LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Risoluzione Del Contratto Di Appalto

20 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risoluzione del contratto di appalto: tetto viziato e rimborsi
Un'impresa edile ha richiesto decreti ingiuntivi per ottenere il pagamento del saldo dei lavori di rifacimento del tetto eseguiti presso un condominio. L'ente condominiale ha proposto opposizione contestando l'incompleta esecuzione delle opere e la presenza di gravissimi vizi costruttivi, tra cui infiltrazioni d'acqua e pannelli deformati. I giudici di merito hanno disposto la risoluzione del contratto di appalto per grave inadempimento della ditta, condannando l'appaltatrice a restituire oltre centoquarantaquattromila euro al condominio. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dell'impresa, confermando la legittimità dell'opposizione promossa dall'amministratore e la correttezza della restituzione dei compensi per le opere viziate.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto e vincoli urbanistici
Un committente e un appaltatore entrano in lite per l'esecuzione di lavori edili in zona con vincolo paesaggistico. Il committente richiede la risoluzione del contratto di appalto addebitando all'appaltatore il ritardo e l'abbandono del cantiere. L'appaltatore contesta la mancata consegna dei titoli abilitanti per le varianti progettuali richieste dal committente. I giudici di merito accertano le inadempienze di entrambe le parti, pronunciando lo scioglimento del contratto e riconoscendo all'appaltatore il compenso per le opere già eseguite. Nel giudizio di legittimità, la Corte di Cassazione rileva un vizio nella procura al nuovo difensore del committente, priva di autentica notarile. La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo per integrare correttamente il contraddittorio.
Continua »
Risoluzione Contratto Appalto: Prova Mancante, Risarcimento Negato
Un'Entità Pubblica ha affidato a un'Azienda un contratto di appalto per la realizzazione di laboratori. A causa di presunti gravi inadempimenti, l'Entità ha dichiarato la risoluzione del contratto di appalto e ha chiesto l'ammissione al passivo del Fallimento dell'Azienda per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Entità. Ha stabilito che l'Entità non ha fornito la prova documentale effettiva della risoluzione del contratto per inadempimento. Se il contratto si scioglie per il fallimento dell'appaltatore, non è previsto il risarcimento dei danni.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: ricorsi inammissibili
Un'impresa e un ente pubblico si sono affrontati a seguito della Risoluzione del contratto di appalto disposta per presunto inadempimento. L'impresa chiedeva il pagamento dei compensi residui contestando un pignoramento. L'ente pubblico pretendeva il risarcimento dei maggiori costi di cantiere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. L'impresa ha violato il principio di autosufficienza non specificando dove e quando avesse depositato le prove dell'estinzione del pignoramento. L'ente pubblico ha preteso di dimostrare i danni con verbali di cantiere privi di una stima economica concreta, attribuendo ad essi un valore di prova legale non previsto. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate tra le parti.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: respinto il ricorso ditta
L'Impresa Appaltatrice ha contestato la risoluzione del contratto di appalto per inadempimento pronunciata dalla Corte d'Appello in favore del Comune. L'impresa lamentava presunte carenze progettuali e la mancata collaborazione dell'ente pubblico. Il Comune contestava invece il ritardo nei lavori e il mancato rispetto degli ordini di servizio da parte della ditta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Impresa Appaltatrice. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'impresa ha richiesto una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, resta confermata la risoluzione del contratto di appalto per inadempimento a carico dell'impresa, con la condanna di quest'ultima al pagamento della penale stabilita e delle spese di giudizio.
