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Ristretta Base Azionaria

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Società composta da un numero limitato di soci, spesso legati da vincoli familiari, soggetta a particolari presunzioni di distribuzione degli utili.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sospensione del processo tributario: no al blocco se la ditta vince
L'Agenzia delle Entrate ha contestato un maggior reddito a carico del socio di una società di capitali a ristretta base azionaria. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto impositivo perché un'altra sentenza aveva già cancellato la rettifica fiscale verso la società stessa. Il Fisco ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'obbligo di disporre la sospensione del processo tributario in attesa dell'esito definitivo sulla società. I Supremi Giudici hanno rigettato il ricorso dell'erario: il magistrato di merito ha il potere discrezionale di applicare la sentenza precedente o fermare il giudizio, senza alcun obbligo automatico di blocco.
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Definizione agevolata liti pendenti: stop al Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per maggiori redditi di partecipazione derivanti da presunte operazioni inesistenti contestate a una società a ristretta base. Il contribuente ha vinto sia in primo che in secondo grado di giudizio, poiché i giudici di merito hanno annullato la pretesa societaria originaria. L'amministrazione finanziaria ha quindi proposto ricorso per Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha presentato formale istanza per accedere alla definizione agevolata liti pendenti introdotta dalla legge di riforma tributaria. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'istanza e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della chiusura della lite.
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Socio Unico vs Fisco: Accertamento Fiscale dopo la Cancellazione Società
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un socio unico di una società cancellata dal registro delle imprese. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento fiscale socio unico e cartelle di pagamento direttamente al socio per redditi non dichiarati. Il socio contestava la mancata notifica preventiva alla società e l'illegittimità delle firme sugli atti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del socio. Ha ribadito che l'accertamento fiscale socio unico per utili extracontabili è autonomo rispetto a quello della società, specialmente se questa è estinta. Il socio ha perso la causa e deve pagare le spese legali.
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Definizione agevolata liti pendenti: stop al ricorso del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, socio di una società a ristretta base azionaria, contestando un maggior reddito di partecipazione per operazioni inesistenti. Il contribuente ha impugnato l'atto e ha vinto sia in primo che in secondo grado di giudizio. L'amministrazione finanziaria ha quindi proposto ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata liti pendenti ai sensi della Legge 130/2022, avendo vinto in tutti i gradi precedenti con un valore non superiore a centomila euro. La Suprema Corte ha preso atto dell'istanza e ha sospeso il giudizio, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria e la successiva estinzione del contenzioso.
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Definizione agevolata liti pendenti: Fisco soccombente bloccato
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per maggiori redditi di partecipazione in una società a ristretta base azionaria. Sia i giudici di primo grado sia quelli d'appello hanno annullato l'atto impositivo, accogliendo le tesi difensive del contribuente. L'ente impositore ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha formalmente richiesto la definizione agevolata liti pendenti, introdotta dalla riforma della giustizia tributaria per chiudere i contenziosi con il Fisco totalmente soccombente nei precedenti gradi. La Suprema Corte ha preso atto dell'istanza di condono e ha sospeso il giudizio ordinando il rinvio a nuovo ruolo per consentire il completamento dei pagamenti e la successiva estinzione definitiva della causa tributaria.
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Utili extrabilancio: quando il conto del socio condanna la società
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di una società a ristretta base societaria e dei suoi due soci, ricalcolando maggiori imposte sulla base di indagini bancarie. Il Fisco ha applicato la presunzione di distribuzione ai soci degli utili extrabilancio, derivanti da prelevamenti e versamenti ingiustificati sui conti correnti aziendali e personali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti, confermando che nei casi di società a ristretta base familiare è legittimo presumere che i guadagni non dichiarati siano stati distribuiti ai soci. Spetta a questi ultimi dimostrare che i movimenti bancari non si riferiscono ad attività imponibili o che i profitti sono stati accantonati o reinvestiti.
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Presunzione di distribuzione degli utili: quando il socio paga
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori ricavi non dichiarati in capo a una società di capitali. Poiché l'accertamento societario è diventato definitivo, il fisco ha ricalcolato le imposte personali del socio di maggioranza. L'ufficio ha applicato la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili, tipica delle società a ristretta base azionaria. Il socio ha impugnato gli atti, sostenendo di non aver ricevuto somme e che i calcoli dovessero considerare le tasse teoriche della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che, in queste società, si presume il passaggio di denaro in nero ai soci, salvo prova contraria molto rigorosa. Inoltre, gli utili occulti non possono essere calcolati al netto delle imposte societarie, poiché su tali somme non è ipotizzabile alcun pagamento spontaneo di tasse da parte dell'azienda.
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Fisco contro soci: la definizione agevolata estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva la tassazione di presunti utili extrabilancio per due soci di una società a ristretta base azionaria, sostenendo che non fosse necessario dimostrare il loro ruolo di amministratori. Tuttavia, durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del D.L. n. 119/2018, pagando integralmente le somme dovute. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti.
