei reati. Il tribunale rigettava la richiesta con motivazioni generiche, basandosi solo sulla disponibilità delle chiavi della cassaforte da parte del marito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna. La Suprema Corte ha stabilito che, in tema di confisca di beni del coniuge, il giudice non può respingere l'istanza con formule astratte, ma deve esaminare analiticamente ogni singolo bene e le prove di lecita appartenenza fornite dal terzo estraneo al reato.
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