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Ripetizione

36 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La ripetizione (dal latino repetǐtǐo, -ōnis, derivato darepetěre, composto di re-- con valore iterativo e di petěre, «chiedere») è una figura retorica che produce una successione di membri uguali o solo leggermente variati nella forma, nella funzione sintattica o nel senso. Sul meccanismo della ripetizione si fondano numerose figure di parola, come l'anafora, l'anadiplosi, l'epanalessi, l'epifora, il climax, ma è anche un procedimento linguistico comune nell'uso sia dotto sia quotidiano di lingue come il tedesco e l'inglese, o di linguaggi letterari come quello biblico. Inoltre la ripetizione è una costante del discorso poetico, alla quale spingono le rime, assonanze, cadenze ritmiche, allitterazioni e tutte le altre forme di parallelismo caratteristiche della composizione lirica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Restituzione somme al lordo o al netto: vince il lavoratore
A seguito della riforma di una precedente decisione giudiziaria, un'azienda chiedeva al proprio dipendente la restituzione di oltre 54.000 euro comprensivi delle trattenute fiscali versate allo Stato. Il dipendente contestava tale richiesta, sostenendo di dover restituire soltanto il netto effettivamente incassato. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del lavoratore. I giudici hanno chiarito che il datore di lavoro non può pretendere la restituzione somme al lordo, poiché il lavoratore deve restituire unicamente ciò che è realmente entrato nel proprio patrimonio. L'azienda deve richiedere il rimborso delle tasse direttamente all'Erario.
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Prescrizione contributi previdenziali: stop alle pretese INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme erogate a un lavoratore per la mobilità lunga, comprensive di indennità e contribuzione figurativa. L'Azienda ha eccepito la prescrizione delle somme. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo applicabile il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che il credito per il rimborso di tali oneri rientra nell'ampia categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni prevista dalla legge. L'Ente Previdenziale perde la causa ed è condannato a rimborsare all'Azienda le somme già versate e a pagare le spese processuali.
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Ravvedimento operoso e sanzioni: scontro sul rimborso delle tasse
Un'azienda sanitaria versa in ritardo le ritenute fiscali e paga oltre 144.000 euro di sanzioni tramite ravvedimento operoso. Successivamente, una nuova legge cancella le sanzioni per i ritardi inferiori a due mesi relativi a quel periodo. L'azienda chiede quindi il rimborso delle somme versate. L'Agenzia delle Entrate rifiuta, sostenendo che il ravvedimento operoso sia una chiusura definitiva che impedisce la restituzione. I giudici di merito danno ragione all'azienda, ma l'Agenzia ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la complessità della questione sulla compatibilità tra ravvedimento operoso e rimborso a seguito di legge retroattiva favorevole, decide di rinviare la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Estinzione anticipata del finanziamento: scontro sui vecchi rimborsi
Il Mutuatario ha richiesto la restituzione delle commissioni bancarie e dei costi assicurativi in seguito all'estinzione anticipata del finanziamento ottenuto da una banca. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo valide le clausole contrattuali che escludevano il rimborso, poiché il contratto era precedente alle riforme protettive del consumatore. Il Mutuatario ha proposto ricorso in Cassazione. La Seconda Sezione Civile, rilevando che la controversia riguarda un mutuo bancario e non tra privati, e che la questione sull'applicabilità retroattiva delle tutele è complessa e priva di un orientamento consolidato, ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l'assegnazione alla sezione competente.
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Rimborso IVA: il pagamento prudenziale non ferma la decadenza
Un'azienda versa all'Erario oltre cinque milioni di euro a titolo di IVA per operazioni sospette, effettuando il pagamento in via prudenziale con riserva di ripetizione in attesa dell'esito di indagini penali. Successivamente alla chiusura delle indagini senza rilievi, l'azienda presenta istanza di rimborso IVA oltre il termine di due anni dal pagamento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'azienda, confermando che il termine biennale di decadenza decorre dal giorno del versamento e non dalla conclusione delle indagini penali. Il principio del doppio binario rende infatti il processo tributario del tutto autonomo rispetto a quello penale. L'azienda perde definitivamente il diritto al rimborso delle somme versate.
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Rimborso spese elettorali: chi vince le elezioni paga chi perde
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di rimborso spese elettorali a carico di una candidata eletta nei confronti dei candidati non eletti della stessa lista. I candidati avevano firmato un accordo che prevedeva la restituzione dei contributi versati (10.000 euro ciascuno) da parte di chi fosse riuscito a farsi eleggere. La candidata eletta si era opposta sostenendo la violazione dei limiti di spesa elettorale e contestando le modalità di pagamento. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che i limiti di spesa non si applicano ai fondi destinati all'intera lista e che i pagamenti effettuati tramite assegni e bonifici erano validi per far scattare l'obbligo di restituzione previsto dal contratto.