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Notifica degli atti giudiziari: la Cassazione ferma il fisco
Una società e il suo socio hanno proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che aveva accolto l'appello dell'Agenzia delle Entrate relativo a un avviso di accertamento basato sulla presunzione di distribuzione degli utili per una società a ristretta base azionaria. I ricorrenti hanno denunciato la violazione delle regole sulla notifica degli atti giudiziari e sul rispetto del contraddittorio. La Suprema Corte, ritenendo indispensabile verificare la regolarità delle notifiche effettuate nei gradi precedenti, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per acquisire il fascicolo di merito, non potendo decidere senza l'esame diretto dei documenti originali.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
La Corte di Cassazione ha disposto la sospensione di un giudizio tributario relativo a presunte operazioni inesistenti e contestazioni su una società a ristretta base azionaria. La decisione scaturisce dall'istanza presentata dal contribuente per accedere alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Il collegio ha riconosciuto la necessità di concedere il tempo necessario per valutare la convenienza della tregua fiscale, rinviando la causa a una data successiva al termine ultimo per il perfezionamento della procedura agevolativa.
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Definizione agevolata: sospensione del processo
La Corte di Cassazione ha disposto la sospensione di un giudizio tributario relativo a presunte operazioni inesistenti in una società a ristretta base azionaria. La decisione scaturisce dall'istanza presentata dalla contribuente per accedere alla definizione agevolata introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. Il provvedimento permette alle parti di valutare la chiusura transattiva della lite fiscale, rinviando la causa a una data successiva al termine previsto per il perfezionamento della sanatoria.
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Definizione agevolata: sospensione del processo
Una società di capitali ha presentato istanza per ottenere la sospensione del giudizio pendente dinanzi alla Corte di Cassazione. La richiesta è finalizzata a valutare l'adesione alla definizione agevolata introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La controversia originaria riguardava contestazioni dell'Agenzia delle Entrate su operazioni inesistenti e presunzioni di distribuzione utili in società a ristretta base azionaria. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del processo per consentire il perfezionamento della tregua fiscale.
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Definizione agevolata: sospensione del processo
Una società di capitali ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale relativa a contestazioni per operazioni inesistenti e presunzioni su società a ristretta base azionaria. In prossimità dell'udienza, la parte contribuente ha richiesto la sospensione del processo per valutare l'adesione alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a una data successiva al termine per il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: sospensione del processo fiscale
Una società di capitali ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale riguardante accertamenti per operazioni inesistenti e redditi da ristretta base azionaria. In prossimità dell'udienza, la parte contribuente ha richiesto la sospensione del processo per valutare l'adesione alla definizione agevolata introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte, riscontrando i presupposti normativi, ha disposto la sospensione del giudizio per consentire il perfezionamento della procedura di tregua fiscale.
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Utili extracontabili: il diritto di difesa del socio in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento basato sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili nei confronti di un socio detentore di una quota di partecipazione rilevante. Il contribuente ha impugnato l'atto sostenendo che la definitività dell'accertamento verso la società non potesse vincolare automaticamente la sua posizione fiscale individuale. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la questione è giunta in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando il decesso del difensore del ricorrente e la mancata notifica dell'udienza al contribuente medesimo, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La decisione dispone il rinvio a nuovo ruolo della causa per garantire l'effettività del diritto di difesa e il corretto ripristino del contraddittorio, rinviando la decisione sul merito della pretesa tributaria.
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Ristretta base azionaria: la tassazione dei soci
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un socio di una società a ristretta base azionaria, presumendo la distribuzione pro quota di utili extracontabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria poiché l'accertamento principale a carico della società era stato precedentemente annullato nel merito con sentenza passata in giudicato. La validità dell'atto impositivo verso la società costituisce infatti il presupposto necessario per legittimare la tassazione dei soci. Parallelamente, è stato respinto il ricorso incidentale del contribuente relativo alla compensazione delle spese di lite, confermando la legittimità della decisione basata sulla soccombenza reciproca.
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Accertamento tributario soci: validità della motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di un accertamento tributario soci notificato agli eredi di un contribuente deceduto. Il caso riguardava il recupero di utili extracontabili derivanti da una società a ristretta base partecipativa. I giudici di merito avevano inizialmente annullato l'atto per difetto di motivazione, ritenendo insufficiente il richiamo all'accertamento societario. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che la motivazione per relationem è legittima poiché i soci, e di riflesso i loro eredi, hanno il potere legale di consultare la documentazione sociale e comprendere le ragioni della pretesa fiscale.
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Presunzione distribuzione utili: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di una società a ristretta base azionaria, scatta la presunzione distribuzione utili extra-contabili ai soci. Il provvedimento stabilisce che l'atto impositivo notificato al socio è legittimo anche se motiva richiamando l'accertamento societario, poiché il socio ha il potere di consultare i documenti aziendali.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1409/2026, ha analizzato il caso di una socia di una S.p.A. a ristretta base azionaria a cui erano stati imputati utili extracontabili. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione distribuzione utili, specificando che per superarla non è sufficiente dimostrare una mera conflittualità interna, ma occorre provare una totale estraneità alla gestione societaria. Ha tuttavia accolto il motivo relativo alle sanzioni, disponendo l'applicazione della normativa più favorevole sopravvenuta (ius superveniens).
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Presunzione distribuzione utili: quando paga il socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12508/2024, ha confermato che la presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base azionaria si applica anche quando il maggior reddito della società deriva da costi indeducibili. Un socio è stato ritenuto responsabile per le imposte su tali utili, poiché non è riuscito a fornire la prova contraria che i fondi fossero stati reinvestiti o accantonati dalla società. La Corte ha chiarito che qualsiasi rettifica che aumenti l'imponibile societario, sia essa da ricavi occulti o da costi indeducibili, fa scattare la presunzione a carico dei soci.
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