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Sbancamento

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Operazione di scavo e rimozione di terra o roccia per abbassare il livello di un terreno. Se comporta una modifica permanente del territorio, è considerato un intervento edilizio che richiede un'autorizzazione specifica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Permesso di costruire per sbancamento: pulizia o abuso edilizio
I proprietari di un terreno hanno realizzato estesi lavori di scavo, livellamento ed abbattimento di alberi su un'area di mille metri quadrati con un escavatore cingolato. La Procura ha disposto il sequestro preventivo dell'area per reato urbanistico. I proprietari hanno impugnato il sequestro sostenendo la natura innocua delle opere, assimilate a una semplice pulizia del fondo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la necessità del permesso di costruire per sbancamento quando gli interventi alterano in modo permanente il territorio per scopi non agricoli. Di conseguenza, i proprietari perdono il ricorso, il sequestro dell'area rimane confermato e i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione di tremila euro.
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Reato paesaggistico: lo scavo non è manutenzione
Un committente e due esecutori hanno rimosso circa 250 metri cubi di terra in una zona tutelata caratterizzata da dossi e dune storiche. Il Giudice per le indagini preliminari ha archiviato il procedimento riconoscendo la particolare tenuità del fatto per il reato paesaggistico. Gli imputati hanno presentato ricorso per ottenere la totale assoluzione ed evitare l'iscrizione del provvedimento nel casellario giudiziale. I ricorrenti hanno sostenuto che lo sbancamento fosse una semplice manutenzione ordinaria finalizzata a togliere rifiuti interrati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'opera ha alterato il sistema dunoso e superato i limiti della manutenzione ordinaria, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e a tremila euro alla cassa delle ammende.
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Muro di contenimento: lo scavo del vicino viola le distanze
Un proprietario ha avviato un'azione legale contro i vicini per il rischio di frane e la violazione delle distanze dal confine, causati dallo sbancamento del terreno per costruire un edificio. I vicini sostenevano che i muri realizzati non violassero le distanze perché interrati rispetto al livello originario. La Corte d'appello ha dato loro ragione, escludendo la natura di costruzione dei manufatti. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del proprietario. La Corte ha stabilito che un muro di contenimento, se serve a contenere un dislivello creato artificialmente dall'uomo (e non naturale), deve essere considerato una vera e propria costruzione. Di conseguenza, esso è soggetto al rispetto delle distanze legali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Cartello di cantiere: la multa non cancella il processo penale
Il Proprietario di un terreno e il Direttore dei Lavori sono stati condannati in primo grado per aver eseguito opere di movimento terra senza esporre il cartello di cantiere, violando le prescrizioni del permesso di costruire. I ricorrenti hanno impugnato la decisione lamentando la violazione del divieto di doppio giudizio, avendo già pagato una sanzione amministrativa regionale, e contestando l'effettivo inizio dei lavori. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sul doppio binario sanzionatorio, ritenendo legittima la coesistenza della sanzione amministrativa e di quella penale. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata valutazione, da parte del giudice di merito, della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, annullando la sentenza con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Abuso edilizio: quando la bonifica diventa reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per abuso edilizio nei confronti di un imprenditore che, con la scusa di una bonifica ambientale, aveva realizzato opere di sbancamento e terrazzamento modificando permanentemente l'orografia del terreno. La sentenza chiarisce che tali interventi, anche se finalizzati a rimuovere rifiuti, richiedono sempre il permesso di costruire se alterano in modo duraturo lo stato dei luoghi.
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