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Risoluzione Del Contratto Di Leasing

7 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risoluzione del contratto di leasing: niente crediti senza stima
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso riguardante la risoluzione del contratto di leasing avvenuta prima del fallimento della società utilizzatrice. La società creditrice chiedeva di ammettere allo stato passivo i canoni scaduti a titolo di penale risarcitoria, pur avendo già riacquistato la disponibilità dell'immobile. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della società cessionaria del credito. La Suprema Corte ha confermato che, applicando l'articolo 1526 del codice civile ai contratti risolti prima della riforma del 2017, il concedente non può limitarsi a richiedere i canoni insoluti. Per evitare un ingiusto arricchimento, il creditore deve obbligatoriamente indicare il ricavato della vendita del bene oppure presentare una stima attuale del suo valore di mercato. La mancanza di questo elemento impedisce di valutare la congruità della penale, comportando il rigetto della domanda di incasso.
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Risoluzione del contratto di leasing: debiti e fallimento
Una società utilizzatrice impugna la dichiarazione di fallimento sostenendo l'inesistenza del debito verso la banca concedente a seguito della restituzione dell'immobile alberghiero. La vicenda ruota attorno alla Risoluzione del contratto di leasing per mancato pagamento dei canoni. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della debitrice. I giudici chiariscono che, ai sensi della Legge 124/2017, la risoluzione per inadempimento attribuisce alla banca il diritto di recuperare le somme dovute, dedotto il valore di mercato del bene restituito. Poiché il credito residuo stimato supera notevolmente la capienza finanziaria e il valore del bene, sussiste il requisito dell'incapacità di adempiere. Il giudice fallimentare può accertare questo credito in modo incidentale per verificare la legittimazione dell'istituto di credito. La Cassazione conferma la legittimità della procedura fallimentare e condanna la società alle spese.
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Risoluzione del contratto di leasing: canoni persi o restituiti?
Una società di leasing ha risolto un contratto di leasing traslativo avente a oggetto un capannone industriale a causa dell'inadempimento dell'utilizzatore, successivamente fallito. Il curatore fallimentare ha richiesto la restituzione dei canoni già versati, invocando la disciplina della vendita con riserva di proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fallimento, confermando la validità della clausola contrattuale che escludeva la restituzione dei canoni. Tale patto, avente natura di clausola penale, prevede la detrazione del ricavato della vendita del bene dalle somme ancora dovute. La Corte ha stabilito che la risoluzione del contratto di leasing e la relativa penale sono legittime se garantiscono un equo contemperamento degli interessi, senza arricchimenti ingiustificati per il concedente. Il fallimento perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Risoluzione del contratto di leasing: niente rimborsi senza restituzione
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di leasing immobiliare per mancato pagamento dei canoni. Un'azienda aveva proposto ricorso chiedendo la restituzione delle rate pagate in base alle regole sulla vendita a rate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per due motivi principali. In primo luogo, il soggetto che ha avviato il ricorso non aveva il potere di farlo, poiché ha acquistato il ramo d'azienda dopo che il contratto era già stato sciolto dal tribunale. In secondo luogo, la richiesta di restituzione dei canoni versati è impraticabile se l'utilizzatore non restituisce prima l'immobile alla società di leasing. Di conseguenza, la società finanziaria ha vinto la causa e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Risoluzione del contratto di leasing: auto sequestrata e rinvio
Un utilizzatore stipula un contratto di leasing per un'auto di lusso, ma il veicolo viene sequestrato perché acquistato da un venditore non proprietario. L'utilizzatore avvia una causa chiedendo la risoluzione del contratto di leasing per evizione. La Corte d'appello rigetta la domanda ritenendo che la questione fosse già coperta da un precedente giudicato. L'utilizzatore ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la pendenza di un altro ricorso connesso relativo alla revocazione della prima sentenza, non decide nel merito ma dispone il rinvio a nuovo ruolo della causa per valutare la riunione dei due procedimenti.
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Risoluzione del contratto di leasing: debiti e valore del bene
Una società utilizzatrice ha impugnato la risoluzione del contratto di leasing immobiliare per mancato pagamento dei canoni, lamentando una presunta sottostima del bene e la mancata ammissione di prove in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la correttezza delle decisioni precedenti. La Corte ha stabilito che, in caso di risoluzione del contratto di leasing, la clausola penale che risarcisce la società di leasing è valida, purché il valore del bene recuperato sia sottratto dal debito residuo secondo buona fede. L'utilizzatore inadempiente perde la causa e deve restituire l'immobile, pagare i canoni arretrati e farsi carico delle spese legali.
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Risoluzione contratto di leasing: la legge nuova non è retroattiva
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla risoluzione del contratto di leasing per inadempimenti avvenuti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017. Una società di leasing aveva citato in giudizio i garanti per il mancato pagamento dei canoni da parte dell'utilizzatore. La Corte ha stabilito che la nuova legge non è retroattiva. Di conseguenza, ai contratti risolti prima del 29 agosto 2017 si applica la vecchia disciplina, in particolare l'articolo 1526 del Codice Civile. Questo impone alla società di leasing la restituzione dei canoni riscossi, pur avendo diritto a un equo compenso per l'uso del bene e al risarcimento del danno. L'appello della società è stato quindi respinto.
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