La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al pagamento di contributi previdenziali per cinque tecnici di laboratorio, formalmente assunti come liberi professionisti. L'INPS aveva contestato la natura autonoma dei rapporti, sostenendo si trattasse di un caso di lavoro subordinato dissimulato. I giudici hanno stabilito che, al di là del nome del contratto ('nomen iuris'), le modalità concrete di svolgimento della prestazione (turni fissi, reperibilità, direttive aziendali) erano indicative di un vero rapporto di dipendenza. L'azienda ha perso il ricorso ed è stata condannata a versare i contributi evasi e a pagare le spese legali, dimostrando che la realtà dei fatti prevale sempre sulla forma contrattuale.
Continua »