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Rimborso imposte sisma 1990: il Fisco perde contro i cittadini
Un contribuente ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate negli anni 1990-1992, in quanto colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia. L'Agenzia delle Entrate ha opposto un silenzio rifiuto, sostenendo poi in Cassazione che una legge successiva avesse dimezzato i fondi disponibili e l'ammontare spettante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che il contribuente ha pieno diritto al rimborso imposte sisma 1990. I giudici hanno chiarito che le nuove norme che limitano le risorse finanziarie pubbliche non cancellano il diritto del cittadino riconosciuto in giudizio, ma possono eventualmente incidere solo nella successiva fase esecutiva di effettivo pagamento.
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Rimborso imposta di registro: il fisco vince sul doppio pagamento
Un contribuente esegue il pagamento dell'imposta di registro per una divisione ereditaria, ignorando che un coobbligato ha già saldato il debito. Anni dopo, scoperto il doppio versamento, chiede il rimborso. L'Agenzia delle Entrate nega la restituzione poiché l'istanza è tardiva rispetto al termine triennale previsto dalla legge speciale. I giudici di merito accolgono le ragioni del contribuente, ritenendo applicabile il termine decennale o facendo decorrere i tre anni dalla scoperta del doppio pagamento. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: per il rimborso imposta di registro si applica il termine di decadenza di tre anni, che decorre tassativamente dal giorno del pagamento e non da quello della conoscenza del fatto. Vince l'Amministrazione Finanziaria.
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Rimborso delle imposte: il Fisco non può dimezzare i pagamenti
Il Contribuente ha richiesto il rimborso delle imposte versate in eccesso (IRPEF 1990-1992) a seguito del sisma del 1990. L'Amministrazione Finanziaria si è opposta, sostenendo che una legge successiva avesse dimezzato l'importo rimborsabile in caso di fondi insufficienti e che tale limite dovesse applicarsi anche ai giudizi in corso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che le nuove limitazioni quantitative non si applicano retroattivamente ai processi già pendenti, poiché incidono solo sulla fase esecutiva e non sul diritto al rimborso già sorto. L'Amministrazione Finanziaria è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Responsabilità medica odontoiatrica e danno morale
La Corte d'Appello di Campobasso ha riformato parzialmente una sentenza di primo grado in materia di responsabilità medica odontoiatrica. Il Collegio ha riconosciuto il diritto della paziente alla restituzione dei compensi per interventi errati e, soprattutto, ha liquidato autonomamente il danno morale, evidenziando come la sofferenza interiore patita durante un intervento di implantologia durato oltre due ore debba essere risarcita separatamente dal danno biologico.
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Fisco contro cittadini: confermato il rimborso imposte sisma 1990
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro il diritto di un cittadino al Rimborso imposte sisma 1990. Il contribuente, residente nelle zone colpite dal terremoto in Sicilia, aveva chiesto la restituzione del 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. L'amministrazione finanziaria contestava la quantificazione del credito e invocava una legge successiva che limita i rimborsi in base ai fondi disponibili. I giudici hanno stabilito che le nuove norme restrittive non cancellano il diritto al rimborso accertato in giudizio, ma incidono solo sulla successiva fase di pagamento. Vince quindi il contribuente, che vede confermato il proprio diritto.
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Restituzione delle ritenute fiscali: l’azienda perde contro il dipendente
Un'azienda chiedeva a una ex dipendente la restituzione delle somme versate in forza di una sentenza poi annullata. L'azienda pretendeva il rimborso dell'importo al lordo, includendo la restituzione delle ritenute fiscali versate allo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che il lavoratore deve restituire solo quanto effettivamente percepito, ossia l'importo al netto delle tasse. Spetta al datore di lavoro richiedere il rimborso delle ritenute direttamente all'amministrazione finanziaria.
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Indebito oggettivo: il Comune agisce davanti al giudice civile
Un Comune ha chiesto a un ex amministratore la restituzione delle somme ricevute come indennità di funzione, erogate in violazione del Patto di stabilità. Il Tribunale ha dichiarato il difetto di giurisdizione a favore della Corte dei Conti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune, stabilendo che la richiesta di restituzione configura un'azione di indebito oggettivo. Questa azione mira a tutelare l'interesse specifico dell'ente a recuperare un pagamento non dovuto e spetta alla giurisdizione del giudice ordinario, non a quella del giudice contabile. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al Tribunale.