Continua »
Risoluzione contratto di appalto: confermato il ribasso
Una società appaltatrice chiedeva la risoluzione del contratto di appalto e il risarcimento danni contro una stazione appaltante pubblica, contestando gravi carenze nel progetto esecutivo e ripetute sospensioni dei lavori. L'ente committente eccepiva la colpa dell'impresa e disponeva la decadenza. I giudici hanno escluso l'inadempimento colpevole esclusivo della committente: l'appaltatore, in quanto operatore qualificato, conosceva o doveva conoscere i difetti del progetto prima della stipula e avrebbe dovuto esercitare tempestivamente il recesso normativo. La Suprema Corte ha confermato lo scioglimento per impossibilità oggettiva sopravvenuta derivante dalle contrapposte manifestazioni di volontà. Infine, ha stabilito che la quantificazione economica delle opere parziali già realizzate deve mantenere l'applicazione dell'originario ribasso d'asta, respingendo integralmente il ricorso dell'impresa e confermando il saldo calcolato in secondo grado.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto tra opere e pagamenti
Un appaltatore cita il committente per ottenere il saldo dei lavori di ristrutturazione. Il committente contesta l'incompleta esecuzione delle opere e deduce pagamenti parziali, chiedendo la risoluzione del contratto di appalto e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di mancato completamento dei lavori, opera la disciplina generale dell'inadempimento contrattuale: il committente non soggiace ai termini decadenziali brevi previsti per i vizi dell'opera. Al contempo, chi eccepisce pagamenti tramite assegni deve provarne l'effettivo incasso e il collegamento causale con il debito. La Suprema Corte accoglie sia le censure dell'appaltatore sulla ripartizione dell'onere della prova del pagamento, sia il ricorso del committente sul risarcimento danni non soggetto a decadenza breve, rinviando alla Corte d'Appello.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: riserve libere da vincoli
Un'Associazione Temporanea di Imprese ha stipulato un contratto con un Comune per il recupero di un immobile. A causa di gravi carenze del progetto esecutivo, i lavori sono stati sospesi e il Comune ha disposto la risoluzione del contratto di appalto. L'impresa ha chiesto il risarcimento dei danni, mentre il Comune ha contestato il mancato rispetto delle formalità per l'iscrizione delle riserve. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha stabilito che, in caso di risoluzione del contratto di appalto, gli indennizzi sono predeterminati dalla legge regionale applicabile. Inoltre, ha chiarito che se il contratto è risolto, le pretese economiche dell'appaltatore non sono soggette ai rigidi oneri formali delle riserve, ma seguono le regole ordinarie del codice civile sul risarcimento da inadempimento.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: risarcimento senza consegna
Una società italiana di costruzioni navali stipula un contratto con uno Stato estero per la fornitura di navi militari. A causa dell'invasione di un paese vicino da parte dello Stato committente e delle conseguenti sanzioni internazionali, il contratto si risolve per impossibilità sopravvenuta imputabile al committente. Sorge una controversia sulla quantificazione del risarcimento dei danni, in particolare se spetti la revisione dei prezzi pattuita anche per i beni prodotti ma non consegnati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle società italiane, stabilendo che in caso di risoluzione del contratto di appalto privato per colpa del committente, il risarcimento del danno deve comprendere sia il danno emergente sia il lucro cessante, inclusa la revisione prezzi pattuita, a prescindere dall'avvenuta consegna dei beni.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto negata per vizi lievi
Una committente ha chiesto la risoluzione del contratto di appalto a causa di vizi strutturali, tra cui la mancanza di adeguamento sismico, in un immobile trasformato da garage a civile abitazione. L'appaltatore ha invece richiesto il pagamento dei lavori eseguiti. I giudici di merito hanno negato lo scioglimento del contratto, ritenendo i vizi superabili con una spesa contenuta, e hanno disposto solo il risarcimento per la messa a norma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della committente. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla gravità dei vizi e sulla loro incidenza sulla funzionalità dell'opera costituisce un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, non censurabile in sede di legittimità. Di conseguenza, la committente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: vince il condominio
Un'azienda di manutenzione ha chiesto il pagamento di lavori e il risarcimento per l'interruzione del servizio di manutenzione di un ascensore condominiale. Il Condominio si è opposto, lamentando gravi malfunzionamenti dovuti alla pessima esecuzione dei lavori. I giudici di merito hanno revocato il decreto ingiuntivo e dichiarato la risoluzione del contratto di appalto per inadempimento dell'impresa, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che il committente ha il diritto di controllare i lavori senza preavviso e che l'inadempimento dell'appaltatore giustifica lo scioglimento del rapporto. L'impresa perde la causa e non riceve alcun indennizzo.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: l’impresa perde il ricorso
Un'associazione temporanea di imprese riceveva l'appalto per costruire un policlinico universitario. Successivamente, la stazione appaltante deliberava la risoluzione del contratto di appalto per gravi inadempienze dell'impresa. L'appaltatore contestava la decisione, lamentando carenze del progetto, ritardi nella consegna delle aree e nei pagamenti. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello rigettavano le domande dell'impresa, ritenendo prevalenti le sue colpe. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Curatore del fallimento dell'impresa. I giudici hanno chiarito che non è possibile chiedere una rivalutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti, specialmente in presenza di una doppia decisione conforme. Inoltre, i documenti presentati tardivamente con la comparsa conclusionale non possono essere presi in considerazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: no riserve sì rivalutazione
