La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il provvedimento di espulsione come sanzione sostitutiva della detenzione. Il ricorrente contestava la durata di dieci anni del divieto di reingresso, ritenendola eccessiva rispetto al limite di cinque anni previsto per le espulsioni amministrative. La Suprema Corte ha chiarito che, per l'espulsione disposta come sanzione sostitutiva alla detenzione ai sensi dell'articolo 16, comma 5, del Testo Unico Immigrazione, la durata del divieto di rientro è tassativamente stabilita in dieci anni. Inoltre, il ricorrente non aveva sollevato la questione nel precedente grado di giudizio, violando il principio di autosufficienza del ricorso. Di conseguenza, il cittadino straniero ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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