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Sanzione Sostitutiva Dell'Espulsione

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una misura che sostituisce una pena detentiva per un cittadino straniero, ordinandone l'allontanamento dal territorio nazionale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sanzione sostitutiva dell’espulsione: illegale senza passaporto
Il Tribunale aveva applicato a un cittadino straniero, in sede di patteggiamento, la sanzione sostitutiva dell'espulsione dal territorio dello Stato al posto della pena detentiva di dieci mesi. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione, evidenziando che l'imputato non possedeva un passaporto o altro documento valido per l'espatrio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la sanzione sostitutiva dell'espulsione è illegale se mancano i documenti di viaggio. Tale mancanza costituisce infatti una causa ostativa che impedisce l'accompagnamento immediato alla frontiera e aumenta il rischio di fuga. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ordinando la restituzione degli atti al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Sanzione sostitutiva dell’espulsione: respinto il ricorso
Un cittadino straniero ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva confermato la sanzione sostitutiva dell'espulsione. Il ricorrente lamentava violazioni di legge, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il residuo di pena inferiore a due anni giustifica l'espulsione, senza che rilevino pendenze penali non definitive. Inoltre, lo straniero non ha dimostrato legami stabili in Italia, avendo i propri familiari in Marocco. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sanzione sostitutiva dell’espulsione: no a unioni future
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la sanzione sostitutiva dell'espulsione disposta dal Tribunale di Sorveglianza. Il ricorrente, che doveva espiare una pena inferiore a due anni ed era privo di permesso di soggiorno, si opponeva al rimpatrio in Brasile paventando il rischio di trattamenti inumani e dichiarando l'intenzione di contrarre un'unione civile con un italiano. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito: il rischio di trattamenti inumani non è stato provato (essendo stato prodotto solo un foglio internet) e la semplice intenzione di unirsi civilmente non dimostra l'effettiva convivenza tutelata dalla legge. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sanzione sostitutiva dell’espulsione: no a sconti se si rientra
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sanzione sostitutiva dell'espulsione nei confronti di un cittadino straniero che ha violato il divieto decennale di rientro in Italia. L'uomo, già in carcere per altri reati, chiedeva la sospensione della pena per accedere a misure alternative e contestava la durata del divieto di reingresso superiore a cinque anni. I giudici hanno respinto il ricorso: la sospensione della pena non si applica a chi è già detenuto e il divieto di rientro può superare i cinque anni se stabilito nella sentenza originaria non impugnata. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Sanzione sostitutiva dell’espulsione: negata ai cittadini UE
Una cittadina romena ha richiesto l'applicazione della sanzione sostitutiva dell'espulsione per evitare la detenzione in carcere. Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché l'interessata, essendo cittadina dell'Unione Europea, non rientra nella categoria di straniero extracomunitario a cui si applica il Testo Unico sull'immigrazione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la sanzione sostitutiva dell'espulsione è una misura speciale non applicabile per analogia ai cittadini comunitari, i quali godono del principio di libera circolazione nell'Unione Europea. Anche la questione di legittimità costituzionale sollevata è stata ritenuta manifestamente infondata, in quanto la differenza di trattamento tra cittadini comunitari ed extracomunitari è giustificata dai diversi statuti giuridici di riferimento.
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Espulsione Negata: Patteggiamento non basta per la sanzione sostitutiva
Tre cittadini stranieri, dopo un patteggiamento per tentato furto aggravato, chiedono di sostituire la pena di due anni di reclusione con la sanzione sostitutiva dell'espulsione. Il giudice di merito nega la richiesta, valutando la gravità del fatto e la capacità criminale degli imputati. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: la sanzione sostitutiva dell'espulsione non è un diritto automatico per lo straniero, neanche in caso di patteggiamento. La sua concessione rientra nel potere discrezionale del giudice, che deve valutare l'idoneità della misura. Il ricorso degli imputati viene quindi dichiarato inammissibile.
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Sanzione sostitutiva espulsione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato contro il rigetto della sua opposizione alla sanzione sostitutiva espulsione. Il ricorso è stato ritenuto infondato perché basato su questioni di mero fatto già adeguatamente valutate dal Tribunale di Sorveglianza, come la mancata convivenza con un familiare.
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