Un'impresa edile ha chiesto la risoluzione del contratto di appalto con un Comune per gravi ritardi nei pagamenti e mancata consegna delle aree di cantiere. Il Tribunale ha dichiarato la risoluzione per colpa dell'ente pubblico, liquidando un risarcimento. L'impresa ha però richiesto ulteriori somme per lavori aggiuntivi e spese di custodia tramite il meccanismo delle riserve contrattuali. La Corte d'Appello ha respinto queste richieste, rilevando che la risoluzione del contratto di appalto cancella retroattivamente le regole del contratto, rendendo inapplicabile il sistema delle riserve. La Cassazione ha confermato questo principio: dopo la risoluzione, l'appaltatore può chiedere solo il risarcimento dei danni provati. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul diritto dell'impresa a ottenere la rivalutazione monetaria sul risarcimento già ottenuto, trattandosi di un debito di valore che va adeguato all'inflazione anche d'ufficio.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: risarcimento rivalutato
Gli Appaltatori hanno ottenuto la risoluzione del contratto di appalto pubblico con l'Università per inadempimento di quest'ultima, oltre al risarcimento dei danni quantificato tramite diverse riserve. Tuttavia, la Corte d'Appello ha riconosciuto la rivalutazione monetaria e gli interessi solo su alcune riserve, escludendone altre pur qualificate come risarcitorie. Gli Appaltatori hanno quindi proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente a questo aspetto, stabilendo che, una volta accertata la natura risarcitoria di un credito derivante dalla risoluzione del contratto di appalto, questo costituisce un debito di valore e deve essere interamente rivalutato. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: l’impresa perde 1,8 milioni
Un'impresa edile ha impugnato la decisione del Comune di interrompere i lavori per la costruzione di una piscina comunale. Il Comune aveva deliberato la risoluzione del contratto di appalto a causa dei continui ritardi e dell'abbandono del cantiere da parte dell'impresa. Quest'ultima ha chiesto il pagamento di oltre 1,8 milioni di euro per presunti lavori extracontrattuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa. I giudici hanno stabilito che la risoluzione del contratto di appalto è legittima se l'assenza dei documenti preparatori è causata dall'ostruzionismo dell'appaltatore stesso. Inoltre, i lavori aggiuntivi non possono essere pagati senza un ordine scritto della direzione dei lavori e senza la tempestiva iscrizione delle riserve nei registri contabili. L'impresa perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: vince la sicurezza sul lavoro
L'Impresa Appaltatrice ha richiesto la risoluzione del contratto di appalto nei confronti dell'Ente Committente per la mancata consegna tempestiva delle aree di lavoro in un cantiere ospedaliero. L'Ente Committente ha contestato gravi violazioni delle norme di sicurezza da parte dell'impresa. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, ritenendo prevalente l'inadempimento dell'impresa sulla sicurezza e legittima la sospensione dei lavori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando che la valutazione comparativa dei reciproci inadempimenti spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Ente Committente vince la causa e l'impresa perde definitivamente, venendo condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: scontro sui lavori eseguiti
Gli Eredi del Costruttore hanno chiesto la risoluzione del contratto di appalto per inadempimento del Committente, il quale si era impossessato dell'immobile senza trasferire i terreni promessi come pagamento. Il Committente ha lamentato vizi nell'opera. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento dovuto agli Eredi del Costruttore, escludendo dal calcolo un marciapiede esterno realizzato da un'altra ditta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli Eredi, confermando la decisione d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che, per il principio di non dispersione della prova, i documenti depositati restano acquisiti al processo. Di conseguenza, la risoluzione del contratto di appalto è stata confermata con la riduzione del risarcimento.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: colpe pubbliche e penali
Una complessa vicenda legata alla costruzione di un ospedale vede contrapposti un Comune, un Consorzio di progettazione e un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI). In seguito a eventi franosi e all'annullamento delle delibere comunali da parte del giudice amministrativo, si giunge alla risoluzione del contratto di appalto. La Corte d'Appello addebita lo scioglimento al solo Comune e riduce della metà la penale per il ritardo nella riconsegna del cantiere. La Cassazione accoglie i ricorsi evidenziando che, in presenza di carenze sia del Comune (mancata verifica ambientale) sia del Consorzio (errori progettuali), opera il principio di responsabilità solidale (Art. 2055 c.c.). Inoltre, chiarisce che la riduzione della penale non dipende dalla prova del danno, ma dall'interesse del creditore all'adempimento. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: risarcimento e inflazione
Un committente e un'impresa edile si scontrano sulla ristrutturazione di un immobile. Il committente lamenta gravi vizi, mentre l'impresa chiede il pagamento dei lavori. I giudici di merito dichiarano la risoluzione del contratto di appalto per colpa dell'impresa, ma riconoscono a quest'ultima il pagamento delle opere già eseguite, detraendo i costi per eliminare i vizi. La Cassazione conferma che l'impresa ha diritto al compenso per i lavori utili eseguiti. Tuttavia, accoglie il ricorso del committente su un punto cruciale: la somma stimata per riparare i difetti è un debito di valore. Di conseguenza, tale importo deve essere rivalutato per compensare l'inflazione accumulata negli anni. La causa torna in Corte d'Appello per ricalcolare le somme spettanti.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: chi cambia la serratura perde
Il Committente ha chiesto la risoluzione del contratto di appalto per gravi difformità nei lavori di ristrutturazione. L'Appaltatore ha risposto chiedendo la risoluzione per il mancato pagamento di un acconto e per l'impossibilità di accedere al cantiere a causa del cambio della serratura. I giudici di merito hanno ritenuto più grave l'inadempimento del Committente, poiché i lavori svolti erano conformi alle regole dell'arte e di valore superiore a quanto pagato, mentre le difformità erano di scarsa importanza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso e sottolineando che la valutazione comparativa degli inadempimenti spetta al giudice di merito.
Continua »