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Regolarizzazione del DURC: la Cassazione frena il recupero INPS
Un'azienda ha impugnato la richiesta dell'INPS di restituire gli sgravi contributivi fruiti, contestando la regolarità delle procedure di controllo. L'ente previdenziale aveva segnalato anomalie senza fornire dettagli analitici, nonostante l'azienda avesse un DURC regolare e avesse effettuato un pagamento sanante. La Corte d'Appello ha dato ragione all'INPS, ma l'azienda ha fatto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità, rilevando la complessità della normativa sulla regolarizzazione del DURC, hanno deciso di sospendere il giudizio. Con un'ordinanza interlocutoria, la causa è stata rinviata a nuovo ruolo in attesa che una pubblica udienza chiarisca i confini temporali e formali del recupero dei contributi. Al momento non c'è un vincitore definitivo, ma l'attesa di una decisione di principio che farà chiarezza per tutte le imprese.
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Cooperative agricole: stop ai benefici per soci infedeli
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dei benefici statali previsti per i soci di cooperative agricole insolventi nei confronti di un soggetto condannato per bancarotta fraudolenta. Il ricorrente sosteneva che l'accollo dei debiti da parte dello Stato fosse automatico e che la sentenza di patteggiamento non potesse costituire prova della sua responsabilità civile. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'accesso ai benefici richiede una verifica della meritevolezza soggettiva e che il giudice civile può utilizzare la sentenza penale come indizio grave, unitamente ad altri elementi, per escludere il diritto all'agevolazione.
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Imposta di registro in misura fissa: stop al Fisco sui rimborsi
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che riconosceva l'applicazione dell'imposta di registro in misura fissa sulla restituzione di somme pagate da una società per addizionali provinciali sulle accise elettriche, dichiarate incompatibili con il diritto UE. L'ufficio pretendeva l'imposta proporzionale, qualificando l'atto come condanna al pagamento. La Suprema Corte ha confermato che la restituzione di somme per indebito oggettivo, derivante dalla disapplicazione di norme nazionali contrarie a quelle comunitarie, è assimilabile alla nullità contrattuale. Poiché l'atto mira solo a ripristinare il patrimonio del solvens senza creare nuova ricchezza, si applica l'imposta di registro in misura fissa. Il ricorso del Fisco è stato dichiarato inammissibile con condanna aggravata per lite temeraria.
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Restituzione di somme e pretese del Fisco: l’imposta fissa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che applicava l'imposta di registro in misura fissa alla restituzione di somme versate per addizionali provinciali sull'energia elettrica, dichiarate illegittime dal diritto UE. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la condanna alla restituzione di somme per indebito oggettivo, derivante dalla caducazione del titolo originario, rientra nelle ipotesi di tassazione fissa previste dall'art. 8, lett. e) della Tariffa del Registro. La Corte ha equiparato tale fattispecie all'annullamento di un atto, escludendo l'imposta proporzionale poiché la funzione del provvedimento è meramente restitutoria e non esecutiva di un contratto valido. La decisione ribadisce l'irrilevanza del principio di alternatività IVA per le somme restituite senza causa.
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Ripetizione dell’indebito: restituzione somme nette
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di riforma di una sentenza di condanna, il datore di lavoro può agire con la ripetizione dell'indebito verso il dipendente solo per le somme nette effettivamente percepite. Gli importi versati all'erario come ritenute fiscali non possono essere richiesti al lavoratore, poiché mai entrati nella sua disponibilità patrimoniale. Il datore di lavoro deve invece richiedere il rimborso direttamente all'amministrazione finanziaria, in quanto il titolo del versamento è venuto meno con effetto retroattivo.
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Restituzione somme nette: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di riforma di una sentenza di condanna, il datore di lavoro ha diritto alla restituzione somme nette effettivamente percepite dal lavoratore. Non è possibile richiedere al dipendente la restituzione degli importi al lordo delle ritenute fiscali, poiché tali somme non sono mai entrate nella disponibilità patrimoniale del lavoratore. Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, deve invece agire direttamente nei confronti dell'amministrazione finanziaria per ottenere il rimborso delle tasse versate, secondo le procedure previste dalla normativa tributaria vigente.
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Ripetizione dell’indebito: recupero somme nette
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di riforma di una sentenza di condanna, il datore di lavoro può esercitare l'azione di Ripetizione dell'indebito verso il lavoratore solo per le somme nette effettivamente percepite. Le ritenute fiscali versate allo Stato non possono essere richieste al dipendente, poiché mai entrate nella sua disponibilità patrimoniale. Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, deve invece agire direttamente contro l'Amministrazione Finanziaria per ottenere il rimborso delle imposte versate in eccesso.
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